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Massimo Branchetti Massimo Branchetti
Dirigente basket femminile con delega all'Area Marketing

"Le Mura" Lucca (serie A1)
Massimo Branchetti, del 1973.

Attuale posizione:
Dirigente basket femminile "Le Mura" Lucca (serie A1) con delega all'Area Marketing

Esperienze lavorative:
Ducato spa - Responsabile Comunicazione.

Formazione:
Laurea in Scienze della Comunicazione - Università degli studi di Siena.
Maturità classica - liceo classico Siena.
  1. Cosa ti ha portato a lavorare nell’industria dello sport business?
    • Mi sono avvicinato al basket femminile quando l'azienda per cui lavoro ha avviato la sponsorizzazione della società di basket locale, che all'epoca militava da neopromossa in A2 (stagione 2008/09). Da piacevole scoperta il basket femminile e in genere la gestione delle tematiche organizzative di una società sportiva sono diventate un "secondo lavoro" oltrechè una piacevole occasione per mettere al servizio di un progetto sportivo e sociale la mia professionalità e la mia esperienza di marketing.
  2. Qual è il livello di professionalità nel settore?
    • Se escludiamo dal perimetro di osservazione le società di calcio di serie A e serie B, lo scenario è francamente modesto. Laddove vengono meno prospettive di business (diritti, progetti di edificazione degli impienti e, a seguire, rilevante seguito di pubblico) le società sono costrette a gestire un marketing "artigianale", sempre in affanno per la oggettiva difficoltà di reperire le risorse indispensabili alla sopravvivenza e con la cronica anemia di risorse aggiuntive, magari da dedicare a sviluppare idee, progetti e iniziative più ampie. La assenza di profili specializzati è tuttavia compensata dalla enorme (e disinteressata) passione di chi manda avanti gli sport cosiddetti "minori".
  3. Cosa miglioreresti nel business dello sport?
    • L’etichetta "business dello sport" si applica in maniera appropriata solo alla massima serie di calcio e, in misura molto minore, basket volley e rugby maschili.
      Lì esiste un giro di seguito, di diritti e di indotto tali da configurare un vero e proprio "mercato" e il miglioramento dovrebbe passare dalla tanto agognata "mutualità" tra prime e seconde fasce, se non vogliamo che nel medio periodo sopravvivano solo poche realtà.
      Nei cosiddetti sport minori, c'è molto da migliorare, a partire da elementi basilari quali un coordinamento territoriale che metta insieme società sportive e amministrazioni cittadine volto a coinvolgere di più e meglio la cittadinanza, le scuole e le maestranze economiche in progetti che possono e devono avere ricadute positive non solo in termini di risultati sportivi ma anche educativi, sociali ed economici.
  4. Quali sono i segmenti di questo settore con maggiore possibilità di crescita?
    • Senz'altro l'area marketing che rappresenta un ambito vitale per le società sportive in quanto prevalente - e spesso unico - canale per attrarre risorse, cooptare aziende commerciali del territorio e incrementare il traffico di pubblico. Altro ambito in cui vedo delle potenzialità ancora del tutto inespresse è una consulenza legale/amministrativa/fiscale specializzata che possa assistere le società a prezzi abbordabili e fare da catalizzatore di tutte le tematiche in senso lato amministrative.
  5. Cosa consiglieresti ad un giovane che voglia entrare in questo settore?
    • Il mio consiglio è quello di provarci con passione e impegno, senza mai rinunciare ad adottare un approccio professionale e basato sul metodo (anche quando le risorse sono poche e le difficoltà molte).
      Il marketing sportivo è un ambito molto affascinante e ancora poco frequentato per cui possono sorgere opportunità e gratificazioni. Il marketing è anche una disciplina "trasversale" per cui suggerisco di non limitarsi ai soliti big sports.
 
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