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Il rinnovo del Contratto Collettivo dei calciatori: Lega SerieA e Assocalciatori su posizioni contro Stampa E-mail
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Sciopero calcio Beretta - Abete Sergio Campana Massimo Oddo
Dopo anni di ribaltamento dei rapporti di forza a favore dei calciatori, i club provano finalmente a distribuire il peso dei risultati anche sui ricchi stipendi dei loro "dipendenti".
Entro il 30 novembre la decisione della FIGC sul possibile commissariamento.

Il contratto collettivo dei calciatori.

Il contratto collettivo dei calciatori professionistici è scaduto il 30 giugno e la Lega Serie A ha posto otto punti sul tavolo delle trattative, per introdurre sostanziali innovazioni che consentano ai club un maggior controllo dei costi. Il sindacato dei calciatori, l'AIC, le ha considerate una provocazione tale da produrre un'immediata minaccia di sciopero in una prossima domenica del campionato. Cos'è un contratto collettivo? Esso è un contratto che disciplina le condizioni di lavoro, le tipologie di assunzione, il trattamento economico e ogni aspetto che riguarda il rapporto di lavoro di una categoria di lavoratori, nel nostro caso dei calciatori. Certo non proprio una "categoria" comune.

Gli otto punti proposti dalla Lega.

La Lega Serie A pensa ad un accordo moderno che tuteli tutti, secondo otto punti di proposta ai quali si oppone l'Aic:
1)Contratto flessibile, con guadagni legati ai risultati. L'Aic lo desidera flessibile solo al 50%, mentre la Lega lo vuole per intero, inclusa la riduzione automatica degli stipendi, in caso di retrocessione nella serie precedente;
2) Professionalità al 100%: la Lega vuole che il calciatore non svolga nessun'altra professione durante il tempo libero. L'Aic ne è invece favorevole;
3) Il comportamento del calciatore deve essere impeccabile, per la Lega, anche fuori dall'orario di lavoro, mentre per l'Aic il calciatore è libero di far ciò che desidera;
4) Le terapie fisiche devono restare circoscritte allo staff del club per la lega, mentre per l'Aic i calciatori posso farsi curare da chi vogliono;
5) Le sanzioni comminate ai calciatori per comportamenti scorretti, per la Lega devono essere pagate al club in modo automatico, mentre per l'Aic, bisogna rifarsi alla decisione di un collegio arbitrale;
6) La scelta del presidente del collegio per la Lega dovrebbe essere garantito dall'esterno al mondo del calcio; l'Aic, con un sorteggio che riconduca comunque a figure presenti nel calcio;
7) Per la Lega, un allenatore può allenare una squadra in più gruppi distinti. Per l'Aic, i calciatori devono restare tutti uniti;
8) Obbligatorietà del trasferimento. È il punto più dibattuto, infatti, per la Lega un calciatore non può rifiutare il trasferimento a un club dello stesso livello di quello in cui si trova in quel momento e che gli garantisca almeno lo stesso stipendio, se il club a cui appartiene si accorda per la vendita del cartellino. Se il calciatore dovesse rifiutare, il contratto si intenderebbe revocato in modo automatico e, inoltre, sarebbe costretto a pagare una multa, calcolata sul 50% del suo stipendio. L'Aic non è assolutamente d'accordo su quest'ultimo punto.
Inizialmente, è sembrato che al "tavolo delle trattative" si sarebbe potuto arrivare a un accordo, dopo un veloce confronto tra le parti, nelle figure di Maurizio Beretta, presidente della Lega Calcio Serie A, e Sergio Campana, storico presidente dell'Aic.

Le motivazioni della Lega.

Beretta - Presidente della Lega Serie A Beretta, da parte sua, ha più di una volta affermato:
"Abbiamo la necessità di legare sempre di più i contenuti economici dei contratti ai risultati, in modo da avere una correlazione maggiore tra la struttura dei costi e quella dei ricavi."
E ha aggiunto: "Vogliamo aprire un dialogo per adeguare l'accordo collettivo ai tempi moderni e alle condizioni generali, mentre oggi il modello è troppo sbilanciato a favore dei calciatori."

L'eredità della sentenza Bosman del '95.

D'altronde, "la tratta" degli sportivi è finita nel 1995, quando entrò in vigore presso la Corte di Giustizia delle Comunità Europee, la sentenza Bosman che da allora avrebbe consentivo ai calciatori professionisti, aventi cittadinanza nell'Unione Europea, di trasferirsi gratuitamente a un altro club alla scadenza del contratto. Inoltre, il mercato calcistico da allora veniva equiparato a qualsiasi mercato lavorativo comunitario, con la conseguenza ovvia che i "tetti" dei giocatori stranieri, appartenenti alla Comunità Europea, non avrebbero avuto più ragione di esistere. Una vera e propria rivoluzione. Maggiore autonomia ai calciatori, visti come normali persone lavoratori e non come pedine all'interno di uno scacchiere.

Le ragioni dei calciatori.

Per l' Aic, con l'introduzione di queste nuove clausole, si rischierebbe un ritorno a quindici anni fa, e minaccia lo sciopero adducendo che il contratto farà da apripista per gli accordi dei calciatori meno ricchi della Serie B e della Lega Pro.

Parti distanti.

Era stata fissata per il 2 novembre una riunione tra Lega e Assocalciatori: le parti sarebbero dovute incontrarsi nella sede della Figc, rappresentata da Giancarlo Abete, per quello che si profilava essere "l'incontro fondamentale" al fine di una soluzione. La riunione è saltata.
L'Aic non si è presentata al "tavolo delle trattative", decisa a incontrarsi solo con la Figc, confidando nell'opera di mediazione di Abete. Una presa di posizione che ha indispettito Beretta: "L'Aic continua con piccoli espedienti tattici, sembra quasi che sia diventata una questione di principio. Sfuggire alle proprie responsabilità non è mai una cosa positiva".
Su sei degli otto punti, però, un minimo di intesa si era forse trovato: la chiusura da parte dell'Aic è sui due punti della discordia, cioè la questione dell'allenamento e quella dei trasferimenti. Se le parti non dovessero arrivare a un accordo, sarà indispensabile la nomina di un commissario ad acta, come stabilito dall'Alta Corte di Giustizia presso il Coni.
Il ruolo della FIGC. "Il compito della Federcalcio" - afferma Abete - "è quello di provare a responsabilizzare le parti fino all'ultimo, ma la scadenza del 30 novembre resta valida". A oggi la situazione non è migliorata. Dieci giorni per evitare la nomina del commissario: è l'ultimatum di Abete. Propone un incontro a tre, con Campana e Beretta, utile per comprendere se sussistano ancora i termini per un accordo. Se ciò non dovesse risultare, il tavolo salterà ed entro dieci o dodici giorni sarà costretto alla nomina del commissario ad acta.
Ci sarà il commissario? Insomma, al momento l'unica posizione che accomuna Lega di serie A e Assocalciatori è quella legata alla necessità di evitare l'intromissione di un commissario esterno: "Sarebbe una sconfitta per tutti e presupporrebbe un disastro epocale" ha concluso il presidente Beretta.
 
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