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La scarpa elegante nel basket, per passione ed affinità Stampa E-mail
Marzo 2011
Intervista a Emanuele Fabi Responsabile Mktg della Fabi Shoes
Emanuele Fabi Emanuele Fabi
Responsabile Mktg della Fabi Shoes

"Il nostro impegno come main sponsor del del Sutor Montegranaro è di tre anni e siamo fiduciosi nei risultati che verranno. Nelle sedi opportune si valuteranno i costi-contatto nel triennio, ma possiamo ritenerci già soddisfatti per i risultati in termini di riconoscimento da parte del pubblico"
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Un prodotto di alta qualità, realizzato in un’area d’Italia ad alta vocazione per la scarpa di lusso. Un club di provincia che raggiunge il livello del grande basket nazionale. Una passione intatta per la palla a spicchi, da quando si portavano i calzoni corti.
Un target di pubblico presente nei palazzetti, attento alla qualità. Ecco gli ingredienti per la sponsorizzazione della Fabi Shoes, con la Sutor Basket di Montegranaro. Un’operazione che detta così appare naturale, ma che non ha tanti precedenti – a parte il caso Armani, che dell’Olimpia è il proprietario-, nel veder affiancato il club di uno sport tra i più diffusi, qual’è il basket, e il nome delle calzature vendute nei negozi delle strade del lusso. Ne abbiamo ascoltato le motivazioni della scelta, incontrando Emanuele Fabi, che della famiglia occupa proprio il ruolo di responsabile al marketing ed alla comunicazione.
Fabi Shoes diventa main sponsor del Montegranaro Basket da quest’anno. Eravate probabilmente già vicini alla squadra, quali sono le motivazioni che vi hanno portato a questa decisione?

Emanuele Fabi: No, non propriamente. C’è una storia dietro un pò romantica. La nostra azienda è confinante con il comune di Montegranaro, lì c’è il distretto dell’industria calzaturiera, un settore in forte crescita. La nostra famiglia è di origini di Montegranaro e si è trasferita, poi, per motivi di lavoro. Mio padre è cresciuto vedendo giocare a basket a Montegranaro, nell’oratorio della chiesa del comune. È rimasto sempre legato a questa realtà. Si è creata l’opportunità di diventare sponsor ufficiale e lo abbiamo fatto con piacere perché, comunque sia, ci rappresentano. Noi siamo i leader nazionali dell’industria calzaturiera e potevamo affiancarci solo ad un club di successo come la Sutor Montegranaro.

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Veniamo alla dimensione della vostra azienda: dove sono i gli stabilimenti, che volume di produzione sviluppate, con quanti dipendenti e dove sono presenti i principali punti vendita?

Emanuele Fabi: Noi crediamo nel made in Italy e la nostra azienda si fonda su questa filosofia. Con trecento dipendenti produciamo intorno alle quattrocentomila paia di scarpe all’anno, con un fatturato di circa cinquanta milioni di euro. I nostri stabilimenti sono a Monte San Giusto, nelle Marche. In quest’area ci sono anche gli stabilimenti di Della Valle, di Paciotti. Questa zona è quella con la più alta densità di industria calzaturiera di lusso. Abbiamo dieci boutique a conduzione diretta in Europa come a Milano, a Catania, Siena, Montecarlo, Parigi, Praga e Bologna.

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Rispetto al budget, quanto investite in comunicazione?

Emanuele Fabi: Il budget destinato alla comunicazione è del tre-quattro per cento. Forse essere main sponsor della squadra di basket, ci ha fatto un po’ sforare. Ovviamente questo non ci pesa perché lo abbiamo fatto con il cuore e l’impegno in questo progetto ci sta dando già i suoi frutti. Abbiamo raccolto consensi anche dal grande pubblico: alcuni conoscevano la marca, ma tanti non sapevano di cosa ci occupassimo e quale fosse la nostra realtà. Siamo contenti del riscontro ottenuto. Il nostro impegno come main sponsor del del Sutor Montegranaro è di tre anni e siamo fiduciosi nei risultati che verranno. Nelle sedi opportune si valuteranno i costi- contatto nel triennio, ma possiamo ritenerci già soddisfatti per i risultati in termini di riconoscimento da parte del pubblico.

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Dunque, al di là della passione, vi state proponendo degli obiettivi: in termini di visibilità, in termini di fatturato?

Emanuele Fabi: Certo. Stiamo gradualmente coinvolgendo il nostro reparto commerciale, in una serie di attività di B2B. Anche nell’occasione della final eight di Torino abbiamo invitato dei nostri clienti, e creato un’area Fabi Sutor in città, a Torino. I nostri clienti hanno risposto in maniera molto soddisfatta, sono stati orgogliosi di far parte di un progetto come quello proposto da noi. Al momento siamo contenti di essere associati allo sport ed al basket, che è considerato uno sport di elite.

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Il vostro obiettivo principale, quindi, non è di coinvolgere il grande pubblico?

Emanuele Fabi: Abbiamo l’obiettivo di coinvolgere un pubblico a cui piacciano i prodotti di alta qualità. Il basket si associa benissimo a questo scopo.

