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Cinelli, bici che innova e oggetto cult nel mondo Stampa E-mail
Gennaio 2011
Intervista a Antonio Colombo Presidente del Gruppo Cinelli
Antonio Colombo Antonio Colombo
Presidente del Gruppo Cinelli


"Le biciclette da competizione le abbiamo fornite nel triathlon, nella mountain bike e nelle gran fondo. Le nostre sono biciclette né da turismo né da città: sono bici adatte allo sport. Gli aspetti tecnici delle nostre bici sono idonei a competere nell’agonismo di primissimo livello ed esse sono contraddistinte da una forte personalità"
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Ventotto medaglie d’oro, tra mondiali ed olimpiadi, unite al premio Compasso d’Oro; campioni come Lemond, Hinault, Fignon, Chiappucci, Amstrong, Cipollini, Di Luca, Freire e Simoni insieme a personaggi come Steve Jobs, Eric Clapton, Alain Prost, Gianna Nannini e Linus hanno in comune la scelta delle bici o dei manubri prodotti negli ultimi trent’anni da un’azienda- mito italiana. Un mix d’innovazione e design uniti alle capacità competitive, tutto ad altissimo livello, rendono il marchio Cinelli unico al mondo e nel mondo dell’industria e dei prodotti per lo sport.
Protagonista di questa originale avventura è Antonio Colombo, che ha caratterizzato, con le sue intuizioni e scelte rivoluzionarie, l’evoluzione dell’azienda e dello stesso concetto del prodotto bici. Lo abbiamo incontrato ed ascoltato nella sua Milano.
Come nasce il Gruppo Cinelli?

Antonio Colombo: La Cinelli nasce nel 1948 e da subito si colloca nell’innovazione del ciclismo competitivo. È un’azienda che ho rilevato personalmente con i suoi gravami nel 1978, integrandola con dei principi di design. L’ azienda ha costruito una storia del ciclismo leggermente diversa dalla altre; il mio intervento, in particolare, è stato quello di calcare in modo più creativo e visibile alcuni aspetti simbolici della bicicletta, in termini di comunicazione e di prodotto. Le seimila biciclette che noi produciamo potrebbero e dovrebbero essere molte di più; è il marchio forse più affascinante che c’è nel ciclismo con una presenza in diversi settori, ma estremamente di nicchia.

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Triathlon Quante delle seimila bici servono il mercato della competizione?

Antonio Colombo: L’atteggiamento è sempre di tipo competitivo. Più che altro abbiamo sempre avuto accessori, soprattutto manubri, per le corse di primo livello. Le biciclette da competizione le abbiamo fornite nel triathlon, nella mountain bike e nelle gran fondo. In quest’ultimo, con il nostro team, occupiamo i primi posti sia come numero di vittorie sia come immagine. Le nostre sono biciclette né da turismo né da città: sono bici adatte allo sport. Gli aspetti tecnici delle nostre bici sono idonei a competere nell’agonismo di primissimo livello ed esse sono contraddistinte da una forte personalità. Il pubblico che le ama le sceglie per il design e per la creatività estetica; quindi, si riconosce nei nostri valori.

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Quanto sviluppate di fatturato in totale, con quali fasce di prezzo e quali sono le bici più richieste?

Antonio Colombo: Siamo intorno ai 10 milioni di euro per 6.000 pezzi, compreso la produzione della Columbus, da noi acquistata. Abbiamo bici che variano dai 1.000 ai 7.000 euro. Di fatto, le più richieste sono quelle di costo medio-alto.

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Antonio Colombo Gli accessori vengono prodotti o assemblati e dove avviene la personalizzazione?

Antonio Colombo: Fatto cento il prodotto in pezzi, il 10% è realizzato interamente, il resto è assemblaggio di prodotti progettati da noi: in Italia la parte su misura, in Cina quella di grande produzione.
La personalizzazione avviene maggiormente sulle ruote, sui manubri e sulla sella. Anche per i freni, però, si sta iniziando ad aver un’impronta personale sul mercato.

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Quanto vendete in percentuale all’estero, in quali mercati e come?

Antonio Colombo: Vendiamo all’estero più del 70%, soprattutto in Giappone, negli Stati Uniti e in Inghilterra.
Lo facciamo attraverso i negozi, perché vendere solo online, non essendo in grado di ottenere grandi numeri, significherebbe possedere delle forze interne notevoli.

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Con che periodicità rinnovate il catalogo?

Antonio Colombo: Il catalogo è rinnovato ogni anno da parte di tutte le aziende, alcune lo fanno totalmente, altre solo al 30%. È un obbligo che nasce dalla facilitazione della domanda.

