Home arrow Focus arrow Tempo di Bilanci_ Lazio, Roma, Inter, Sampdoria e Genoa
Focus
Focus gli approfondimenti con ricerche, statistiche, presentazioni e dossier 
SEGUICI SU:

Seguici su YouTube Seguici su Twitter Seguici su Facebook Seguici su LinkedIn
libreria dello sport

di
anno

Tempo di Bilanci_ Lazio, Roma, Inter, Sampdoria e Genoa Stampa E-mail
 inter_copy.jpg roma_copy.jpg lazio_copy_copy.jpg  
13 novembre 2015 – Marco Bellinazzo

Lotito “gioca” la carta dello Ias 18 ed evita alla Lazio una perdita di 15,1 milioni sul bilancio 2015

La Lazio di Claudio Lotito fa goal con lo Ias 18. Interpretando, in modo innovativo il principio contabile internazionale adottato dalle società quotate in Borsa, il club biancoceleste nel bilancio al 30 giugno 2015, ha contabilizzato tra gli introiti della scorsa stagione i ricavi derivanti dalla partecipazione alle competizioni internazionali di quest’anno. Parliamo di 20,9 milioni che hanno consentito di ottenere un utile di 5,8 milioni, anziché una perdita di 15,1 milioni. L’anomalia è stata notata anche dalla Consob che ha chiesto chiarimenti puntualmente forniti dalla società.
In particolare, la Lazio ha spiegato che sono state anticipate entrate pari a 3 milioni per l’eliminazione dai play-off della Champions League, 11 milioni quale quota di market-pool spettante per la partecipazione al preliminare della Champions, 2,4 milioni per aver conseguito il diritto di accedere ai gruppi di Europa League e 4,59 milioni quale quota spettante alla società del primo 50% del market pool dell’Europa League attribuito ai tre team italiani.

Da questa stagione in effetti a chi viene eliminato nel preliminare di Champions, dato l’incremento del montepremi generale della competizione, viene assegnato un bonus consistente, che compensa i danni economici dell’eliminazione. Il Napoli, ad esempio, sconfitto dall’Atletico Bilbao nel preliminare di due stagioni fa, non ha potuto beneficiare di questo premio di consolazione. 

La scelta contabile è stata spiegata dalla Lazio appellandosi allo Ias 18, “in quanto la società ha maturato definitivamente, alla data del 30 giugno 2015, un diritto a ricevere somme per il solo fatto di essere stata ammessa alle competizioni europee, diritto che non è condizionato, né correlato all’esito delle partite che si svolgeranno nell’ambito delle competizioni europee 2015-2016, bensì ai risultati conseguiti nel campionato domestico 2014/2015″. Inoltre, aggiunge il club di Lotito, “tenuto conto del principio della correlazione tra costi e ricavi definito dallo Ias 18, la società ha puntualmente iscritto anche gli oneri rivenienti dai bonus riconosciuti ai calciatori per i risultati di piazzamento e qualificazione alle competizioni europee”. Nel bilancio 2015 sono iscritti costi per il personale collegati ai risultati per 6,6 milioni rispetto ai 3,5 della stagione precedente. Si può dunque presumere che i premi siano pari a 3 milioni. Ma questi stessi sono maturati effettivamente prima del 30 giugno 2015.

Lo Ias 18 attiene, in sostanza, alla rilevazione in bilancio dei ricavi secondo il fair value purchè la loro stima sia possibile e soprattutto attendibile. Se consideriamo la partecipazione alle competizioni Uefa come una prestazione di servizi in cambio dei quali vengono riconosciuti al club premi per i risultati sportivi e market pool (percentuale dei diritti tv riferibili al paese cui la squadra appartiene), occorre dire che generalmente, quando la prestazione include un numero indeterminato di azioni (match) da svolgere in un determinato periodo di tempo (stagione 2015/16), i ricavi sono rilevati man mano che si realizzano e che dunque i “servizi” vengono resi. Almeno questa è la modalità con cui Juventus e Roma (società quotate) contabilizzano i ricavi europei ed è la stessa adottata da tutti gli altri club del Vecchio Continente.

