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Il pallone in Africa: veicolo di crescita sociale Stampa E-mail
Luglio 2010
Intervista a Lele Pinardi presidente di CoLomba
Lele Pinardi LELE PINARDI
presidente di CoLomba

“Il pallone, i mondiali di calcio, possono essere un modo per far conoscere l’Africa, questo gigantesco continente spesso dipinto per la sua indubbia bellezza, ancor più spesso per i tanti drammi. Vorremmo però che se ne conoscessero anche gli sforzi per migliorare e le cose positive”
Oltre al calcio delle grandi star internazionali e dei campioni ammirati da tutti, in ogni angolo del mondo, c’è un “calcio di tutti i giorni” che si gioca per strada, nei campetti improvvisati, che coinvolge milioni di ragazzini e di giovani. Mettendo a disposizione degli educatori sportivi, le partite di calcio, gli allenamenti, i tornei, possono diventare – oltre a occasioni di gioco – anche dei momenti di formazione, in cui si impara a fare squadra, a fidarsi degli altri, a raggiungere degli obiettivi; percorsi formativi in cui ci si confronta con regole, comportamenti sportivi nei confronti degli avversari, lealtà ma anche ruoli che vanno coperti e meritati: il capitano, l’allenatore, il portiere, il centravanti. Ne parliamo nella sede milanese di CoLomba -COoperazione LOMBArdia, l’associazione che riunisce quanti, in Lombardia, si occupano di cooperazione allo sviluppo e solidarietà internazionale - con il presidente Emanuele Pinardi.
Sponsornet: In che contesto si inquadra l’iniziativa “Altrimondiali”, promossa dall’organizzazione non-profit “Altropallone” guidata da Michele Papagna?
Lele Pinardi: Può sembrare strano che ci sia un’associazione come ALTROPALLONE tra quelle che lavorano sui temi dello sviluppo del sud del mondo, ma lo sport – ed il calcio in particolare – sono uno straordinario strumento educativo, al punto da essere presenti in molti progetti realizzati in Africa, America Latina o Estremo Oriente.
“Altrimondiali” quest’anno (è alla sua quarta edizione) è supportato da tutte le associazioni di CoLomba perché il primo mondiale africano non poteva essere trascurato, quale occasione di comunicazione dell’Africa e dei suoi problemi. Altrimondiali è anche un’iniziativa per raccontare l’Africa, in occasione dei Campionati del Mondo, farne conoscere il volto più vero, quello in cui problemi e difficoltà convivono con grandi passi in avanti e determinazione. Un’Africa non solo drammatica, ma gioiosa e sorridente, come una sana partita di pallone.
Non vogliamo fare del moralismo: lo sport buono contro quello cattivo. Altropallone quest’anno ha premiato l’impegno nel sociale di Samuel Eto’, con la sua organizzazione per il recupero dei bambini di strada; altri giocatori – tra cui Seedorf, Cordoba solo per citarne alcuni – sono attivamente impegnati nel sociale. Certo, il grande circo del calcio professionistico e delle competizioni internazionali, muove interessi enormi e – spesso – sembra stridere con lo sport che si gioca a livello amatoriale.
Vorremmo far sapere al maggior numero di persone, qui in Italia, che l’Africa ama il calcio almeno quanto noi. Per le strade di ogni città, villaggio, paesino africano, si trovano ragazzini e giovani che – con ogni tipo di pallone, basta che rotoli – giocano a street soccer, calcetto di strada. Mi ricordo quando avevo la loro età, anche a Milano si giocava per strada, magari sui marciapiedi, ed era tutto un dribblarsi e ancora dribblarsi fra le automobili e i passanti….