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Tifosi Oltre a questa operazione con la Sutor Montegranaro, avete avuto altre esperienze nelle sponsorizzazioni?

Emanuele Fabi: Siamo stati nel 2000 lo sponsor di una squadra di soft ball di Macerata. Hanno vinto campionati, ma non avevamo la stessa visibilità che stiamo avendo ora. Non abbiamo avuto una sponsorizzazione importante con il calcio perché, a mio parere, questo settore è in forte declino, soprattutto perché non è più veicolo di valori condivisi. Un’altra ragione sta nel fatto che tanti fanno fatica a ricordare lo sponsor ufficiale dell’anno precedente di un club di calcio, perché le squadre principali cannibalizzano tutto, anche lo sponsor. Siamo fornitori delle calzature dei calciatori della Juventus e del Palermo. Allo stesso modo sponsorizziamo anche il team di ciclismo dell’Astana.

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In che modo seguite questo tipo di sponsorizzazioni?

Emanuele Fabi: Noi diamo loro la fornitura delle scarpe e loro ci danno la possibilità di sfruttarne i diritti, come inserire il logo nel nostro sito. Possiamo dire che sono delle cooperazioni, nel caso dei club di calcio non siamo a livello di sponsorizzazione e di esposizione come avviene con la Sutor Montegranaro. Nell’Astana, invece, che è un team importante nel mondo del ciclismo, i corridori in varie occasioni indossano le nostre scarpe e sul sito ci sono le loro calzature da noi personalizzate.

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A tal proposito, ad esempio con la Juventus, non avete possibilità di arricchire i vostri contatti per sviluppare attività verso il pubblico o B2B?

Emanuele Fabi: Ancora no. I club professionistici sono restii a comunicare all’esterno i loro contatti, a dare il consenso ai giocatori di prestarsi per qualche iniziativa degli sponsor minori. Con la Sutor, invece, siamo il main sponsor che dà il nome alla squadra, c’è una grande disponibilità da parte del club e dei giocatori. Possiamo utilizzare appieno la loro immagine.

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La Sutor vi da anche la possibilità di creare anche attività di B2B in occasione delle gare?

Emanuele Fabi: Sì, come detto, abbiamo da parte di questo club una grande disponibilità. Hanno, poi, un general manager, Vacirca, molto valido, è molto bravo a creare eventi per coinvolgere le aziende in attività di B2B. Proprio per questo motivo è sua l’idea di creare un villaggio all’esterno del Palasport.

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Siete propensi a legare il vostro marchio alla Sutor Montegranaro per un connubio duraturo nel tempo?

Emanuele Fabi: È prematuro ora parlarne, ma sicuramente saremo al loro fianco per i tre anni. Stiamo valutando anche la possibilità di costruire un PalaFabi nel futuro, in quanto un palazzetto di proprietà del club è importante. Tra l’altro non esiste una struttura indoor nelle Marche, se non quella di Pesaro.

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In questo vostro progetto, si inserisce la nuova legge sugli stadi, ancora da essere approvata, in cui si attesta che i anche palazzetti dovranno essere di proprietà delle società private.

Emanuele Fabi: Esattamente. Come società, la gestione può essere virtuosa, una volta costruito il palazzetto. È una risorsa di guadagno. Ormai le società sportive devono avere una mentalità di tipo imprenditoriale. Se i club non costruiranno i loro impianti di proprietà, non avranno la possibilità di fonti di guadagno alternative ed oltretutto dovranno continuare ad appoggiarsi alle strutture comunali, che nella maggioranza dei casi sono fatiscenti. La questione stadi di proprietà è il tallone d’Achille dello sport italiano.

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Intervista curata da Sonia Ragozzini

chi è

Emanuele Fabi, nato nel 1968.
Da sempre impegnato nell’azienda di famiglia con responsabilità nell’ambito dello stile uomo (brand manager di Fabi uomo e Barracuda) e supervisore del marketing e della comunicazione aziendale.
azienda

FABI nasce nel 1965, nel cuore del distretto calzaturiero Marchigiano, una piccola realtà imprenditoriale dall’impronta artigiana, creata dai fratelli Elisio ed Enrico. Bastano pochi anni per far si che si rafforzi il carattere imprenditoriale di questa azienda.
Fattore determinante del successo sembra voler essere una spiccata capacità nel conciliare tradizione ed innovazione.
Gli anni ‘80 poi segnano la base di un successo ormai affermato, che spinge l’impresa ad ampliare i propri orizzonti alla ricerca di mercati emergenti, grazie anche alla continua volontà di mirare ad obiettivi sempre più ambiziosi.
Tra il ‘93 e il ‘94 nasce la collezione Fabi Donna. La qualità si sposa con la tradizione e la tecnologia: 344 unità tra mastri calzolai e artigiani lavorano a stretto contatto con addetti alla tecnologia informatica e macchinari di ultima generazione.
La sede nelle Marche, situata a Monte San Giusto, è distribuita su uno spazio di oltre 14.000 mq coperti. I clienti sono attenti ed esigenti, in grado di apprezzare calzature di pregio e cultori del dettaglio reso prezioso dalla lavorazione a mano del Made in Italy.
 
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