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Armani Milano pensa a darsi una dimensione europea Stampa E-mail
Marzo 2014
Intervista a Flavio Portaluppi General Manager Olimpia Basket Milano
Flavio Portaluppi Flavio Portaluppi
General Manager Olimpia Basket Milano

"Da un punto di vista economico pensare di diventare autosufficienti, slegandosi dalla proprietà è un'utopia per la pallacanestro italiana. Abbiamo la fortuna che la Giorgio Armani Spa sia molto vicina al nostro progetto. Stiamo lavorando molto ad un ritorno alle radici di questa società: impegno e determinazione, ma anche nuovi progetti per il ticketing. (...) Ci teniamo a creare occasioni di business condiviso per i nostri sponsor nell'area hospitality del Forum, oppure in eventi dedicati a quelli principali"
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Obiettivo Europa. L'Olimpia Milano continua a sistemare le sue carte, perché siano in regola per competere con i suoi principali competitor del Vecchio Continente: la struttura organizzativa, una la rete di sponsor su tutto il territorio, il Palalido in costruzione (ma forse già piccolo), l'attenzione ai piccoli campioni e, non ultimo, il sempre vivo impegno sociale. Abbiamo incontrato il giovane General Manager, Flavio Portaluppi, nella sede del Palalido, dove vengono gestite le attività sportive e non della nostra principale società di pallacanestro, ritornata ad essere il riferimento italiano in Europa, pur non avendo ancor raggiunto risultati sportivi importanti, grazie al prosieguo dell'ambizioso progetto di Giorgio Armani che resta ben saldo, nonostante le incertezze degli anni precedenti. Abbiamo incontrato una struttura, già di tipo aziendale, che continua a seminare sul territorio, con 78 società che partecipano all'Armani Junior Program e circa 200 aziende che contribuiscono e credono nel progetto. Con una decina di dipendenti nell'area corporate, chiamato dal presidente Proli a guidare questo progetto, dall'anno scorso c'è Flavio Portaluppi che, conscio del suo ruolo e con una visione chiara delle problematiche del basket italiano rispetto a quello europeo, ha la volontà di costruire una business unit che possa nel tempo ridurre l'apporto finanziario del patron.
Dall'esperienza sportiva a quella manageriale. Ripercorriamo la strada che l'ha portata ad essere il General Manager dell'Olimpia Milano

Flavio Portaluppi: Mi sono avvicinato alla pallacanestro fin da bambino, entrando poi nel settore giovanile e a 12 anni sono arrivato all'Olimpia nelle categorie "Ragazzi" l'attuale "Under 13". Terminata l'esperienza giovanile sono andato per due anni in prestito in un'altra società vicino Milano e poi sono tornato all'Olimpia, giocando ben 11 stagioni come giocatore professionista. Ho terminato la mia carriera come giocatore con due esperienze di tre anni ciascuna a Castelletto Ticino e a Cremona, in quest'ultima ho intrapreso l'attività di dirigente. Senza frequentare però corsi di formazione o seguire corsi di studi specifici. Così mi sono ritrovato "dall'altra parte della scrivania", ovviamente affiancato da persone d'esperienza come lo era l'allora amministratore delegato della Vanoli Basket, Andrea Zagni. Dopo un anno lì, sono tornato a Milano come Team Manager, a stretto contatto con i giocatori e gli allenatori, e di nuovo a Cremona per altri due anni come General Manager. Dall'anno scorso sono tornato all'Olimpia Milano.

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Come si struttura la società dell'Olimpia Milano in termini di personale?

Flavio Portaluppi: In ufficio ci sono una segreteria, un responsabile della comunicazione, anche digitale, un responsabile ticketing, una responsabile del marketing che gestisce gli oltre 200 sponsor che abbiamo, unresponsabile della web tv e gli eventi, da quelli di charity a quelli istituzionali, con l'Armani Junior Program che riunisce ormai 78 società di Milano, dell'hinterland e in altre province della Lombardia. E poi c'è l'assistente all'area ticketing, settore fondamentale sul quale stiamo investendo molte risorse. Ci sono due team manager, anche responsabili dell'area scouting/settore giovanile e il magazziniere che segue la squadra. In totale quindi una decina di dipendenti. L'area sportiva comprende i 13 giocatori, 3 allenatori e un preparatore atletico, 3 medici, 2 fisioterapisti. Il settore giovanile ha 5 allenatori, che si occupano anche di monitorare i giocatori delle altre leghe europee.

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Oltre alle sfide sportive, quali sono i traguardi in termini aziendali, che intende garantire al Gruppo Armani?

