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Modello Cellino: il calcio al centro del business Stampa E-mail
Luglio 2010
Intervista a Massimo Cellino Presidente Cagliari Calcio
Massimo Cellino MASSIMO CELLINO
Presidente Cagliari Calcio


“Il centro commerciale e le varie altre attività come in Inghilterra,  sono tutte sciocchezze. Il mio stadio deve aprire due ore prima della partita e chiudere due ore dopo, deve solo servire a perdere un’oretta con dei costi limitati. Il nostro core business è produrre lo spettacolo sportivo. Con altre attività si rischierebbe di fallire”
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Forse mai come in questi ultimi anni, il mondo del calcio di serie A vive del protagonismo dei suoi presidenti. Veri personaggi mediatici, forse ancor di più dei propri calciatori. Una prova recentissima la serata del 28 luglio della presentazione del calendario di calcio del campionato 2010, con diretta su Sky. Ospiti d’onore, che si sono avvicendati sul palco, proprio loro i presidenti dei club. Da sempre tra i più loquaci e determinati è Massimo Cellino, Presidente del Cagliari da un decennio circa, ha una vision molto decisa su come va gestito un club di calcio di serie A. 
Sponsornet: Cellino,  nasce come imprenditore in che settore, quali sono le sue altre attività?
Massimo Cellino: Io nasco come imprenditore del settore pastai. Amatoriale, nell’industria della conservazione di cereali e grano.

Sponsornet: Che continua a seguire?
Massimo Cellino: Non la seguo più direttamente io, la seguono i miei fratelli, l’ho fatta per 18 anni.

Sponsornet: Lei è un presidente con una visione ed un modello di gestione del business del calcio originale?
Massimo Cellino: Quando ho preso il Cagliari, avrei dovuto imparare a fare il presidente del calcio. Ero un imprenditore industriale. Sono attività che portano a molto fatturato e poco valore aggiunto. Il calcio è una bestemmia rispetto al resto. Ho trasformato l’impresa di calcio in un’azienda, così mi sono trovato subito a mio agio.

Sponsornet: E qual è il modello che ora ha adottato?
Massimo Cellino: Non ho mai imparato, ho cambiato l’impresa-calcio alle mie caratteristiche. Ci sono delle anomalie di utili e di Iva, gli utili non erano possibili. Poi è diventata una spa un po’ anomala. A quel punto, dopo gli errori che ho fatto all’inizio, ho pensato di gestire il calcio come le altre aziende. Con molte difficoltà perché ci sono voci del bilancio non accostabili ad altre attività, perché si parla di uomini, di diritti di sfruttamento di immagini dei calciatori, ammortamenti. C’è una legge italiana nata per gli industriali che è stata adattata dal calcio. Ma non c’è commercio di uomini, anche se la legge viene assimilata nella voce dello stato patrimoniale. L’interpretazione, se si scende nei particolari, è molto personale. Non ci sono parametri. Ho comprato nel 2002 un giocatore a 7 milioni, poi l’ho perso l’anno dopo a zero. C’è un fattore di rischio e un conto economico con cui mi confronto sempre.

Sponsornet: Ma in effetti è il problema di tutti …
Massimo Cellino: In molte aziende industriali, lo stato patrimoniale è fondamentale. Tra 3 mesi, una cosa comprata ora a milioni di euro, diventa zero, quindi è tutto effimero a causa  di una depressione, di un infortunio. Mi confronto con i miei colleghi che non hanno ancora capito cos’è il pianeta calcio. Non hanno inquadrato il sistema calcio nella maniera giusta. Chiedono soluzioni a problemi temporanei che non sono attinenti alla realtà.

Sponsornet: Quindi lei da un lato è a favore della logica del fair-play finanziario voluto da Platini?
Massimo Cellino:  Io non ho affidamenti come Cagliari Calcio. I soldi sono veri, non posso perdere i soldi comprando solo giocatori, è troppo volatile come mercato, deve essere circoscritto al solo calcio come il Cagliari Calcio. Devono imporre le regole, prima che lo dica Platini. Non posso seguire l’emotività della piazza, con molti meno soldi di molte società.

Sponsornet: Un aiuto concreto verrebbe dai nuovi stadi di proprietà.
Massimo Cellino: La mia società produce uno spettacolo, se io non ho il teatro dove esibirmi non posso esibirmi. La prima possibilità è uno stadio 105x70 con i posti (mille, diecimila, trentamila) in base al pubblico che segue la manifestazione. Ognuno ha necessità diverse, quello che stanno cercando di vendere è una realtà di costi ben più alti, con stadi obsoleti, non finalizzati a certe soluzioni tecnologiche. Devono permettere un ammortamento sui costi economici annuali su 10-15-20 anni. Il centro commerciale, ecc. sono tutte sciocchezze. Il mio stadio deve aprire due ore prima della partita e chiudere due ore dopo, deve solo servire a perdere un’oretta con dei costi limitati. Il nostro core business è produrre lo spettacolo sportivo. Con altre attività si rischierebbe di fallire.