Secondo la Lazio, invece, siccome quei ricavi sono “certi” e non sono condizionati a nulla, in particolare ai risultati e al numero dei match da disputare, possono essere contabilizzati quando sono maturati e cioè nella stagione 2014/15, quando cioè il club si è assicurata la qualificazione alla Champions con il terzo posto in campionato (salvo poi perdere il preliminare giocato contro il Bayer Leverkusen).

Per una questione di omogeneità tuttavia la Consob e gli organi di controllo contabile della Uefa devono ora stabilire se si tratta di un metodo accettabile e se dunque finora hanno sbagliato tutti gli altri oppure se la Lazio si è spinta troppo in avanti. Applicando lo stesso principio, d’altronde, si potrebbero contabilizzare in bilancio come entrate “preventive” anche i diritti tv maturati per la stagione successiva, una volta che la squadra sia sicura di non retrocedere in B e quindi di poter iscriversi anche per il campionato successivo alla Serie A. In questo modo, tra le altre cose, si risparmierebbero i costi di attivazione delle operazioni di factoring attraverso le quali gran parte delle società si procurano liquidità, “anticipando” e scontando in banca i futuri guadagni dei diritti tv nazionali.

Intanto, nel primo trimestre della stagione 2015/16, si è chiuso con una perdita di 4,8 milioni (contro un rosso di 5,4 milioni dello stesso trimestre della stagione precedente). Il fatturato si attesta a 21 milioni, con un incremento di 1,3 milioni rispetto al medesimo periodo della stagione precedente. Nel dettaglio i ricavi da gare valgono 1,5 milioni, i diritti tv 15,3 milioni, sponsorizzazioni, pubblicità, royalties 2,8 milioni. I costi sono pari a 27 milioni, di cui 14 per il personale e 4 per gli ammortamenti. I debiti, al netto dell’esposizione finanziaria, sono pari a123,3 milioni (depurando il residuo della transazione tributaria i debiti sono pari a 71,2 milioni). La situazione finanziaria al 30 settembre 2015 risulta negativa per 21,7 milioni.

12 novembre 2015 - marco bellinazzo

La As Roma approva la trimestrale: la Champions spinge gli utili del periodo a 12,4 milioni

Il consiglio d’amministrazione della Roma ha approvato il resoconto intermedio di gestione al 30 settembre 2015, relativo all’andamento del primo trimestre della stagione 2015-2016. La trimestrale giallorossa si è chiusa, spiega il comunicato emesso dalla società, “con un risultato economico consolidato positivo per 12,4 milioni, con una crescita di 3,5 milioni rispetto al risultato conseguito al 30 settembre 2014, pari a 8,9 milioni”. In particolare, “la partecipazione alla Champions League 2015/2016 ha generato nel trimestre corrente proventi per complessivi 26,9 milioni, rispetto a 22,2 milioni contabilizzati al 30 settembre 2014, e relativi a participation, performance bonus, e market pool, riconosciuti dalla Uefa, nonché dai proventi da biglietteria della gara casalinga disputata nel trimestre”. Positivo anche il risultato della gestione calciatori (22,9 milioni al 30 settembre 2015 rispetto a 20 milioni registrato al 30 settembre 2014) che include plusvalenze legate a cessioni di giocatori sul mercato per complessivi 28,9 milioni al 30 settembre 2015 (rispetto a 25,1 milioni contabilizzate nel 2014). In crescita, però, anche i costi operativi consolidati, pari a 46,8 milioni di euro (44,5 milioni, al 30 settembre 2014), sostanzialmente per l’andamento del costo del personale tesserato, che, spiega la Roma, “riflette gli investimenti in diritti alle prestazioni sportive di calciatori effettuati dalla società nel corso della sessione estiva del mercato, effettuati al fine di migliorare la qualità e la competitività della prima squadra, anche in funzione della partecipazione alla Champions League”. Il risultato economico dell’esercizio 2015/2016, conclude la Roma, “dovrebbe presentare un significativo miglioramento rispetto a quanto registrato al 30 giugno 2015. Esso beneficerà, per il secondo anno consecutivo, dei proventi derivanti dalla partecipazione alla Champions League, e dipenderà da numerosi fattori, tra cui: le performance che verranno conseguite in Serie A e in Champions, le operazioni di trasferimento dei calciatori che saranno realizzate nell’esercizio, l’evoluzione dei ricavi derivanti dalle attività commerciali e dalla biglietteria, e infine l’andamento del costo del personale e degli ammortamenti dei diritti pluriennali alle prestazioni sportive di calciatori”.

