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Buzzavo: lo sport non cresce senza investimenti Stampa E-mail
Settembre 2014
Intervista a Giorgio Buzzavo Amministratore Delegato Verdesport
Giorgio Buzzavo Giorgio Buzzavo, Amministratore Delegato Verdesport

"La famiglia Benetton ha deciso di rafforzare tutta l'attività prettamente sociale. Non è un risparmio di denaro ma un vero e proprio cambiamento di rotta e visione dello sport. Abbiamo deciso di chiudere un'epoca e aprirne un'altra che riteniamo più importante, dedicata al sociale"
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Parlare di sport business in Italia è spesso arduo a causa di un ritardo organizzativo e infrastrutturale, rispetto ad altre nazioni europee e non, dovuto alla presenza di un management con un'esperienza più sportiva che aziendale. Con Giorgio Buzzavo, Amministratore Delegato Verdesport, ci troviamo di fronte a un caso non frequente. Manager proveniente dal mondo delle imprese, Buzzavo ha utilizzato l'investimento del gruppo imprenditoriale Benetton per creare una struttura a Treviso, la Ghirada, e una cultura del fare sport costituita da più realtà, dal rugby al golf, passando per il basket e il volley. Al di là dei successi sportivi delle squadre di Treviso, la famiglia Benetton ha lasciato un segno di come si investe creando occasioni di sport per il paese e per la valorizzazione dei giovani. Non a caso dopo 20 anni lasciano lo sport di alto livello per dedicarsi al rafforzamento delle attività a beneficio dei più giovani e del sociale. Con Giorgio Buzzavo ripercorriamo le scelte che hanno caratterizzato quest'impegno non tralasciando il personale tentativo di migliorare la governance del nostro sport, attraverso le attività delle stesse Leghe.
Il gruppo Benetton è il primo e forse l'unico gruppo italiano che ha fatto nello sport un intervento a 360°. Il suo impegno nello sport nasce sempre con Benetton?

Giorgio Buzzavo: Circa venti anni fa, quando io ero il presidente della Spalding, Benetton ebbe l'idea di creare il progetto Verdesport. Sono diventato, quindi, prima amministratore delegato di Verdesport, poi presidente della Benetton basket e della Sisley volley. Verdesport si occupa della gestione degli impianti sportivi, di cui fanno parte il Palaverde, la Ghirada, e l'Asolo Golf Club, di un grosso centro sociale per il recupero della disabilità (AREP). Inoltre Benetton è proprietario anche del Benetton Rugby, e fino a quest'anno anche della Sisley Volley e Benetton Basket maschili. Abbiamo deciso di non entrare solo nel mondo del calcio, in quanto non ci siamo mai identificati con il mondo che esprimeva.

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Che significa tutto ciò in termini di investimento?

Giorgio Buzzavo: L'intero investimento in trenta anni di attività sportiva e sociale è costato circa 300 milioni di euro, di cui 200 milioni sono stati investiti dal Gruppo Benetton, mentre gli altri 100 sono derivati dalle sponsorizzazioni. Volendo fare una stima di questo volume di investimenti, gli immobili potrebbero valere circa 20 milioni di euro.

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La decisione di uscire dal volley e dal basket è stata legata ad una scelta strategica?

Giorgio Buzzavo: No, è stata una scelta legata ai tempi e di natura sociale. La famiglia Benetton ha deciso di mantenere come sport professionistico il rugby, col quale partì l'avventura sportiva, e rafforzare tutta l'attività prettamente sociale. Noi abbiamo un centro sportivo con settemila bambini connessi in un Pool, un Master in Strategie del Business dello Sport, un Parco Giochi che ospita i bambini da 0 a 6 anni, organizziamo il Trofeo Topolino di rugby; insomma non è un risparmio di denaro ma un vero e proprio cambiamento di rotta e visione dello sport. Abbiamo deciso di chiudere un'epoca e aprirne un'altra che riteniamo più importante, dedicata al sociale.