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C’è imitazione tra le aziende?

Antonio Colombo: Sì, certo. Noi personalmente siamo in una posizione migliore di altri, avendo prodotto delle innovazioni che altri hanno subito ripreso, anche le aziende americane.

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Cinelli Donne Chiudiamo con gli aspetti a cui dedichiamo sempre attenzione: il marketing e la comunicazione. Data la produzione di nicchia, qual è il rapporto verso il mercato e verso il cliente?

Antonio Colombo: Noi abbiamo anticipato le esigenze del mercato e il cliente ne è rimasto affascinato. Ci siamo serviti di un nucleo di persone culturalmente forti, che ci ha consentito di proiettarci meglio sul mercato. Il rapporto è personale e privilegiato; chiamiamo i nostri clienti anche a essere nostri testimonial, aggiungendo un tocco personale nell’impostazione dell’offerta. Molto più difficile è muoversi all’estero, però la rete supplisce.

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In che modo comunicate al vostro target?

Antonio Colombo: La sponsorizzazione degli atleti è sempre stata funzionale di per sé; mandiamo una newsletter a 5.000 utenti, abbiamo una discreta presenza in Internet con la nostra pagina abbastanza dinamica e, inoltre, siamo presenti su Facebook, attraverso cui abbiamo conquistato un maggior numero di fan. Comunichiamo, insomma, una certa diversità, diffusa molto bene anche con il passaparola.

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Mentre in termini numerici, quanto investite in comunicazione rispetto al fatturato e che rapporto avete con gli atleti?

Antonio Colombo: Mediamente siamo intorno al 6-7% del fatturato, comprensivo di marketing, cataloghi, ecc. Con gli atleti siamo convinti che se fai poche iniziative, le devi fare meglio. Meno fai in termini di investimento, più devi seguire gli atleti.

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chi è

Antonio Colombo, Presidente di Gruppo spa
Nato a Milano nel 1950.
Ha da sempre lavorato nell’azienda di famiglia, la “Colombo A.L.”, già da quando era studente di Giurisprudenza.
Per più di trent’anni le attività principali sono state legate all’industria dei tubi metallici per i settori ciclistico e motoristico (moto, aerei, auto).  L’azienda sotto la guida del padre Angelo Luigi aveva prodotto anche i primi mobili in tubolare negli anni Trenta, su disegno di Breuer, Terragni e Bottoni.
Nel 1978 rileva la Cinelli, seguendo la forte passione per le biciclette. Nasce anche la Columbus, “estrazione” dell’azienda famigliare, con la quale produce tubazioni esclusivamente per biciclette innovando continuamente il settore e diventandone leader come fornitore dei più grandi marchi. Il connubio è forte e anche il marchio Cinelli si impone come leader di mercato e grande innovatore del ciclismo. Colombo applica la sua passione per l’arte a questo mondo. Si avvale di atleti di primo piano e di designer per migliorare le sue produzioni. Coniugando tecnologia, arte e design ottiene numerosi successi agonistici e commerciali, oltre a premi e riconoscimenti, tra cui un compasso d’oro.”
azienda

Nel 1948 Cino Cinelli, bravo corridore professionista con il pallino della meccanica, decide di mettere a frutto le geniali intuizioni maturate nel corso dei chilometri macinati su ogni tipo di strada.
Regala al ciclismo moderno il primo manubrio in alluminio, la prima sella con lo scafo in plastica, i primi cinghietti fermapiede, il primo pedale a sgancio rapido.
Nel 1978 Cino passa la società ad un giovane industriale leader nel settore dei tubi d’acciaio, col cuore in bicicletta: Antonio Colombo.
L’azienda si trasforma e le invenzioni del “design made in Cinelli”, iniziano a girare il mondo.
Nasce Laser, che abbandona le congiunzioni e introduce il Tig nei telai da strada. Tra l’altro, è l’unica bici italiana ad aver vinto un Compasso d’oro (1991) e oltre 28 medaglie d’oro in varie Olimpiadi e Campionati del Mondo. Scelgono i suoi manubri Campioni come Chiappucci, Armstrong, Cipollini, Di Luca, Freire e Simoni.
Dal 1997 Cinelli è divisione di Gruppo SpA e insieme a Columbus forma un polo produttivo di rilevanza mondiale, nel settore del ciclismo di altissima gamma.
Lo stabilimento della Gruppo SpA è situato a Caleppio di Settala, a 10km da Milano.
 
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