Sponsornet: Qual è l’ idea alla base dell’iniziativa?
Lele Pinardi: L’idea è stata di organizzare un pullmino, su cui ci sono dei kenyoti e degli italiani (kenyoti operatori di Street Soccer e italiani volontari) ha attraversato da Nairobi a Johannesburg 9 paesi africani portando proprio questo messaggio: il pallone è vita, ma anche educazione e solidarietà, in Africa, partendo dagli africani stessi. Questo “pazzo” pulmino, dove si è fermato, ha fatto giocare a pallone in molte tappe; ha coinvolto tutte le associazioni italiane presenti, a partire da quelle lombarde che aderiscono a CoLomba e che fin dal primo momento sostengono l’iniziativa. Sul bel sito www.altrimondiali.org ( che consigliamo a tutti di andare a vedere) vengono pubblicati i diari dei “matutisti” (il Matatu è il classico pullmino africano che sostituisce i mezzi pubblici, che porta un gran numero di persone, ben superiore al previsto, tutte riunite in uno spazio improbabile). Questo folle Matatu, usato poco dai turisti che in genere usano mezzi più comodi ed esclusivi, sta creando attorno a sé molta attenzione. Sul sito abbiamo anche un messaggio rivolto a tutte le squadre, qui in Italia, perché facciano le loro partite “ALTROMONDIALE”, anche le partitelle fra amici, scapoli-ammogliati. Non devono fare altro, che mandare 4 foto e un piccolo testo che racconta della loro partita, e noi li ospiteremo sul sito sotto questa idea di un mondiale di solidarietà che attraversa l’Africa. Il mondiale del Matatu è partito da Nairobi agli inizi di giugno e arriva l’11 luglio a Johannesburg in occasione della finale. Tra le varie cose che ha fatto, e farà, sono le fermate lungo il percorso per vedere le partite nei locali pubblici dell’Africa Nera.

Sponsornet: E’ dunque un progetto di promozione. Al di là dell’impatto sui ragazzi e sulle strutture africane preposte, qual è l’attività che si potrebbe fare in parallelo con le istituzioni?
Lele Pinardi: Creare gemellaggi e raccogliere idee per progetti, per finalizzare un aiuto concreto a minoranze molto vulnerabili. Alcune grosse imprese che producono materiale sportivo ci hanno avvicinato, per regalarci dei materiali, ma il problema da capire è che non basta un approccio di questo genere (che si basa sulla pura beneficenza). E’ molto meno costoso comprare le magliette localmente, per far giocare i ragazzi, semmai – chiediamo alle imprese – sarebbe importante capire se sono disposte a dare una mano per indirizzare risorse, non eccessive, per sostenere nel tempo queste attività sportive: un contributo per un educatore, per i materiali, la possibilità di costruire i campetti da calcio nelle scuole.

Sponsornet: Ma concretamente, c’è già un’espressa sensibilità da parte del mondo dell’economia sportiva?
Lele Pinardi: Sì, ma l’unico problema che noi vediamo è la prevalenza di voler fare emergere il marchio, di insistere sulla “presenza” dei propri prodotti. Spesso è meglio (e più semplice, pensate solo ai problemi e ai costi del trasporto) dare un contributo, anche di minor valore. Pensate a cosa significa mandare 100 divise complete e 30 palloni, magari in un paese che non ha sbocchi sul marea, un costo enorme, e se lo stesso costo lo investissimo localmente potremmo ottenere molto di più. L’Africa è una situazione particolare dal punto di vista delle sponsorizzazioni; rispetto ad esempio all’America Latina. In Africa, a partire da Weah, già molti anni fa, molti sportivi hanno tentato di fare qualcosa, ma erano iniziative molto legate alla propria immagine. Noi comunque apprezziamo tutti i tentativi degli sportivi, perché sono testimonianze di impegno e di interesse verso argomenti spesso dimenticati su cui è possibile costruire momenti di solidarietà. C’è un testimonial straordinario di ALTRIMONDIALI, che è Damiano Tommasi, una persona – oltre che un professionista – straordinaria, che già da calciatore si esponeva sempre con grande dignità su temi sociali. Speriamo che di Tommasi ce ne siano tanti altri.
Sponsornet: Quali messaggi lanciate con questa iniziativa al mondo dei grandi calciatori, dei grandi clubs e dei grandi sponsors?
Lele Pinardi: Secondo noi, questa è una fase in cui nessuno può far finta che quello che accade per il mondo non incida pesantemente sui propri interessi. Quindi dobbiamo augurarci che questi paesi possano essere nuovi mercati, augurandoci che le imprese possano fare il loro mestiere creando utili in questi paesi.
AltriMondiali
Sponsornet: E voi concretamente vi ponete come referente perché siete presenti, e siete in grado di accompagnare degli interventi di cui magari piccole-medie imprese della filiera hanno bisogno Questo in tutto il mondo: quindi, soprattutto in Africa, ma anche dall’Est Europa al Sudamerica, ecc. ?
Lele Pinardi: Noi diciamo che ci siamo. Abbiamo rapporti con le autorità governative e locali, e con i beneficiari ultimi cioè la popolazione. Sappiamo che ci sono problemi di lavoro, e quindi c’è una grande disponibilità. Questo in tutto il mondo, ovviamente ogni situazione nel mondo è diversa. Noi partiamo dal territorio che conosciamo di più e procediamo a cerchi concentrici. Il Montenegro (dove c’è una scuola di calcio dell’ex calciatore del Milan Savicevic), la Serbia, sono paesi del pre-ingresso, hanno deciso che sono interessati ad entrare in Europa, e l’Europa gli sta chiedendo di raggiungere standard anche giovanili, turistici, per lo sport. Allora molte organizzazioni stanno lavorando su questo settore. Ad esempio, aiutare il parco naturale del Montenegro, iniziando a pensare che facendolo ci sono restrizioni, bisogna farlo trasformando chi ci abita in operatori turistici. Magari un villaggio antico che non produce l’hotel, può produrre camere per ospitare il turista; produrre la trattoria dove si mangia pesce, selvaggina e funghi di qualità perché di natura incontaminata.