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Qual è il bacino di utenza?

Giorgio Buzzavo: La città di Treviso conta 90mila abitanti, mentre il bacino di utenza del Palaverde è la Provincia, circa 700mila persone.

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Verdesport Il vostro format potrebbe essere preso come modello in altre realtà

Giorgio Buzzavo: Noi ogni anno organizziamo un convegno sulla Responsabilità Sociale dell'Imprenditore verso il Territorio. Treviso ha dato ricchezza al mondo Benetton e il mondo Benetton ha ripagato la città con importanti investimenti sul professionismo e sul sociale. Sono anni che noi sproniamo gli imprenditori ad impegnarsi nel sociale, ma purtroppo pochi sono interessati a questo aspetto, e quando la società sportiva termina l'attività, finisce tutto. Invece qui resterà per sempre una storia.

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Che tipo di network siete riusciti a creare con le aziende del territorio?

Giorgio Buzzavo: Noi abbiamo una Business Community, e cioè mettiamo in contatto le aziende che stanno con noi. Insieme, durante tutto l'anno, facciamo convegni, piani di studio, scuola di team building, viaggi, ecc. Inoltre, vengono a vedere le partite di basket, rugby, volley, vanno a giocare a golf, mandano i bambini a fare minibasket e minivolley da noi. Cerchiamo, insomma, di creare una comunità dove la sponsorizzazione non sia solo un peso ma qualcosa di utile sia per la visibilità che per il proprio business. Poi nascono opportunità di business reciproco, le aziende fanno network e nascono idee comuni, grazie al concetto di Community tra aziende.

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Come si sviluppa l'attività di formazione e il Master SBS?

Giorgio Buzzavo: Abbiamo un Master in collaborazione con l'Università veneziana di Cà Foscari, trentacinque ragazzi neolaureati che ogni anni stanno da noi 6 mesi, "full time", poi fanno altri tre mesi di stage nelle aziende a noi collegate. L'80% di loro viene impiegato e trova un contratto, questo per noi è un fiore all'occhiello. Saranno i manager dello sport di domani, in diversi anni di Master SBS ne abbiamo già "sfornati" più di 200. Le esperienze che possono vivere qui (è previsto anche un viaggio di studio a Toronto nella sede della Maple Leaves Entrateinement e dei Toronto Raptors della NBA) sono uniche, così come i campioni, dirigenti e manager dello sport che gli studenti possono incontrare ogni anno nelle varie testimonianze. Stiamo già lavorando per l'ottava edizione che partirà a settembre, le iscrizioni sono aperte per i laureati in tutta Italia e anche all'estero.

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Qual è il suo giudizio sulla governance di questi due sport, basket e volley?

Giorgio Buzzavo: Sono due sport molto diversi. La pallavolo è stata tenuta fortemente in alto grazie alla Nazionale, che appena è andata giù ha trascinato in basso l'intero movimento. Il basket, non ha usufruito tanto della sua Nazionale perché in questi ultimi anni non ha fatto cose eclatanti, ma soffre della mancanza di manager e proprietari che si avvicinano allo sport per creare qualcosa. Purtroppo gli imprenditori sono bravi e oculati nelle loro aziende, ma quando si affacciano allo sport cambiano pelle completamente. Il vero peccato dello sport italiano è soprattutto questo.

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Verdesport Voi come Benetton faceste una proposta al mondo della governance delle Leghe. Quali erano i punti salienti?