12 novembre 2015 - Bellinazzo

Thohir e la sostenibile leggerezza dei debiti: come tramutare un rifinanziamento in un giacimento (di 220 milioni) di plusvalenze

Come ristrutturare 230 milioni di debiti e far emergere proventi straordinari per quasi 220 milioni in soli due anni? Il problema, posto così, sembrerebbe insolubile. Eppure l’amministrazione nerazzurra di Erick Thohir ci è riuscita. Una magia che fa impallidire d’un colpo il ricordo di quei dirigenti che nel corso degli anni Duemila hanno inventato diverse, e più o meno sofisticate, operazioni di ingegneria finanziaria pur di non far sprofondare i conti delle proprie società.

Ma come ha potuto il presidente indonesiano dell’Inter compiere quest’impresa? Per capirlo occorre riguardare tutto al ralenty, in una sorta di moviola giuridico-finanziaria. Bisogna riportare la macchina da presa al dicembre 2005. Finita l’epoca d’oro delle super plusvalenze, il Calcio italiano Spa si è finanziato con le cessioni dei marchi. In pratica, il brand veniva venduto a una società collegata al club calcistico e creata apposta. Il club incassava subito un certo corrispettivo in modo da aggiustare i bilanci e “riaffittava” contestualmente il marchio dalla società per sfruttarlo commercialmente pagando un canone. I soldi che la società collegata versava al club per comprare il marchio venivano di solito da un prestito bancario e la società cessionaria del marchio pagava a sua volta alla banca le rate per estinguere il prestito. In definitiva, il giro di denaro non era altro che un prestito bancario “mascherato” che consentiva al club di dilazionare il debito attraverso il canone di riaffitto del marchio. A dicembre 2005 l’Inter scorpora così il marchio cedendolo a una società controllata, la Inter Brand, per 158 milioni. A finanziare l’operazione, con 120 milioni, è Banca Antonveneta.

Facciamo un salto temporale e arriviamo all’attualità. Giugno 2014. Thohir diventato proprietario dell’Inter si obbliga a liberare Massimo Moratti dalle garanzie personali prestate per assicurare le banche creditrici del club nerazzurro. Il neo presidente non paga però i debiti di tasca propria, ma li salda facendosi prestare i soldi da Goldman Sachs e da altri fondi tramite Unicredit. Nell’ambito di questa operazione di rifinanziamento viene “effettuata una rilevante operazione straordinaria infragruppo consistente nel conferimento da parte di FC Internazionale Milano (Inter) del ramo d’azienda contenente i contratti di sponsorizzazione, i crediti derivanti dalla vendita dei “media rights” ed i contratti relativi a Inter Channel alla società Inter Media and Communication Srl (IMC) costituita il 6 maggio 2014”. A sua volta Inter Brand conferisce a IMC il marchio “Fc Inter” ricevuto nove anni prima e in gran parte già ammortizzato. Quindi la “polpa” dell’Inter finisce dentro una scatola (la IMC) data in pegno a garanzia del nuovo debito pari a 230 milioni. L’Inter detiene il 55,6% del capitale di IMC, mentre il 44,4% appartiene a Inter Brand.

I rami d’azienda conferiti avevano un valore contabile nei vecchi bilanci di Fc Inter e Inter Brand di 57,5 milioni in totale. Perizie indipendenti stabiliscono invece che gli asset conferiti dall’Inter (contratti con sponsor, crediti per diritti tv, ecetera) valgono 159 milioni, mentre il marchio “Fc Inter” vale 131,8 milioni. Quindi emerge un surplus di 219 milioni. In particolare, nel bilancio di Inter Brand, dopo il conferimento del marchio a IMC viene iscritta una plusvalenza di 79,8 milioni.

