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Francesca Mei Francesca Mei
Responsabile Stampa

Lottomatica pallacanestro Virtus Roma
Francesca Mei, del 1971.

Attuale posizione: Responsabile Stampa della Lottomatica Virtus Roma.

Esperienze precedenti:
Area Stampa: Olimpiadi di Salt Lake City 2002, Atene 2004, Torino 2006, Coppa America di Vela Valencia 2007, Mondiali di pallavolo in Giappone 2006 e per i recenti Italia 2010, Mondiali di Nuoto Roma 2009, Draft Nba 2009 a New York.

Formazione:
Economia e Commercio, giornalista professionista. London School of Journalism.
  1. Cosa ti ha portato a lavorare nell’industria dello sport business?
    • Lo sport è sempre stata la mia passione sin da piccola, così lavorare nell’industria dello sport business è stata una cosa che è venuta quasi naturalmente.
      Tutto è iniziato proprio con l’amore per il basket.
      All’età di 9 anni, infatti, i miei genitori mi iscrissero ad un corso di minibasket ed è così che è nata quella che io definisco la "mia malattia" per la pallacanestro. Erano gli anni d’oro dell’allora Banco Roma e questo ha contribuito non poco ad accrescere il mio interesse per questo sport.
      Ho giocato a basket per 6-7 anni, mai avuto importanti risultati sportivi, ma il divertimento è stato immenso. Quando la squadra in cui giocavo si è sciolta, ero arrivata a un punto tale che per continuare in un’altra squadra, avrei dovuto togliere troppo tempo allo studio, così ho smesso e mi sono dedicata allo studio; perché ho sempre ritenuto che una laurea comunque ti resta per sempre e a lungo andare ti offre molte più possibilità di lavoro, senza trascurare la soddisfazione personale di aver raggiunto un traguardo importante che nessuno potrà mai toglierti.
      Ma la passione per il basket è rimasta sempre forte. Feci anche un corso per diventare istruttore minibasket e in tutti questi anni non mi sono mai persa una gara della Virtus Roma, prima come tifosa, poi come giornalista.
      L’unica parentesi della mia vita in cui pensavo che senza basket e soprattutto senza Virtus non avrei mai potuto vivere, è stata quando sono stata chiamata per lavorare alle Olimpiadi Invernali di Torino. Ma le Olimpiadi, in fondo, sono il sogno di tutti e non potevo non provare. A Torino mi sono trattenuta per ben cinque anni ed è più o meno da questo momento che mi sono specializzata nell’organizzazione di grandi eventi sportivi a livello internazionale, anche se prima di Torino già avevo avuto altre esperienze.
      Dopo poco che sono tornata a Roma, ho ricevuto una chiamata dalla Virtus.
      Vista la mia passione sin da piccola per questa squadra, non potevo non rifiutare. L’incarico alla Virtus Roma per me è stato un po‘ come se un cerchio si fosse chiuso.
      Insomma, per un motivo o per un altro, lo sport ha sempre fatto parte di me.
  2. Qual è il livello di professionalità nel settore?
    • Il livello di professionalità nel settore si sta alzando pian piano, anche se ritengo siamo ancora molto indietro rispetto ad altri paesi.
      L’Italia ha una grande passato di organizzazione di eventi sportivi e, soprattutto grazie alla nostra capacità di accoglienza e di problem solving dell‘ultima ora, se l‘è sempre cavata.
      Manca però ancora un sufficiente livello di professionalità e soprattutto la capacità di pianificare in maniera adeguata ed economica. Troppo spesso ci si improvvisa e, per quanto la passione sia fondamentale nello sport business, da sola purtroppo non basta.
      Lo sport, per certi versi, è un settore come tanti altri dal punto di vista del business e degli affari, e per questo andrebbe valorizzato molto di più perché potrebbe portare non pochi vantaggi al sistema economico del nostro paese. Ma questo richiede tempo, perché si tratta di agire alla base, attraverso un radicale cambiamento della nostra cultura, in particolare in termini di diffusione dello sport e dei suoi valori fra i più giovani e di costruzione di impianti sportivi, dove, ancora una volta, siamo molto indietro rispetto all’estero.
      Solo cambiando la cultura, anche la professionalità nel settore può accrescersi.
  3. Cosa miglioreresti nel business dello sport?
    • Sicuramente il livello generale della professionalità andrebbe migliorato.
      Come detto, la passione, per quanto fondamentale, non basta. Bisogna arrivare ad un evento sportivo o comunque a svolgere una attività di business sportivo, con alle spalle una preparazione valida. Io ho avuto la fortuna di lavorare all’estero e per tanti eventi sportivi importanti.