Flavio Portaluppi: Da un punto di vista economico pensare di diventare autosufficienti, slegandosi dalla proprietà è un'utopia per la pallacanestro italiana. Abbiamo la fortuna che la Giorgio Armani Spa sia molto vicina al nostro progetto tanto che il direttore generale della Giorgio Armani SPA, il dottor Livio Proli è anche il presidente dell'Olimpia Milano, ci considerino una delle 17 aziende del Gruppo. Ed io sono il suo referente principale per la completa gestione aziendale. Nel consiglio d'amministrazione disegniamo le strategie e viene definito il budget per l'Olimpia Milano. Considerata la buona stagione che stiamo vivendo attualmente, stiamo lavorando molto ad un ritorno alle radici di questa società: impegno e determinazione, ma anche nuovi progetti per il ticketing. Così facendo stiamo cercando di aumentare i ritorni provenienti dalla biglietteria che, rispetto allo scorso anno, dovrebbero avere un incremento del 35-40%, nonostante la riduzione dei prezzi applicata a inizio stagione.

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Olimpia Quale percentuale del budget è sostenuto dalla proprietà e quale dai 140 sponsor?

Flavio Portaluppi: Circa il 50% del budget proviene dalla Armani Spa, un altro 30% dagli sponsor e il restante 20% da biglietteria, diritti tv, merchandising ed altre attività. I diritti tv provengono dalla distribuzione di quelli di Lega ed Eurolega. Per quanto riguarda la Lega la divisione avviene tra le 16 associate e parzialmente dipende anche dalla storicità del club, il bacino d'utenza, etc. In Eurolega invece ogni singolo Paese vende o cede ai broadcasting televisivi i diritti e le società partecipanti al campionato di quella nazione si spartiscono i proventi. Quindi in questo caso siamo noi e Siena ad avere ottenuto i proventi del contratto con Sky. Ma come sappiamo la percentuale dei diritti tv sulla totalità del budget è minima.

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A proposito di sponsor, non è molto noto che avete un cospicuo numero di partner: come è organizzata la vostra presenza su questo mercato?

Flavio Portaluppi: Attraverso tre canali principali: una concessionaria esterna, l'ufficio marketing e principalmente attraverso la Giorgio Armani Spa alla quale ci appoggiamo anche per gli aspetti amministrativi e finanziari. Ci teniamo a creare occasioni di business condiviso per i nostri sponsor nell'area hospitality del Forum, oppure in eventi dedicati a quelli principali. Devo ammettere che i nostri giocatori ci danno un grande supporto, mostrandosi sempre disponibili ed entusiasti di partecipare alle attività di marketing che li coinvolgono. Inoltre siamo noi a detenere i loro diritti d'immagine.

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Quest'anno offrite anche un palazzetto con più spettatori: che media di presenza raggiungete al Forum di Assago?

Flavio Portaluppi: Quest'anno abbiamo una media di circa 7.000 spettatori, inclusi quelli di coppa e Campionato. Detenendo la licenza di Eurolega, cioè la possibilità di parteciparvi a prescindere dai risultati sportivi, dobbiamo rispettare degli standard più rigidi in termini economici, di impiantistica sportiva e di capacità di riempimento del palazzetto, che deve essere pari all'80% di quella totale del Forum di Assago (12.350). L'anno scorso ne facevamo la metà e non raggiungevamo certo i 10.000 come invece c'è stato quest'anno contro Siena, Real Madrid, Fenerbache e Panathinakos.

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Parlando di impiantistica, da un lato attendiamo ancora il rinnovo del Palalido, sempre rimandato, dall'altro c'è comunque il Forum che però, rispetto agli standard europei, risulta ormai inadeguato

Flavio Portaluppi: I primi progetti per il Palalido risalgono al 2008, quando si pensò di far rinascere un impianto storico della pallacanestro e di tutto lo sport di Milano. Per anni è stato punto di riferimento della cultura sportiva ma anche musicale milanese. La realizzazione spetta a Milano Sport, quindi al Comune ed attualmente la Giorgio Armani Spa sta valutando la possibilità di una sua sponsorizzazione dell'impianto. Contenendo 5.200 spettatori sarebbe stato l'ideale per le medie raggiunte lo scorso anno, ma non per quelle di quest'anno.

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Olimpia BMW Ma come mai, in Italia in generale, c'è ancora così poca concretezza nell'affrontare la questione del rinnovamento degli impianti, che di fatto viene sempre accantonata?

Flavio Portaluppi: Perché richiede una visione di lungo termine. Credo che spesso i proprietari non vogliano impegnarsi sul lungo termine e in questo momento un investimento del genere se lo potrebbero permettere veramente poche società. Per quanto ci riguarda un palazzetto da 4-500 spettatori per Milano non sarebbe sufficiente. Ce ne vorrebbe uno delle dimensioni del Forum, ma che ha 30 anni, non fu concepito per la pallacanestro e di certo qualche lavoro di ristrutturazione lo richiederebbe.
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Ma una società come l'Olimpia Milano, ha un budget che, in teoria, le consente di avere un ampio margine per finanziare, con un ammortamento di 10-15 anni, un investimento per avere un palazzetto nuovo e di proprietà?

