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Aironi, entusiasmo e hospitality nel rugby europeo Stampa E-mail
Marzo 2012
Intervista a Stefano Cantoni Amm. Delegato Aironi Rugby
Stefano Cantoni Stefano Cantoni, Amministratore Delegato Aironi Rugby

"La nostra novità sta proprio nel fatto che manca un vero e proprio gruppo proprietario. L'intera società è gestita dai soci della franchigia, che a loro volta sono in società con altri soci privati od aziende. (...) Spesso durante il terzo tempo invitiamo gli sponsor che pranzano o cenano con gli stessi giocatori. (...) In Europa, più che per i risultati sportivi, siamo noti per le nostre attività di hospitality"
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Il network del marketing sportivo in Italia (in particolare agenzie e sponsor) da qualche anno guarda con particolare interesse al format del rugby. Diventato un vero e proprio fenomeno, che riesce ancora a valorizzare i valori dello sport, che trasporta le famiglie allo stadio, che crea entusiasmo anche quando si perde, ha però riguardato soprattutto le vicende della Nazionale Italiana, anche se poche volte vittoriosa nelle partite del Sei Nazioni come nella Coppa del Mondo non per questo è stata abbandonata da tifosi e telespettatori. Diversamente i club del campionato italiano hanno sempre ottenuto l'attenzione dei media e degli appassionati come tipicamente accade per gli sport "di nicchia". Da quest'anno la novità di avere due Club Italiani partecipanti ad uno dei campionati principali in Europa. Decisione che ha fatto molto discutere, perché anche se apparentemente ha ridimensionato l'appeal del campionato italiano, di converso ha dato un'occasione di spettacolo e confronto manageriale, oltre che sportivo per il rugby nostrano che potrà aiutare a crescere. Come funziona il format di un Club impegnato al massimo livello europeo, compresi gli aspetti relativi al budget necessario, lo abbiamo chiesto a Stefano Cantoni, ad di una delle due franchigie italiane, l'Aironi di Viadana (l'altra è la Benetton Treviso), che è nata dall'unione di più società sportive del territorio del nord-ovest.
Il format del rugby continua a riscuotere un rispettabile successo nei confronti della nazionale, ma molto meno rispetto ai club

Stefano Cantoni: L'Italia non è ancora del tutto pronta al rugby; il mondo della palla ovale resta identificato con la Nazionale che, nonostante abbia portato a casa qualche sporadica vittoria, gode ugualmente di un grande seguito dimostrato dagli 80.000 spettatori a San Siro e dai 50.000 biglietti già venduti per il prossimo incontro all'Olimpico di Roma. Otre alla Nazionale, le due maggiori franchigie italiane partecipano ad altri due importanti tornei come l'ex campionato Celtic League, oramai divenuto campionato RaboDirect Pro 12, dal nome della banca sponsor, strutturato sulla base di 12 squadre partecipanti, che si confrontano in un campionato europeo utile all'innalzamento di livello del rugby italiano. L'Heineken Cup è invece la Coppa dei Campioni del rugby, la novità rispetto alla Pro 12 sta nell'aggiunta delle due regine del rugby, Inghilterra e Francia, per un totale dunque di ben 24 club divisi in 6 gironi da 4 squadre ciascuno.

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Il Club degli Aironi, è una delle due franchigie italiane nella Celtic League, oggi chiamata appunto RaboDirect Pro 12, dal nome di un marchio della Rabo Bank

Stefano Cantoni: La Federazione Italiana Rugby ha deciso che due squadre italiane, gli Aironi e Benetton Treviso, partecipassero a questo campionato europeo, per far sì che i giocatori della Nazionale avessero la possibilità di confrontarsi costantemente durante l'anno con giocatori di pari livello. Abbiamo iniziato nel 2010/11 il primo campionato tra varie difficoltà e, a differenza di Benetton Treviso che ha continuato la sua attività senza cambiare nulla, ci stiamo strutturando in modo diverso. Inoltre, ci stiamo muovendo affinché l'intero territorio del nord-ovest italiano partecipi a questa sfida, coinvolgendo le società che hanno i nostri stessi obiettivi sia tecnici che commerciali (siamo 5 società sportive nella srl Aironi rugby ss, a cui si aggiungono 21 fiancheggiatrici). Da qui anche la scelta di giocare l'Heineken Cup a Monza, dove si è tenuto l'incontro con i francesi del Clermont-Ferrand, gli inglesi dei Tigers e gli irlandesi dell'Ulster.