Giorgio Buzzavo: In realtà sono anni che non vado in Lega Basket, perché non condividevo come essa veniva gestita. La Lega non è mai stata vista come ente di investimento, ma solo come ente di supporto, di servizio e di distribuzione di eventuale denaro derivante da diritti tv e sponsor, risorse sempre più affievolite in questi tempi. Ci sono, invece, momenti in cui bisogna investire per avere ritorni futuri, ci vuole lungimiranza. Facemmo anche una proposta, ma non siamo stati ascoltati. I punti cardini erano rispetto ed eguaglianza totale nella gestione dell'azienda basket e della Lega. Purtroppo c'è troppa disparità tra l'alto di gamma, le big che possono spendere grazie ai mecenati, e il basso di gamma, le squadre che non possono farcela se il movimento non genera profitti.

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Rispetto alla possibilità di avere un modello un pò simile all'NBA?

Giorgio Buzzavo: Sarebbe un sogno. Il modello NBA rapportato all'Italia non è fattibile, dovrebbe essere un modello NBA europeo. Inoltre i bilanci delle società non sono certificati e l'Italia è una piccola nazione, dove sono poche le aziende che possono sostenere sponsorizzazioni importanti, tipo quelle di una Lega Basket con qualche milione di euro l'anno. Il problema più grande della Lega è sempre stata la mancanza di visibilità. Invece di chiedere soldi alle tv, bisognava dar loro soldi e investimenti pur di aumentare la visibilità, perché senza quest'ultima non si può vendere il prodotto agli sponsor e non si può fare niente per promuovere questo sport e renderlo attrattivo.

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Dunque, è d'accordo con la scelta fatta su La7?

Giorgio Buzzavo: Sono d'accordissimo, perché finalmente andiamo in chiaro,senza nulla togliere ad un prodotto eccellente come quello di SKY, ma la Lega, anche in questo caso, avrebbe dovuto investire molto per pubblicizzare la cosa, in modo che il pubblico,e non solo quello del basket, sapesse, ma non l'ha fatto. Dovevano, almeno per un anno, utilizzare i soldi che prendevano dal contratto con La7 per fare una campagna pubblicitaria enorme sulla pallacanestro e per dire che finalmente si andava in chiaro; invece le società hanno preferito spartirsi il totale e prendere qualche decina di migliaia di euro per ciascuna. Si poteva cercare di fare promozione anche attraverso i singoli giocatori, mandandoli nelle varie trasmissioni tv, essendo più disponibili, ma purtroppo ci sono le gelosie tra società. La Lega, come fa l'NBA, avrebbe dovuto creare degli idoli, personaggi che invece latitano. Alla fine da La7 si è traslocato giocoforza su La7d, gli ascolti erano bassi, una grandissima occasione persa.

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Eppure in Lega ci sono grandi imprenditori

Giorgio Buzzavo: I manager dovrebbero far capire ai loro imprenditori di riferimento che non si deve pensare soltanto a pagare i giocatori o cercare di vincere le partite, ma bisogna stare in gruppo, lavorare in gruppo, cercare di crescere in gruppo, avere la visibilità di gruppo, combattere per il gruppo e solo dopo combattere anche per se stessi sul campo, ma questo, negli ultimi anni, non è mai successo. Non si rema tutti nella stessa direzione.

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Verdesport Minucci ha cercato di fare un grande club competitivo a livello europeo ma è stato accusato di ammazzare il basket

Giorgio Buzzavo: Bisogna dire che all'italiano della competitività europea non importa molto, all'italiano interessano il derby e le grandi sfide in Italia. Inoltre, negli ultimi anni, con la grande egemonia del Siena, nessun imprenditore ha voluto più investire. Solo Armani è entrato a Milano, ed è stata una grande fortuna per il basket italiano, perché abbiamo bisogno del basket di alto livello nelle grandi città.

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Per fare una squadra competitiva bisogna trovare risorse. Per trovare risorse, non si potrebbe prendere come esempio qualcosa del modello Siena?

