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"Football Money League 2013", l'UE chiede maggior equità ed equilibrio, tra club maggiori e minori Stampa E-mail
Venerdì 22 novembre 2013

"Football Money League 2013"
è lo studio della Commissione UE che viene pubblicato diciassette anni dopo la sentenza Bosman, pronunciata dalla Corte di giustizia europea, che ha portato a profondi cambiamenti nell'organizzazione del calcio professionistico in Europa e anche nel mondo, eliminando gli ostacoli alla libera circolazione dei giocatori, ma anche a dodici anni da un accordo informale tra la Commissione, la FIFA e l'UEFA sfociato in un aggiornamento delle regole sui trasferimenti nel calcio professionistico.

Lo studio, i cui risultati saranno analizzati da un gruppo di esperti dell'Ue, è stato condotto da un consorzio composto da KEA European Affairs (Belgio) e dal Centro per la legislazione e l'economia dello sport presso l'Università di Limoges (Francia).

La Commissione dell'Unione Europea analizza i prezzi eccessivi e l'assenza di equità del calciomercato, scoprendo che i club di calcio professionistico in Europa spendono circa 3 miliardi di euro l'anno per i trasferimenti di calciatori, ma meno del 2% degli importi derivanti dai trasferimenti arriva alle società più piccole o al settore del calcio dilettantistico, essenziale per la crescita dei nuovi talenti. Lo studio, inoltre, mette in evidenza che nel periodo 1995-2011 il numero dei trasferimenti nel calcio è più che triplicato, mentre gli importi spesi dalle società per i trasferimenti sono aumentati di sette volte. (fonte Deloitte).

Tutto ciò non consente alle associazioni più piccole di svilupparsi e di sottrarsi al controllo esclusivo che le società più grandi continuano a esercitare sulle competizioni sportive.

Il sistema elettronico di regolamentazione dei trasferimenti (TMS) della FIFA, ha aumentato la trasparenza dei trasferimenti internazionali, ma bisogna fare di più a livello nazionale. Dalla relazione, infatti, emerge che l'attuale sistema continua ad andare per lo più a vantaggio delle società più ricche, dei calciatori più famosi e dei loro procuratori.

La relazione sollecita, tra le varie cose, la piena attuazione della regola dell'UEFA sul fair play finanziario e la messa in atto di 'meccanismi di solidarietà' più forti per incoraggiare lo sviluppo dei giovani e la protezione dei minori. Gli autori dello studio invitano gli enti sportivi a migliorare la loro cooperazione con le autorità di forza pubblica per combattere il riciclaggio di denaro e la corruzione.

Contesto & Proposte

Tutto ciò avviene in un mercato estremamente segmentato, composto da un 'mercato primario' consistente di un numero ridotto di "top player" e un mercato secondario costituito di calciatori professionisti e semi-professionisti che non guadagnano somme enormi e spesso incontrano difficoltà nello sviluppo professionale, soprattutto dopo aver terminato la carriera attiva.

Per arrivare a una situazione di concorrenza equa e equilibrata mediante una migliore e maggiore ridistribuzione tra le società, lo studio propone di:
  • istituire una 'tassa di fair play' sugli importi dei trasferimenti superiori a un determinato importo per incoraggiare una migliore ridistribuzione dei fondi dalle società ricche a quelle meno abbienti. L'obiettivo della tassa sarebbe di ripristinare un certo equilibrio competitivo. La soglia, l'aliquota della tassa e il suo campo di applicazione andrebbero determinati dalle federazioni internazionali in consultazione con le società;
  • dare maggiore pubblicità agli spostamenti dei giocatori per assicurare che venga versata alle società la compensazione di solidarietà e che queste siano a conoscenza dei loro diritti;
  • fissare un limite al numero di giocatori per società;
  • regolamentare il meccanismo del prestito dei giocatori;
  • affrontare il problema della 'proprietà di terzi' per quanto concerne i diritti dei giocatori, adottando regole che tutelino l'integrità e la libertà dei giocatori nonché la lealtà delle competizioni sportive. Tali regole non dovrebbero impedire in modo sproporzionato gli investimenti finanziari nello sport e dovrebbero essere compatibili con le regole dell'UE sulla libera circolazione dei capitali;
  • promuovere l'implementazione delle regole sul fair play finanziario in modo da incoraggiare le società a non spendere di più di quanto incassano;
  • affrontare il problema dell'instabilità delle squadre nel basket