Che fine fanno queste plusvalenze? La prima, quella dell’Inter già nell’esercizio 2013/14 porta a iscrivere nel bilancio una bonus di 139,2 milioni che conduce a dichiarare un utile netto di 33 milioni circa.

Dopo di che Inter Brand il 20 ottobre 2014 delibera la distribuzione alla stessa Inter di un dividendo “in natura” pari a 78,7 milioni, più o meno tutta la plusvalenza emersa con il conferimento a IMC del marchio “Fc Inter”. Plusvalenza che emerge nel bilancio al 30 giugno 2015 del club. Bilancio che formalmente, senza cioè contare questo dividendo, si è chiuso con un rosso di 74 milioni.

In altre parole, senza i conferimenti infragruppo in IMC e circa 219 di plusvalenze contabili, l’Inter che ha chiuso il biennio 2014/15 con una perdita di appena 41 milioni, avrebbe dovuto fare i conti con un deficit totale di quasi 250 milioni di euro. Dulcis in fundo, in dieci anni, fra il 2005 e il 2015, il doppio conferimento del marchio (prima da Fc Inter a Inter Brand e poi da quest’ultima a IMC), ha prodotto plusvalenze contabili per oltre 290 milioni. Tutto lecito, sia chiaro, a meno che Covisoc o Uefa non vogliano vederci più chiaro. Ma quando si dice, per l’appunto, la forza del marchio.

28 ottobre 2015 - marco bellinazzo

Per l’As Roma anche il 2015 è in rosso: perdita di 38,8 milioni nonostante la Champions

L’Assemblea ordinaria degli azionisti della A.S. Roma ha approvato il bilancio separato della società al 30 giugno 2015 con una perdita di 38,8 milioni di euro, risultato praticamente in linea con quello registrato nell’esercizio precedente, quando la perdita fu pari a 38.1 milioni di euro. Come effetto di tale risultato, il capitale sociale dell’A.S. Roma si è ridotto di oltre un terzo, rientrando dunque nella fattispecie prevista dall’art. 2446 del Codice Civile: se la perdita non dovesse risultare diminuita a meno di un terzo entro l’esercizio successivo, il capitale andrà ridotto in proporzione delle perdite accertate. Il revised budget per l’esercizio 2015/16, approvato lo scorso 1° ottobre dal consiglio di amministrazione, prevede il superamento di questa situazione. In particolare, il risultato economico previsto dovrebbe presentare un netto miglioramento rispetto a quanto registrato al 30 giugno 2015 per effetto, spiega la nota che accompagna il bilancio, della partecipazione alla Champions League per il secondo anno consecutivo, delle plusvalenze e della crescita dei ricavi operativi. 