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Cosa significa, in termini economici, partecipare ad una così importante competizione?

Stefano Cantoni: Sostanzialmente i budget sono mediamente triplicati, in quanto, la stessa logistica dei tornei impone delle trasferte per la presenza di partite di andata e partite di ritorno; oltre tutto, l'intervento di maggiori giocatori di alto livello ha aumentato di conseguenza la spesa dei costi di ingaggio. L'intera struttura organizzativa è doverosamente migliorata, così come l'intero staff ha subito significativi cambiamenti che si traducono, pertanto, in una maggiore spesa di denaro.

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Com'è strutturato il vostro club – azienda, a livello corporate?

Stefano Cantoni: Al vertice di tutto vi è un presidente ed un amministratore delegato, che sono io, che fanno riferimento ad un consiglio d'amministrazione e ci si avvale di un comitato consultivo. Per quanto riguarda la direzione organizzativa, disponiamo di tre addetti che seguono rispettivamente la segreteria sportiva, infrastrutture e sicurezza stadio, settore ticket e biglietteria. Alla direzione commerciale e comunicazione partecipano sei addetti che seguono il marketing strategico, l'ufficio stampa e le attività di merchandising con la gestione dell'Aironi Shop all'interno del nostro stadio e degli altri punti vendita presenti sul territorio lombardo. Altro settore innovativo è quello riguardante il Business School, dove vengono messe a disposizione le nostre strutture e il nostro intero staff tecnico, per eseguire delle attività di Team Building verso le stesse aziende del territorio, volte ad esempio a formare dei dirigenti o anche per far crescere un atleta a fine carriera creando così, con un pò di fortuna, un futuro dirigente.

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Rugby stadio Come la maggior parte delle società sportive, godete di un unico gruppo proprietario?

Stefano Cantoni: La nostra novità sta proprio nel fatto che manca un vero e proprio gruppo proprietario. L'intera società è gestita dai soci della franchigia, che a loro volta sono in società con altri soci privati od aziende; è una sorta di pubblic company senza dei veri e propri proprietari.

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Qual è la dimensione del vostro budget e quanto incidono le principali voci di costo?

Stefano Cantoni: Ci avvaliamo di un budget complessivo di 7 milioni di euro, al quale sottraiamo un buon 70% per l'area sportiva, che cresce all'80% se consideriamo anche i costi della gestione amministrativa. Mentre la restante parte viene divisa tra le trasferte, l'acquisto del materiale sportivo, l'assistenza medica e la prevenzione diagnostica più il costo relativo al recupero fisico dei giocatori. Il settore giovanile è invece realizzato dalle varie società sportive socie.

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I ricavi, invece, in che modo vengono organizzati?

Stefano Cantoni: Il 70% dei ricavi è da attribuire alle attività di sponsorizzazione, un buon 25% proviene dalla Federazione che si fa carico al 60% del contratto di una serie di giocatori, presenti in una lista stilata dalla Federazione stessa. Questo vale anche per quei giovani, presenti in un'altra lista, che giocano almeno 900 minuti, quindi circa undici partite e per altre quattro figure chiave, che continuamente si interfacciano con la Federazione, quali il capo allenatore, il direttore sportivo, il medico e il preparatore atletico, in quanto figure essenziali per la crescita dei talenti italiani. Per il restante 10%, gli incassi provengono dalla biglietteria, dalle attività di merchandising e dai risultati di una buona hospitality, utile al fine di creare un'importante attività di relazione diretta con gli sponsor; certamente gli incassi relativi alla biglietteria non sono importanti, ma il nostro principale obiettivo è portare gente allo stadio, per poter realizzare numeri importanti aspettiamo ancora di farci conoscere.