Per limitare i costi di trasferimento gonfiati, lo studio raccomanda che:

  • alle società non sia consentito prolungare il 'periodo di protezione' durante il quale un giocatore ha bisogno del loro consenso per esser trasferito poiché ciò fa lievitare nella pratica i costi dei trasferimenti (i contratti sono di norma protetti per un periodo triennale fino all'età di 28 anni e biennale per chi è più anziano);
  • le clausole di riscatto nei contratti dei giocatori dovrebbero essere proporzionate

Progetti per eventi sportivi non commerciali

La Commissione europea ha proposto un capitolo sportivo nel contesto di "Erasmus per tutti", il nuovo programma dell'UE per l'istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport. Il bilancio proposto per lo sport è pari a 34 milioni di euro all'anno in media tra il 2014 e il 2020. Saranno sostenuti progetti transnazionali tesi a incrementare lo scambio di know-how e di buone pratiche, eventi sportivi europei non commerciali di particolare rilevanza nonché attività destinate a rafforzare la base di conoscenze concrete su cui fondare il processo decisionale nello sport. Ne beneficeranno soprattutto gli enti pubblici e le organizzazioni della società civile attive nel settore dello sport di base. La Commissione sostiene attualmente diverse iniziative preparatorie nel campo dello sport. Tra esse vi sono cinque progetti paneuropei volti ad accrescere la cooperazione contro le partite truccate.

Sull'argomento, la Commissaria europea per lo sport, Androulla Vassiliou, afferma: "La Commissione europea riconosce appieno il diritto delle autorità sportive di definire le regole per i trasferimenti, ma dal nostro studio risulta che tali regole, nella loro forma attuale, non assicurano un giusto equilibrio nel settore", e poi ancora: "Abbiamo bisogno di un sistema di trasferimenti che contribuisca allo sviluppo di tutte le società e dei giovani giocatori".

Dati di sintesi dei Bilanci dei Club in Europa

Guardando lo studio più nel dettaglio, si nota che i club di calcio hanno determinato nella stagione 2011/12 una crescita del 10% del proprio fatturato.

In Italia, il Milan si conferma prima società in termini di ricavi con un incremento del 9% rispetto alla stagione precedente, a seguire il Napoli (incremento del 29%) la Juventus (incremento del 27%), l'Inter (decremento 9%), e la Roma (decremento 19%).

I club europei a giugno 2011 hanno avuto perdite complessive per un valore pari a 1,7 mld di euro; il loro "valore della produzione" si è determinato in 13,2 mld di euro (il 24% in più rispetto al dato del 2007), il "costo degli stipendi dei calciatori" è aumentato del 38% per un valore pari a 6,3 mld di euro, ed il "valore dei salari e spese per i trasferimenti dei calciatori" assorbe il 71% dei ricavi delle società.

Il "valore dei ricavi" delle società che hanno partecipato alle Coppe Europee nel 2011 risultano essere: 233 mln di euro per l'Inghilterra , 180 per la Spagna, 149 per l'Italia, 144 per la Germania, 99 per la Francia, 59 per la Russia, 45 per la Turchia, 43 per l'Olanda, e 39 per il Portogallo e l'Ucraina.

La "percentuale del valore degli stipendi sul fatturato" risulta essere invece: Germania 52%, Spagna 61%, Inghilterra 68%, Francia 70%, Italia 71%, Grecia 93%, Montenegro 97%, Georgia 99%, Bulgaria e Serbia oltre il 100%. (fonte La Gazzetta dello Sport).

Infine, il "valore della media spettatori a partita" dei club europei si è quantificata come seguente: Germania 45.116, Inghilterra 34.600, Spagna 28.796, Italia 22.466, Olanda 19.466, Francia 18.870, Scozia 13.865,Russia 12.903, Svizzera 12.253, Ucraina 11.309, Turchia 11.058, Portogallo 10.957.

A cura di Cristiana Trezza
 
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