      Soprattutto, ho lavorato all‘interno dell‘organizzazione di tre edizioni di Giochi Olimpici, Salt Lake 2002, Atene 2004, Torino 2006, ed ho quindi imparato facendo, aiutata comunque dalla mia passione, dai miei studi, dall’osservazione sul campo, e probabilmente da buone doti di organizzazione.
      E per chi ama e lavora nello sport, una Olimpiade è il massimo cui si possa aspirare.
      Una edizione di Giochi Olimpici, però, è quella e basta, è unica, deve per forza riuscire e riuscire bene, deve avere successo, e non c’è possibilità di replica. Un paese può avere la fortuna di ospitare un’Olimpiade ogni 50 anni, qualcuno ne organizzerà una sola, qualcuno neanche una, ma quell’unica deve comunque riuscire al meglio. E affinché tutto riesca al meglio, non ci si può esimere dalla professionalità e dalle capacità. Ma questo è un discorso che può essere fatto per qualsiasi evento sportivo.
      Non tutti però hanno la fortuna o la possibilità di avvicinarsi al mondo olimpico per vedere con i propri occhi come si organizza un evento di sport. Ed è proprio per questo che ai giovani e a chi vuole intraprendere la strada del business sportivo, va data la possibilità di studiare in questo campo e quindi di acquisire professionalità per arrivare così pronti ad organizzare un evento sportivo, piccolo o grande che sia, nella maniera adeguata, dal punto di vista organizzativo ma anche economico.
      Troppo spesso, infatti, in Italia, si dice che un evento è ben riuscito solo perché ha richiamato tanto pubblico. In realtà il pubblico è richiamato dallo sport, dalle emozioni che lo sport e i suoi protagonisti trasmettono.
      Un evento è ben riuscito anche e soprattutto se organizzato in maniera professionale e secondo logiche economiche.
  4. Quali sono i segmenti di questo settore con maggiore possibilità di crescita?
    • Direi che proprio il mio settore, ovvero quello dei media e della comunicazione, andrebbe valorizzato e tenuto in maggiore considerazione e, quindi, fatto crescere.
      Lo sport ha infatti un potere comunicativo enorme, per i valori, i sentimenti, le emozioni che sa trasmettere.
      Tutto questo dovrebbe essere sfruttato dal punto di vista comunicativo e quindi per valorizzare anche dal punto di vista economico e commerciale il business che gira intorno allo sport stesso.
  5. Cosa consiglieresti ad un giovane che voglia entrare in questo settore?
    • La passione è sicuramente il punto di partenza. Senza questa, non è facile occuparsi di business sportivo. Anche perché, molto spesso, nello sport non ci sono vacanze, si lavora sette giorni su sette, mattina e sera indistintamente, sia che si tratti del grande evento, sia che si tratta della partita di basket o di calcio.
      Senza passione, quindi, non è facile tenere il ritmo di lavoro, così come non è facile tenere botta alle sconfitte, che comunque sono parte integrante dello sport.
      Ma come detto, per poter entrare in questo mondo, lo studio non va affatto trascurato, anzi, va promosso e auspicato. Ad esempio studi economici o giuridici, comunque, tornano sempre utili. In fondo, una società sportiva o il comitato organizzatore di un evento sportivo, sono organizzazioni economiche e come tali devono essere gestite. E poi, altro aspetto molto importante, la buona conoscenza di almeno l‘inglese è ormai cosa quasi scontata, non solo per i grandi eventi internazionali dove si ha a che fare appunto con un ambiente internazionale dal punto di vista professionale e degli affari.
      Ad esempio, da noi, all‘interno della Virtus Roma, la lingua ufficiale è appunto l‘inglese: gli allenamenti si svolgono in inglese e all‘interno della squadra si comunica in inglese, e non solo perché siamo comunque una squadra che ormai da qualche anno disputa oltre al campionato italiano anche l‘Eurolega e quindi ha la fortuna di far parte di quel ristretto numero di squadre fra le più forti in Europa che partecipano ad un campionato continentale secondo solo all‘NBA, e che pertanto frequentano un ambiente internazionale.
      Ma anche e soprattutto perché la squadra è composta da persone, non solo gli atleti, che provengono da diverse parti del mondo.
      Persone che, durante una stagione sportiva, diventano la tua famiglia, perché è con loro che passi la maggior parte delle tue giornate, con loro che condividi vittorie e sconfitte, e con loro devi trovare un‘unica via di comunicazione, e questa è quasi sempre la lingua inglese.
 
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