Giorgio Buzzavo: Impossibile, non può essere un modello una squadra con uno sponsor, il Montepaschi, che investe più del triplo di qualsiasi altro sponsor. Il territorio italiano non ha banche locali come il Montepaschi ed il movimento non è mai riuscito a ricevere grandi investimenti dagli istituti bancari. A Siena parliamo di quasi 20 milioni di euro all'anno. Qui si tratta di salvare il basket italiano, e sarà possibile solo con una bella nazionale e competitività di campionato. Siena vince sempre da un lustro, ben per loro, ma questo è deleterio per il movimento sia perché gli altri imprenditori non investono più, sia perché si ammazza l'interesse per il campionato. Attenzione, non sto denigrando la professionalità di chi ha gestito la squadra di Siena, che sicuramente come gestione è un modello da seguire, in quanto non bastano solo i soldi per vincere.

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Quale modello suggerisce?

Giorgio Buzzavo: Invece di seguire modelli unici nel loro genere, bisogna capire che si deve lavorare con i giocatori italiani, investendo nei giovani e lanciandoli anche a discapito dei risultati immediati, così come abbiamo fatto noi. Inutile cercare di fare la corsa ingaggiando giocatori stranieri, meglio crearli in casa, far giocare i giovani italiani, anche per il bene della nazionale. Quest'anno la Benetton aveva nel roster di inizio stagione ben sei giocatori provenienti dal nostro settore giovanile, è stato un nostro vanto, e se non abbiamo avuto una stagione di grandi risultati non è assolutamente dipeso da questo.

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Questa è una strada che realizza delle scelte in termini di gestione sportiva, ma, tornando al modello di governance, possiamo proporre il modello adottato a Varese?

Giorgio Buzzavo: A Varese, piazza storica, hanno investito per anni, e adesso hanno un consorzio, hanno trovato molte aziende e sono stati molto bravi, speriamo che possano aprire una nuova via per organizzare lo sport.. A Treviso stanno imitando proprio quel modello per ripartire con una nuova compagine sociale. Stanno cercando di fare un consorzio che dovrà mandare avanti l'azienda-basket, con in prima linea l'imprenditore trevigiano Bruno Zago della Pro-Gest, che dovrebbe trainare questa "cordata". Noi di Verde Sport abbiamo deciso di regalare il diritto sportivo alla nuova società e di mettere tutti i nostri impianti a disposizione. Un grande in bocca al lupo.

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Intervista a cura di Cristiana Trezza

chi È

Giorgio Buzzavo, 64 anni sposato con due figli. Nato a Treviso
Giocatore professionista di Basket – Capitano Virtus Bologna anni 60/70
Responsabile Marketing Lotto spa(Montebelluna -sacrpe sportive)
Responsabile vendite Sportitatlia spa(Castelfranco-abbigliamento sportivo)
Direttore Commerciale e Marketing PMB spa(Vigevano-macchine in poliuretano)
Direttore Commerciale e Marketing F.lli Battistini(Monastier di Treviso-stivali in gomma e scarpe sportive)
Direttore Commerciale e Marketing Caber/Spalding spa(montebelluna-scarponi da sci e sci)
Presidente Spalding Italia (Montebelluna-abbigliamento NBA-palloni da basket-racchette da tennis-golf)

Amm.Delegato Verdesport
Presidente Sisley volley spa (fino al 2010)
Presidente Pallacanestro Treviso spa (fino al 2010)
Amm. Delegato Asolo Golf Club

È alla VerdeSport dal 1991 come Amministratore Delegato di VerdeSport e successivamente dal 1992 al 2010 Presidente di Sisley Volley Treviso e Benetton Basket Treviso, due squadre leader in campo internazionale nelle loro discipline.
Durante la sua gestione i numeri delle vittorie delle squadre sono impressionanti. Oltre alle squadre con VerdeSport gestisce il centro sportivo La Ghirada, 22 ettari di terreno aperti a tutti dedicati al tempo libero e allo sport a due chilometri da Treviso, un centro all'avanguardia frequentato liberamente ogni giorno da 1.200 persone, ammirato in tutta Europa per il suo stile e la sua organizzazione.
 
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