Flavio Portaluppi: Certo, in teoria ci sarebbe. Ma fu deciso a suo tempo, nel 2008, per il rilancio del Palalido, è chiaro che oggi le esigenze sono cambiate. Ora non basterebbe, ma a Milano le mode passano rapidamente e per questo non dobbiamo adagiarsi sugli allori. Gli attuali 7.000 spettatori sono un grande traguardo ma è anche vero che la tendenza degli impianti in Europa è quella di costruirne di nuovi, riducendone la capienza.

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In Europa ci sono Paesi come la Turchia e la Grecia che, anche se economicamente con una capacità industriale inferiore, da un pò di tempo hanno dei club dalle dimensioni superiori delle nostre. Così come la Spagna

Flavio Portaluppi: In Spagna c'è stata un'attenzione differente da parte del governo nei confronti delle tassazioni verso gli sportivi... e sta vivendo una situazione molto delicata per la crisi, a parte per alcune squadre come Real Madrid, Barcellona e Valencia che hanno budget importanti (anche oltre i 20milioni). Hanno poi uno sponsor dall'impegno economico di rilievo. Beko per noi è importante strategicamente, proprio perché è molto presente nella pallacanestro europea. Invece in spagna con l'ACB la sponsorizzazione è molto rilevante dal punto di vista economico e permette di promuoversi gratuitamente in tv ed avere visibilità in prime time. C'è anche una maggiore partecipazione delle amministrazioni che negli anni passati, in fase di crescita, hanno sostenuto la realizzazione degli impianti sportivi che quindi adesso sono migliori dei nostri. Come la Turchia, il cui Pil sta crescendo. Noi abbiamo problematiche relative alla situazione economica, ma non solo. Anni fa la nostra Lega era punto di riferimento dal punto di vista organizzativo per la Spagna, la Francia e la Germania, che ora ci hanno superato anche per le presenze al palazzetto: la Germania ora raggiunge l'85% di riempimento dei palazzetti durante le partite di Bundesliga.

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Qual è il budget medio complessivo per i giocatori in Italia e in Europa?

Flavio Portaluppi: In Italia si va da 2 milioni ad oltre 10. In Europa invece il più alto ce l'ha il CSKA con 30 milioni. Quello del Barcellona credo si aggiri attorno ai 20. Ovviamente per quest'ultima e per il Real Madrid, come nel calcio, la realtà è diversa perché sono polisportive sostenute da oltre 120mila soci. Maccabi Tel Aviv è l'unica realtà israeliana che compete da tempo in Europa ad altissimo livello. Le altre squadre dell'Est, ad eccezione di qualche sporadico caso (Lokomotiv Kubam, Unics Kazan) sono messe sicuramente peggio; soprattutto le nazioni facenti parte dell'ex- Jugoslavia che sono da anni specializzate nella costruzione di giovani giocatori che poi vendono per finanziarsi. In Italia i contratti dei giocatori vanno da meno di 100mila a 500-600mila netti.

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Quanto al lavoro della Lega Basket, che di recente ha nominato Minucci come prossimo presidente, lei partecipa alle riunioni?

Flavio Portaluppi: Sì, alle riunioni ed alle commissioni. Ne abbiamo tre-quattro ( commissione marketing, rapporti con la FIP, bilancio etc.) che però, a mio parere, incidono poco perché le varie società sono impegnate nella loro gestione quotidiana, e così gli interessi della Lega vengono sempre messi in subordine.

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Per questo la soluzione sarebbe quella di dirigersi verso il modello Nba oppure fare in modo che la Lega abbia almeno la sua centralità per il brand, il marketing, la territorialità per i giovani, e lavori con le tv con più efficacia. Per valorizzare l'impatto del basket sui media così come lo merita. Ma ha ancora adesso gravi lacune anche come struttura manageriale

Flavio Portaluppi: È vero, mostra grandi criticità e offre pochi vantaggi agli associati. La causa credo risieda nello statuto che non delega, non dà potere al presidente di muoversi con autonomia. Tutto fa capo agli associati che si riuniscono in commissioni che però hanno potere decisionale limitato. In Italia il modello Nba è difficilmente pensabile. Tra i club italiani c'è quindi un pò di scontento. In un momento in cui i ricavi dagli sponsor si riducono, rischia di non essere più un plus valore ma di trasformarsi addirittura in un ulteriore costo (la quota d'iscrizione è di 10-15mila euro). Ci vorrebbe perciò un management con funzioni e poteri decisionali.

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                                                                           Intervista a cura di Bianca Angrisani

chi È

Flavio Portaluppi nasce a Milano nel 1971. Diplomato al liceo scientifico, si distingue per i successi nella pallacanestro, dove gioca fin da bambino, terminando la carriera come giocatore con due esperienze di tre anni ciascuna a Castelletto Ticino e a Cremona.La prima esperienza da general manager è alla Triboldi Basket nel 2008 e come team manager all'Olimpia Milano nel 2009, dove torna nel 2012 per diventarne l'attuale general manager.
 
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