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Aironi maglia In termini di ospitalità non siete da meno ad una società calcistica di massima serie, come mai avete investito in questo genere di attività e, in media, quante persone vengono ospitate dopo il terzo tempo?

Stefano Cantoni: Come società badiamo molto alla qualità del servizio e alla condivisione. Il nostro evento sportivo viene pertanto strutturato in cinque tempi, di cui tre sono destinati al gioco vero e proprio, mentre gli altri due tempi, definiti propriamente pre-partita e post-partita, sono riservati al coinvolgimento di diverse persone. Spesso durante il terzo tempo invitiamo gli sponsor che pranzano o cenano con gli stessi giocatori. Ci sono anche dirigenti di aziende legate anche a sponsor di altri club e di altri sport, che hanno molto apprezzato questo tipo di attività. Certamente è un impegno importante in termini economici, ma è d'altra parte un investimento utile sia a qualificare la relazione diretta con gli sponsor sia a far nascere nuove collaborazioni interessanti. In Europa, più che per i risultati sportivi, siamo noti per le nostre attività di hospitality.

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Dunque di fatto riuscite a realizzare un equilibrio di bilancio: nel caso di passività come compensereste?

Stefano Cantoni: Essendo la nostra una start up, abbiamo realizzato un accordo parasociale in cui le società socie, si sarebbero impegnate a sostenere la propria quota di sponsorizzazione necessaria a chiudere l'eventuale deficit di budget. Quest'anno stiamo facendo le giuste verifiche per capire come riuscire a strutturarci per mantenerci in autonomia.

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Qual è il gap economico tra il vostro club e le altre partecipanti al campionato?

Stefano Cantoni: Esistono squadre come il Treviso che hanno un budget molto simile al nostro, ma con risultati sportivi maggiormente positivi e altre squadre che si avvalgono di una cifra che si aggira intorno ai 20 milioni di euro; esiste addirittura qualche club europeo che mette a sua disposizione ben 30 milioni di euro, ma è chiaro che si tratta di squadre già ben consolidate.

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Qual è lo stipendio medio degli Aironi?

Stefano Cantoni: I nostri giocatori hanno uno stipendio modesto che va da un minimo di circa 40mila euro lordi all'anno ad un massimo di circa 200 mila euro. Abbiamo inoltre un tetto massimo di cinque giocatori stranieri da poter inserire in rosa, per favorire la crescita dei giocatori italiani e tutto ciò, al momento, ci rende inferiori rispetto alle squadre che provengono da nazioni che hanno una cultura di questo sport parecchio superiore alla nostra.

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giocatori Aironi rugby Essendo un club nato da poco, privo di un patrimonio storico di tifosi, come cercate di attirare il pubblico?

Stefano Cantoni: Il pubblico del rugby, statisticamente con una cultura media buona in quanto proviene dalle realtà universitarie, è formato essenzialmente da appassionati giocatori, ex giocatori ed i loro familiari ed amici. Puntiamo molto sul coinvolgimento delle famiglie (a tal proposito è allo studio una tribunetta dedicata ai bambini con relativa area attrezzata per giochi e divertimento). La nostra società ha la fortuna di avere uno dei pochi gruppi di tifo organizzato che seguono ed incitano la squadra sempre e quasi ovunque, denominati "MICLAS".

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Ma probabilmente una volta coinvolto...

Stefano Cantoni: Sì, il pubblico viene subito entusiasmato da uno spettacolo sempre assicurato; l'intero contorno è coinvolgente e ci si sente da subito a proprio agio. Per il momento però siamo più conosciuti all' estero - ad Edimburgo tutti conoscono gli Aironi - che in Italia. Ci autodefiniamo gli ambasciatori del rugby; in 44 partite abbiamo vinto solo 5 gare e rimaniamo ancora una squadra modesta, ma il nostro entusiasmo non è per niente scemato.

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Intervista a cura di Cristiana Trezza

chi È

Cantoni Stefano nato a Parma il 15 luglio 1963, residente in Colorno (PR), libero professionista commercialista.
Attualmente Amministratore Delegato della società stessa, Vice presidente del Rugby Colorno (società socia di Aironi).
 
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