Ricavi in aumento grazie alla Champions. I ricavi operativi della Roma sono aumentati di 49,5 milioni di euro nel corso dell’ultimo anno, passando da 116,8 a 166,3 milioni. Una crescita dovuta principalmente all’impatto dei proventi Uefa per la partecipazione dei giallorossi alla fase a gironi della Champions League. La presenza alla massima competizione europea ha permesso infatti alla Roma di aumentare dell’86,5% i ricavi da gare e del 46,7% i proventi dalla cessione dei diritti audiovisivi. Nel primo caso, i giallorossi hanno messo in cassa 43,6 milioni dal botteghino, contro i 23,4 milioni del 2014, mentre i diritti tv hanno portato al club 100,8 milioni di euro, a fronte dei 68,7 milioni iscritti a bilancio nell’esercizio precedente. A questi si aggiungono i ricavi da sponsorizzazioni, diminuiti da 6,8 a 3,6 milioni di euro, e altri proventi dal valore di 18,3 milioni di euro. Nel 2015 plusvalenze da 38,5 milioni. La gestione operativa del parco calciatori ha permesso alla Roma di chiudere con un risultato netto positivo per 27,7 milioni, in calo rispetto all’esercizio precedente di circa tre milioni di euro. Le plusvalenze da cessione di diritti alle prestazioni sportive sono pari a 38,5 milioni di euro, mentre le minusvalenze da cessioni ammontano a circa 2 milioni di euro. Gli oneri per acquisizioni temporanee, premi di valorizzazione, addestramento tecnico e solidarietà Fifa risultano essere pari a 8,8 milioni di euro. La zavorra dei costi del personale. I costi operativi al 30 giugno 2015 risultano pari a 190,3 milioni di euro, in crescita rispetto all’esercizio precedente di 36,1 milioni, quando il bilancio si chiuse con costi operativi pari a 153,9 milioni di euro. Un aumento da addebitare sostanzialmente all’andamento del costo del personale tesserato, oltre che per la strategia di sviluppo del brand As Roma, con le nuove iniziative in ambito digitale come le attività del Centro Media realizzato presso la sede di Trigoria, che produce fra l’altro il nuovo canale tematico "Roma TV" e la nuova Radio della società ("Roma Radio"), nonché tutti i contenuti per le piattaforme multimediali in cui è presente la Società (ad esempio Facebook, Twitter, WeChat, Instagram, Pinterest e Tumblr). La voce spese per il personale sale da 105,2 a 133,2 milioni. In aumento anche le spese per servizi (35 milioni di euro, contro i 27,6 dell’anno passato) e per acquisti di materie di consumo (2,6 milioni, a fronte degli 1,5 del 2014). Variazioni minime per le spese per godimento di beni di terzi (7,6 milioni, 835 mila euro in più rispetto all’ultimo dato) e per oneri diversi di gestione (12 milioni, 784 mila euro in meno rispetto al 2014). Quasi 155 milioni di debiti verso Soccer Sas. La posizione finanziaria netta, negativa per 142,3 milioni di euro, si compone di disponibilità liquide per 7,5 milioni di euro, crediti finanziari per 16,8 milioni di euro e indebitamento finanziario pari a 166,5 milioni di euro (29,6 milioni in più rispetto all’esercizio precedente). Nello specifico, l’indebitamento finanziario si compone di debiti esigibili entro l’esercizio successivo pari a 155 milioni, la quasi totalità dei quali verso Soccer SAS (società in accomandita semplice costituita da A.S. Roma e Brand Management Srl per lo sfruttamento del marchio), e debiti esigibili oltre l’esercizio successivo per 11,6 milioni di euro. I 16,8 milioni di crediti finanziari, quasi interamente esigibili entro l’esercizio successivo, sono "relativi ai depositi cauzionali pagati come collaterale per il rilascio di garanzie per complessivi 29,1 milioni di euro a favore della Lega Serie A”, come riportato nella relazione della società. 
  
27 ottobre 2015 - marco bellinazzo

Sampdoria, il rosso del 2014 (24,6 milioni) ripianato con i soldi di Garrone, ma Ferrero “promette” l’autonomia