Sponsornet: Concludendo, per tornare al calcio, calciatori e sponsor, possono essere maggiormente sensibilizzati?
Lele Pinardi: I calciatori hanno grande seguito. Sarebbe bello fare una grossa campagna di comunicazione per far capire a un pubblico vasto, magari europeo, il senso della solidarietà, e dimostrare magari che grosse imprese, faccio l’esempio di Nike e Puma, invece di cercare anche nelle iniziative di solidarietà di differenziarsi, collaborano per una campagna comune: una cosa del tipo “In competizione, ma non avversari” usando il meglio dei calciatori ma anche il migliore calciatore di squadre minori, di serie B, che però sono - per il loro contesto - grandi divi. Una campagna non firmata da singole associazioni, ma da tutte le associazioni di solidarietà internazionale e di cooperazione. Che ci ricordi che il mondo, ci riguarda, eccome ! Che se poi scoppiano grandi, violentissime guerre per la fame, l’odio, il sopruso, non possiamo fare quelli che cadono dal pero.

Sponsornet: Basterebbe essere testimoni, magari a fine carriera. Come Paolo Maldini, che ora potrebbe diventare ambasciatore. Magari fare un corso propedeutico a fine carriera per dedicare più energie ed una parte delle loro competenze?
Lele Pinardi: Potrebbero diventare ambasciatori di solidarietà. Magari in quei paesi dove quando un italiano va in giro, gli viene detto “ah, Italia? Rossi! Maldini! Gilardino!’’.


chi è
Lele Pinardi, 58 anni, dopo esperienze (mai concluse) nel mondo della comunicazione e del giornalismo, dal 1982 opera nel settore della cooperazione internazionale, con il COSV di Milano, una storica ONG (Organizzazione Non Governativa) attiva da oltre 40 anni. Le sue esperienze sono prevalentemente africane, nell’ambito di vari progetti e di tante iniziative. Dal 2007, anno di costituzione di CoLomba, è anche presidente dell’associazione, che riunisce oltre 100 organizzazioni non governative della Lombardia impegnate nella cooperazione e nella solidarietà internazionale.
azienda
Altrimondiali è stata fin dal 1998 una campagna/evento frutto di un’ elaborazione aperta, collettiva e partecipativa. La storia di AltriMondiali by matatu è fatta di idee, proposte e persone che si incontrano, si confrontano e poi si organizzano. Nell’edizione 2006 di AltriMondiali la squadra keniana Yassets Amani Football a Milano venne accompagnata da Luca Marchina, volontario a Nairobi. A novembre 2009 l’incontro con CoLomba, l’associazione che raccoglie oltre cento ong di cooperazione e realtà dell’educazione allo sviluppo della Lombardia. La rete si allarga: a gennaio ‘10 entriamo in contatto con Socialsoccer una rivista edita in Italia e in Sudafrica. La premiazione Altropallone a Eto’O e a Pillon a febbraio ‘10 diventa l’occasione per creare la relazione con la comunità del Camerun a Milano. Damiano Tommasi, infine, lancia la campagna a Falacosagiusta a marzo, il matatu finisce così su Repubblica, sull’Avvenire. La manifestazione è ora ancora in atto.
 
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