Sponsornet: Quindi lei va nettamente in controtendenza con i fautori della legge e dei progettisti del modello anglosassone?
Massimo Cellino: Ma a me l’Inghilterra non insegna nulla, ci sono certe cose che sono positive ma molte cose sono pericolose, hanno una mentalità diversa non una scelta economica diversa. Le nazioni sono proprio culturalmente diverse.
Sponsornet: Hanno dei comportamenti tali da rendere produttivi questi impianti.
Massimo Cellino:  Hanno componenti meno variabili delle nostre, loro le sanno vendere le partite, noi no. In Italia solo certe gare sono giocate con agonismo, molte altre senza interesse, sembra che i calciatori timbrano il cartellino. Dagli inglesi prendiamo quello che ci serve e basta.

Sponsornet: Quindi il suo suggerimento è di far un investimento molto mirato. Però c’è chi sostiene, diversamente dal modello anglosassone, di prendere atto delle nostre esigenze differenti, e per recuperare soldi, di utilizzare aree pertinenti, come ha fatto la Juve che ha venduto il terreno a Conad con un investimento di 90 milioni di euro.
Massimo Cellino:  La Juve è la Juve, Torino è Torino. Con 280 milioni di fatturato e molti dai diritti televisivi, che servono a pagare due allenatori. Posso farmi una megalopoli a Cagliari e buttare 90 milioni dalla finestra ?
Cagliari Calcio
Sponsornet: Veniamo alla gestione dei costi: quanto incidono gli stipendi nel suo budget? Adotta il salary-cap?
Massimo Cellino: Il 60%. I club sono società per azioni, che sottostanno alle regole di bilancio. Non è necessario ce lo dica Platini. Spesso, però, si reggono sui finanziamenti di altre società dello stesso imprenditore. Può essere pericoloso. Non puoi avere un calciatore che guadagna 500 mila euro netti all’anno e poi vai in un consiglio di fabbrica dove vogliono 3 euro in più al mese, Sono economie totalmente diverse che non vanno paragonate e miscelate. In un altro lavoro fatturavo  mille miliardi di lire l’anno, il calcio è tutto al contrario, e quindi bisogna essere razionali e freddi.

Sponsornet: Introduce anche un tetto per i singoli?
Massimo Cellino:  O ho il campione che fa la differenza (Messi, Ronaldo) oppure i giocatori devono essere comparati all’età, all’esperienza, e equamente trattati secondo una logica di giustizia dello spogliatoio.
Se un mio giocatore guadagna 300 mila euro, non è che posso darne ad un altro due milioni solo perché ad esempio viene dal Milan. Neanche va bene sostenere stipendi più alti, solo perché lo si prende a parametro zero, così salta il conto economico.  E se quel giocatore non gioca più? Hanno tutti paura della contestazione, dei giornalisti. Il calcio va gestito così, ho portato la mia famiglia a Miami per stare lontano da certe polemiche.

Sponsornet: Perché i calciatori non sono professionisti e sono dipendenti? Perché su questo non si fa una battaglia europea?
Massimo Cellino: Abbiamo parlato di questo, ma in quella battaglia sono coinvolti tutti i lavoratori dipendenti, però non è un problema mi creda, ci sono delle regole che ovviamente non possiamo cambiare durante l’avvio del Campionato.

Sponsornet: E in questo senso, chiuderei appunto sulla governance della Lega.
Massimo Cellino: Sono impegnato per necessità, sono abituato a essere  responsabile dando il mio apporto, anche se è una cosa molto difficile. C’è molto egoismo e opportunismo, oggi danno retta a certi urlatori nel mondo del calcio, si gestisce tutto in un’anarchia e un pressapochismo anziché essere responsabili diretti di certe decisioni.



chi è

Massimo Cellino, nato a Cagliari nel1956. Imprenditore sardo, ricopre la carica di presidente del Cagliari Calcio dal 1992. Durante la gestione Cellino, il Cagliari ha disputato 12 campionati di Serie A, ha raggiunto una semifinale di Coppa UEFA  e due semifinali di Coppa Italia. Ha realizzato ad Assemini il centro sportivo Ercole Cellino, chiamato con il nome del padre, e sede degli allenamenti della prima squadra. 

 
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