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LEGA PRO: crisi irreversibile o c' una strada da percorrere? Stampa E-mail
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Aprile 2011                       di Bianca Angrisani


L’esempio dal Regno Unito

Se dovessimo fare un parallelismo con altri sport, la Lega Pro starebbe alla Serie A di calcio come la Formula 3 sta alla Formula 1 o come la Classe 125 sta alla MotoGP.
Parliamo di competizioni minori, considerate spesso fucine di nuovi talenti, che però non hanno lo stesso appeal delle massime serie. Fare paragoni è appunto impossibile, basti pensare alle differenze fra le diverse competizioni in termini di investimenti, di copertura mediatica, di spettatori e appassionati...
Ma proprio come la Serie A italiana registra un preoccupante calo del numero di spettatori, la Lega Pro, ex Serie C, deve far fronte ad una crisi che sembra irreversibile sotto vari punti di vista.
Problemi finanziari (solo quest’anno 20 società non iscritte), squadre senza stadio o costrette a giocare a porte chiuse per inagibilità degli impianti, episodi di violenza, sono solo alcuni dei mali che affliggono la Lega Pro.
Per cercare di ridare dignità ad un campionato ormai allo sbando, quest’anno è partita la riforma della Lega Pro che dovrebbe portare entro il 2014-2015 ad una sensibile diminuzione delle squadre professonistiche. Un tentativo di emulare il modello Inglese capace di riempire gli stadi anche delle serie minori.

I dati dei campionati della Football League Inglese

In un articolo apparso sul sito www.calciopress.net il 25 Settembre 2010, Sergio Mutolo analizza la situazione della Serie C inglese.
"In Inghilterra la terza e quarta serie nazionale comprendono 48 club, poco più della metà delle corrispondenti categorie italiane. A differenza della nostra Prima Divisione, categoria misconosciuta a livello mediatico e con scarso seguito di pubblico, la Football League One (FL1) vanta una grande platea di tifosi e gli stadi sono sempre affollati".
Le statistiche tratte dal sito web della Football League (comprendentee Championship, FL1 e FL2) parlano chiaro: la media spettatori per gara nella stagione 2010-2011 risulta infatti pari a 7.500 spettatori. Se si restringe il cerchio alla sola FL1, la media è pari a circa 5.000 spettatori a partita, numeri lontani da quelli fatti registare dalla nostra Lega Pro.
"I club inglesi che occupano le prime posizioni di questa classifica – continua Sergio Mutolo - mostrano afflussi medi di gara inimmaginabili alle nostre latitudini".
Lo Sheffield Wednesday può contare su una media di 20.679 spettatori a partita, il Southampton su 19.805 spettatori, al terzo posto il Charlton ha una media di 15.171 spettatori.
Dunque un modello organizzativo, quello inglese, largamente vincente rispetto al modello italiano.

L’imbarazzante media della presenza negli stadi di I e II divisione

Se in Inghilterra anche le squadre della Football League One riescono a riempire gli stadi, lo stesso non può dirsi per la nostra Lega Pro. Dai dati ufficiali diffusi dalla Lega Italiano Calcio Professionistico relativi alla stagione 2009-2010 emergono risultati a dir poco sconfortanti. La media spettatori del campionato è stata infatti pari a soli 2.819 paganti a partita, risultato modesto soprattutto se paragonato agli altri campionati europei. Inoltre è da sottolineare come la presenza dell’Hellas Verona, con la sua media di 14.018 spettatori a partita, sia stata fondamentale per rendere meno amara la statistica.
I dati relativi al campionato in corso mostrano una situazione addirittura peggiorata. Infatti il sito www.calciopress.it ha riportato i numeri delle prime 104 partite disputate tra Girone A e Girone B.
"Le presenze totali sono 247.249 per una media generale per gare pari a 2.173. Nel girone A gli spettatori sono stati 117.337 dei quali circa un terzo sono imputabili a due sole società: Hellas Verona (20.761) e Salernitana (16.792). Nel Girone B le presenze ammontano a 129.957, con Pisa e Taranto a comandare la classifica con, rispettivamente, 5.763 e 5.087 spettatori per gara. Chiudono la classifca il Lumezzane nel Girone A con una media di soli 350 spettatori e l’Atletico Roma nel Girone B con 465 spettatori".
Numeri imbarazzanti soprattutto se paragonati a quelli fatti registrare dal Dagenham, "brutto anatroccolo" della FL1 che, confinato all’ultimo posto della classifica inglese, vanta una media di ben 2.685 spettatori a partita.
Dati numerici che dovrebbero far riflettere ed agire per fare in modo che il calcio professionistico italiano non sia costretto ancora una volta a guardare al di là delle Alpi con stupore ed invidia.
 
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