Il 2014, anno del passaggio di proprietà dalla famiglia Garrone a Massimo Ferrero, si è chiuso per la Sampdoria con un passivo di 24,6 milioni, interamente ripianati mediante utilizzo della riserva per versamenti in conto capitale. Un riserva che conta versamenti di 33,6 milioni da parte della San Quirico S.p.A., ovvero la holding della famiglia  Garrone, e di 2,9 milioni da parte di Sampdoria Holding, per un totale di 36,5 milioni. Una cifra versata nel corso del primo semestre del 2014, dunque prima del passaggio delle quote nelle mani di Ferrero, e utilizzata per ripianare il rosso in bilancio. In soli 5 anni, dal 2009 al 2014, la famiglia Garrone ha effettuato versamenti in conto capitale a copertura delle perdite per 110,3 milioni. Ricavi in calo di quasi otto milioni. Il totale del valore della produzione è diminuito di 7,8 milioni rispetto al 2013, passando da 67 a 59,2 milioni di euro. In calo quasi tutte le voci relative ai ricavi: la variazione principale riguarda le plusvalenze passate da 23,4 a 14,4 milioni, metà dei quali da attribuire alla cessione di Mustafi al Valencia. Segno meno anche per i ricavi dal botteghino, pari a 3,9 milioni di euro (contro i 4,2 milioni del 2013). La vendita dei biglietti per le partite di campionato frutta solo 986 mila euro a fronte degli 1,3 milioni del 2013, mentre restano pressoché invariate le cifre relative ad abbonamenti e partite di Coppa Italia. In calo anche i ricavi da sponsor, pari a 2 milioni di euro (750 mila euro in meno rispetto all’anno precedente), e i proventi dalla cessione dei diritti audiovisivi, pari a 32 milioni di euro (32,8 milioni nel 2013). Proventi pubblicitari, nuova linfa da Infront. In controtendenza i ricavi pubblicitari, raddoppiati rispetto all’ultimo dato e pari a 1,6 milioni di euro. Questi proventi si riferiscono ai rapporti che determinano ricavi relativi a tutti i servizi promo-pubblicitari e l’incremento in questa voce è determinato dall’accordo siglato con l’advisor commerciale Infront Italy a partire dalla stagione sportiva 2014/15. Nelle casse della Sampdoria, da questo accordo, sono entrati 835 mila euro. Rapporto salari-ricavi vicino al 70%. I costi della produzione diminuiscono di 2,5 milioni rispetto all’esercizio chiuso nel dicembre 2013 e si attestano a quota 78,8 milioni di euro. Più della metà di questa cifra è da attribuire agli stipendi, in calo di 2,8 milioni di euro e pari a 41,3 milioni complessivi. Nonostante questa diminuzione, il rapporto salari-valore della produzione è in aumento e sfiora il 70%: dal 65,8% del 2013 si passa al 69,7% del 2014. In aumento anche gli ammortamenti, che passano da 12,8 a 16 milioni di euro. Debiti in discesa. Il totale dei debiti della Sampdoria è in diminuzione da 82,4 a 69,9 milioni di euro. Nello specifico, 33,4 milioni verso altri club per operazioni di calciomercato (22,9 dei quali esigibili entro l’esercizio successivo), 10,5 verso le banche, 9,75 per compartecipazioni, 4,9 verso fornitori e 4,8 tributari. Una holding da mille euro. La Sampdoria è controllata dalla Sport Spettacolo Holding a sua volta controllata al 100% dalla Holding Max Srl, creata nel giugno 2014 con un capitale sociale di mille euro. L'80% di quest'ultima appartiene a Vanessa Ferrero.  Il "triangolo" Samp-Ferrero-Garrone. Per effetto del passaggio di proprietà dai Garrone a Massimo Ferrero, avvenuto il 12 giugno 2014, San Quirico Spa non ha (o non dovrebbe avere) più alcun tipo di rapporto partecipativo né con Sport Spettacolo Holding S.r.l. (la holding che fa riferimento a Ferrero), né con U.C. Sampdoria Spa. Tutte le posizioni di credito o debito verso la ex controllante sono state saldate nel corso del primo semestre del 2014 (ad esempio sono stati azzerati i 23 milioni di esposizione verso le banche). Ad integrazione di quanto versato ad inizio stagione, nel secondo semestre del 2014 l’azionista di riferimento (divenuto nel frattempo Sport Spettacolo Holding, dunque Ferrero) ha manifestato la propria disponibilità ad effettuare ulteriori versamenti in conto capitale. Tuttavia, come emerge dal bilancio al 31 dicembre 2014 della Sport Spettacolo Holding, la San Quirico dei Garrone ha versato nel corso del 2014 ben 65 milioni nelle casse del club di Ferrero (circa 29 milioni sono stati versati in conto capitale proprio della Sport Spettacolo Holding) e ha prestato garanzie e fideiussioni a favore della Samp per circa 35 milioni come già rivelato dalla Gazzetta dello Sport la scorsa estate. 

26 ottobre 2015 - marco bellinazzo

Il Genoa nel 2014 perde 26 milioni, Preziosi salda il conto con versamenti per 13 milioni e tagli al costo della rosa

