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Una Nuova era per il Calcio Europeo: le regole sui bilanci individuate da Platini Stampa E-mail
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UEFA Presidente Platini John Henry Davies Abu Dhabi United Massimo Moratti
Ottobre 2011               di Bianca Angrisani

La UEFA (Unione Europea delle Federazioni Calcistiche) è l'organo di governo europeo del calcio la cui mission può essere espressa con le seguenti parole: "Creare le giuste condizioni per il gioco affinchè prosperi e si sviluppi in Europa".
Con l'avvento di Michel Platini, giocatore leggendario degli anni 70' e 80', eletto Presidente dell'UEFA nel Gennaio del 2007, comincia una nuova era per il governo del calcio europeo.
Oltre al rinnovamento delle principali competizioni europee, Platini si è occupato fin da subito di dare un seguito alle campagne dell'UEFA per le cause che fanno bene al calcio. Si inseriscono in questo contesto la politica di tolleranza zero contro la violenza e il razzismo, la lotta al doping, la campagna Respect, volta ad incoraggiare il mutuo rispetto tra giocatori, allenatori, ufficiali di gara e tifosi ma soprattutto il piano di fair play finanziario volto ad incrementare la lealtà finanziaria nelle competizioni europee, nonché la stabilità a lungo termine dei club.
In effetti, in un mondo, quello del calcio, dove numerosi club hanno fatto registrare ripetute e sempre più gravi perdite finanziarie, il progetto del fair play finanziario sembra essere l'unica medicina per salvaguardare questo sport.

IL FAIR PLAY FINANZIARIO

Al congresso UEFA di Copenaghen del 2009, Michel Platini presentò gli undici valori fondamentali che il calcio europeo avrebbe dovuto seguire. Uno di questi era il fair play finanziario.
Sul sito www.uefa.com si legge: "La UEFA sostiene il fair play sia sul campo che fuori. Il fair play finanziario significa che i club devono operare trasparentemente e responsabilmente, per proteggere la competizione sportiva e gli stessi club. Il fair play finanziario significa che i club non devono entrare in una spirale di debiti per competere con gli avversari invece che competere utilizzando i propri mezzi, come le risorse che generano".
Progetto, quello del fair play finanziario, partito nel 2009 con l'approvazione all'unanimità del Comitato Esecutivo UEFA, con i seguenti obiettivi principali:

- introdurre più disciplina e razionalità nel sistema finanziario dei club;
- abbassare la pressione delle voci salari e trasferimenti e limitare l'effetto inflazionistico;
- incoraggiare i club a competere nei limiti dei propri introiti;
- incoraggiare investimenti a lungo termine nel settore giovanile e nelle infrastrutture;
- difendere la sostenibilità a lungo termine del calcio europeo a livello di club;
- assicurare che i club onorino i propri impegni finanziari con puntualità.

I club sono quindi tenuti a far quadrare i propri conti e soprattutto a non spendere ripetutamente più di quello che incassano.
Le misure del fair play finanziario sono pensate per essere implementate in un periodo di tre anni.
È stato creato un Panel per il controllo finanziario dei club che ha il compito di monitorare la situazione e assicurarsi che i club aderiscano alle misure richieste.

IL REGOLAMENTO DEL FAIR PLAY FINANZIARIO

Il nuovo regolamento sul fair play finanziario è stato approvato all'unanimità dal Comitato Esecutivo dell'UEFA nel Maggio 2010.
Stilato in collaborazione con i principali stakeholder del calcio continentale, il regolamento entrerà in vigore gradualmente nel corso dei prossimi tre anni.
Provvedimento centrale è il 'pareggio di bilancio' ovvero la norma seconda la quale un club non possa spendere più denaro di quanto ne guadagni.
Dal 2013-2014, i club che non soddisferanno i requisiti necessari, sulla base dei bilanci dei due anni precedenti, potranno essere sanzionati.
Le società inoltre verranno valutate attraverso una sorta di coefficiente di rischio, che terrà in considerazione il debito accumulato ed il monte ingaggi e dovranno dimostrare di rispettare le scadenze di pagamento di qualsivoglia natura.
Queste, nello specifico, le 5 regole del fair play finanziario scelte da Platini:

1. Se un club vuole partecipare alle competizioni europee, deve avere due bilanci su tre, negli ultimi tre anni, in positivo, e quello eventualmente in rosso dovrà essere ridotto.
2. Si potrà spendere tanto solo per le spese "virtuose" (stadi, giovanili, infrastrutture…) e meno per quelle "pericolose" come gli ingaggi e i cartellini ultralmilionari.
3. Quattro volte all'anno verrano effettutati controlli accurati sulle spese, e saranno considerati illegittimi gli esborsi di capitale abnormi dei grandi magnati per coprire le perdite.
4. Si aumenterà il controllo sui grandi approvigionamenti di capitale tramite sponsor "fittizi".
5. Per chi non rispetta il regolamento sono previste multe pesantissime e sanzioni fino all'esclusione dalle competizioni europee.

"Il nostro obiettivo, - aveva chiosato Platini – non è quello di punire i club ma di proteggerli. Questo è il primo passo verso una nuova era, in cui il calcio dovrà riappriopiarsi del senso comune in fatto di questioni economiche".

LA SITUAZIONE FINANZIARIA DEI CLUB ITALIANI

La domanda sorge spontanea. Qual è la situazione finanziaria delle società italiane?
Stando ai dati diffusi da "Il Sole 24 Ore" la situazione del calcio italiano non è fra le più rosee.
Sono infatti circa due i miliardi di indebitamento dei venti club di Serie A.
Per una volta, Premier League e Liga Spagnola non sono esempi da imitare, avendo deficit ben oltre i tre milardi di euro, magra consolazione soprattutto se si considera che una quota consistente di questi debiti è legata ad investimenti in infrastrutture e nel settore dei vivai.
In Italia, a fronte di casi virtuosi come il Napoli di De Laurentis, l'Udinese, il Palermo ed il Catania, molte sono le società con i conti in rosso.
Tra le altre, sono in perdita le due squadre della capitale e la "nuova" Juventus di Andrea Agnelli.
“Il progetto di bilancio consolidato al 30 Giugno 2010 dell'A.S. Roma – scrive Gianni Dragone de "Il Sole 24 Ore" – mostra una perdita netta di 21,8 milioni di euro, rispetto al rosso di 1,3 milioni fatto registrare l'anno precedente. Inoltre la società di Rosella Sensi ha un patrimonio netto negativo di 13,2 milioni di euro. Vince il derby dei conti la Lazio di Claudio Lotito, nonostante una perdita netta di 1,69 milioni di euro e un patrimonio netto consolidato di appena 509 mila euro.
Non naviga in migliori acque la Juventus, che anche a causa della mancata qualificazione in Champions League, registra una perdita netta di 5,1 milioni di euro ed un patrimonio netto al 30 Giugno 2010 di 96,1 milioni contro i 101,8 del 2009”
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Urgono dunque provvedimenti affinchè i club italiani possano rispettare i parametri voluti da Michel Platini con il piano di fair play finanziario ed evitare così pesanti esclusioni dalle future competizioni europee.
 
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