Il Genoa al 31 dicembre 2014 ha perso 26 milioni. Il bilancio 2014, riguarda il secondo semestre della stagione 2013/14 e il primo semestre della stagione 2014/15, conclusasi al sesto posto, con la qualificazione all’Europa League, stoppata dal diniego della Licenza Uefa. Un segnale che testimonia una situazione di criticità elevata rivelata sia dall'erosione del patrimonio societario che dal disequilibrio del conto economico, con il costo della rosa che assorbe tutto il fatturato. I versamenti di Preziosi. Nel 2013, il conferimento del ramo commerciale legato allo sfruttamento del marchio nella contrallata società “Genoa Image Srl” con introiti straordinari per circa 27,5 milioni e l'adesione al regime del consolidato fiscale di Fingiochi S.p.A con proventi per 15,3 milioni, avevano portato a un sostanziale pareggio. Nel 2014 invece le perdite hanno determinato un patrimonio netto negativo di 6,3 milioni. La Fingiochi ha rinunciato alla restituzione di un finanziamento per 12,4 milioni convertendolo in capitale e il presidente Preziosi ha effettuato un versamento in conto copertura perdite di 5 milioni. Al 31 dicembre 2014 il Genoa si trovava nella situazione prevista dall'articolo 2447 del Codice Civile, vale a dire con un capitale sociale sceso sotto il limite legale. Situazione che imponeva la convocazione dell'assemblea e un aumento di capitale. Preziosi ha così provveduto ad altri versamenti, sempre in conto copertura perdite, per 8 milioni (4 milioni a gennaio 2015 e 4 milioni a maggio 2015). Con una serie di plusvalenze realizzate all'inizio del calciomercato della scorsa estate il Genoa è così uscito dall'emergenza, pur trovandosi a giugno 2015 con un capitale ridotto di oltre un terzo a causa delle perdite (articolo 2446 del Codice civile). Una situazione di pre-allarme che tuttavia dà tempo agli amministratori  per rimediare entro un anno al disavanzo. Si è provveduto ad approvare ad aprile 2015 un piano di rientro basato su cessioni e taglio dei costi. 

Costo della rosa esorbitante. Il fatturato del Genoa nel 2014 è sceso a 78,7 milioni rispetto ai 93,8 del 2013. I diritti tv ammontano a 36,3 milioni (due terzi dei ricavi strutturali). Il botteghino ha prodotto entrate per 4,6 milioni, le sponsorizzazioni 2,9 milioni (lo sponsor ufficiale della stagione 2013/14 iZiPlay e quello della stagione 2014/15 McVitie's hanno pagato 1,2 milioni, lo sponsor tecnico Lotto circa 1,3 milioni). I proventi derivanti dalla cartellonistica ammontano a 1,6 milioni e quelli da merchandising e licensing a 1,1 milioni. La stessa cifra versata dalla Rai per l’archivio storico. Nel 2014 le plusvalenze, tradizionale fonte di sostegno per il club genoano, sono state pari a 13,2 milioni (tra cui Sturaro 5,4 milioni, Tozser 2,4, Gilardino 1,.4 e Lodi 1,4) contro i 35,6 milioni di surplus da calciomercato realizzati l'anno precedente. I costi della produzione sono scesi da 128,5 a 102,8 milioni. In particolare, gli ingaggi si sono ridotti da 55 a 47,6 milioni e gli ammortamenti dei cartellini da 32,8 a 24,7 milioni. Il costo del lavoro allargato (ingaggi più ammortamenti) è comunque pari a 72,3 milioni e assorbe quindi quasi tutto il fatturato (plusvalenze incluse). Uno squilibrio che il club di Preziosi, sempre alla ricerca di nuovi soci, non può più permettersi.  L'indebitamento. I debiti del Genoa scendono da 236 a 173 milioni Tuttavia a ridursi è soprattutto la componente dei debiti legati al calciomercato e quindi verso altri club. Restano intatti e in qualche caso aumento i debiti verso il Fisco (47 milioni), i debiti verso banche (linee di credito a breve aperte da Banca Carige e Unicredit e mutui concessi nel 2011 da Banca Carige per complessivi 15 milioni) e altri finanziatori (soprattutto per operazioni di factoring con anticipo di crediti presso Mps, Carige, Ifis ed Emilia Romagna factoring per 52,5 milioni) e verso fornitori per 24 milioni. Il club al 31 dicembre 2014 ha crediti per 78 milioni. Poco meno della metà (36 milioni) sono verso altre società per i trasferimenti di calciomercato e 24 milioni sono stati maturati verso la contrallante Fingiochi.    


 
< Prec.   Pros. >
torna su