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Ciclismo: il format di gestione di un team pro Stampa E-mail
Settembre 2010
Intervista a Roberto Amadio A.D. Liquigas-Doimo
Roberto Amadio ROBERTO AMADIO
A.D. Liquigas-Doimo


“Avere spazio sulle maglie ovviamente ha un costo e noi abbiamo fatto delle valutazioni secondo cui più l'investimento è minore più aumenta la percentuale di ritorno pubblicitario, ovvero un secondo nome ottiene quattro cinque volte l'investimento iniziale, un marchio più piccolo anche di più”
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Un vero circuito internazionale: sponsor, aziende fornitrici, corridori, dirigenti, gare, il mercato dei team professionisti della bici vive un livello di organizzazione che non conosce i canonici confini geografico-sportivi.
A parte il rispetto delle leggi, alle volte differenti, relative al paese di cui si decide di appartenere. Ne parliamo con il navigato manager italiano, Roberto Amadio, costruttore del forte team Liquigas-Doimo vincitore in quest'anno del'accoppiata Giro e Vuelta.
Per la prima volta, come SponsorNet, affrontiamo l'organizzazione manageriale di un team del ciclismo: siete vincitori del Giro d'Italia, e quindi siete di fatto leader in Italia. Partiamo dal vostro calendario che raccoglie impegni per circa dieci mesi all'anno, giusto?

Roberto Amadio: Sì, il nostro calendario parte a Gennaio, terminiamo a fine Ottobre, primi di Novembre. Il team è pro tour quindi abbiamo due calendari, uno pro tour, (che comprende il Giro delle Fiandre e Amstel Gold Race) e uno storico, (che comprende i tre grandi giri: Giro d'Italia, Tour e Vuelta). Oltre al calendario normale italiano che può essere composto dal Giro del Friuli, del Camaiore o del Veneto di importanza minore...

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Non serve schierare tutti gli atleti contemporaneamente?

Roberto Amadio: No, ad alcuni giri come il Tour Vuelta partecipano nove corridori, nelle altre 8 corridori, solo che contemporaneamente noi facciamo la Tirreno-Adriatico in Italia, la Paris-Nice in Francia, e quindi siamo occupati con sedici atleti. Capita anche di fare una tripla attività come abbiamo fatto recentemente con il Giro di Svizzera, il Giro in Francia e Philadelphia in America, quindi eravamo impegnati in tre corse con otto, sedici, ventiquattro corridori. Tutto dipende dai programmi che stilano i miei direttori sportivi, come la programmazione di grandi eventi come il Giro d'Italia, il Tour, o la Vuelta. Il tutto è possibile grazie alla presenza di un organico di 29 atleti e di cinque direttori sportivi più un preparatore atletico, che con gruppi di quattro o cinque corridori fanno ritiri di preparazione di quindici venti giorni.

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Per quanto riguarda l'aspetto economico a quanto ammonta il vostro budget?

Roberto Amadio: Il budget ammonta a otto milioni e mezzo di euro comprensivo di tutti i costi, il 10% viene dai rimborsi spese che ci da l'organizzatore con cui concordiamo prima delle gare, mentre il 90 % è coperto dagli sponsor. Il 70 % va agli stipendi per corridori e personale, proprio perché come detto abbiamo in organico oltre ai ventinove atleti, quattro medici, sei direttori, dieci massaggiatori, meccanici, per un totale di sessantadue persone che lavorano nell'azienda. Il resto copre le spese per gli spostamenti e per la parte amministrativa.

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Tra gli sponsor c'è il proprietario del Team, immagino, o il Team ha una proprietà differente?

Roberto Amadio: Nel caso specifico nostro la Liquigas Sport che gestisce il Team è al 90% dell'azienda Liquigas e quindi dello sponsor, e il 10% del sottoscritto che sono amministratore delegato. Però è quasi una anomalia, normalmente c'è una società di gestione che raccoglie gli sponsor e gestisce la squadra.

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Roberto Amadio Realizzate qualche evento in favore degli sponsor?

Roberto Amadio: Per gli sponsor oltre al ritorno mediatico ci sono una serie di eventi che costruiamo intorno ad esempio al Giro d'Italia. Con Liquigas Sport organizziamo delle cene con i maggiori sponsor dove i corridori sono a disposizione il tempo necessario per le foto, le interviste, gli autografi. Non è tutto limitato solo all'evento, uno sponsor che arriva nel ciclismo contrattualmente può utilizzare l'immagine dei corridori, sia dal punto di vista mediatico che come testimonial per la partecipazione agli eventi aziendali, dove compatibilmente con le proprie attività il corridore può andare come invitato della giornata e essere a disposizione dei clienti dello sponsor.

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In questo i ciclisti sono tenuti per contratto?

Roberto Amadio: Contrattualmente sono tenuti, compatibilmente con le loro attività sportive, poi sono io che gestisco, che do le autorizzazioni o meno. Perché noi della Liquigas Sport crediamo sia importante dare agli sponsor un servizio che vada oltre al ritorno mediatico . Questa sera abbiamo un evento sponsorizzato dalla Doimo, con circa centocinquanta persone.

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Viene da pensare naturalmente che gli sponsor minori abbiano una visibilità inferiore, o voi riuscite comunque a garantirgli dei ritorni di visibilità?

Roberto Amadio: Pensiamo ad esempio allo sponsor del casco, in questo caso la Merton o a quello degli occhiali, hanno un ritorno immediato perché i corridori comunque sono obbligati ad utilizzare il casco o gli occhiali, piuttosto che le scarpe, quindi la pubblicità viene direttamente senza avere degli spazi sulle maglie; avere spazio sulle maglie ovviamente ha un costo e noi abbiamo fatto delle valutazioni secondo cui più l'investimento è minore più aumenta la percentuale di ritorno pubblicitario, ovvero un secondo nome ottiene quattro cinque volte l'investimento iniziale, un marchio più piccolo anche di più. L'investimento minimo per uno sponsor è di trecentomila euro.

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Per la gestione degli sponsor e delle loro iniziative promozionali avete anche una squadra marketing abbastanza numerosa o anche questa è una gestione di sua pertinenza?

Roberto Amadio: Questa è una gestione sia mia che del settore marketing della Liquigas. Il fatto che la Liquigas sia all'interno della Liquigas Sport, fornisce un forte contributo, in quanto mi mettono a disposizione tutto quello che può essere utile alla squadra, dal marketing al giuridico. Siamo poche squadre che vantano la presenza dell'azienda sponsor all'interno della società di gestione. Questo per me, che vengo da altre squadre, è sicuramente un valore aggiunto importante.

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Per il ciclismo si notano una serie di differenze organizzative rispetto agli altri sponsor, mi dice la principale?

Roberto Amadio: Una differenza riguarda la sede e la vita dell'atleta; per la maggioranza degli sport, come il basket, il volley e altri vi è il palazzetto o lo stadio, mentre per il ciclismo l'unico momento in cui la squadra è completamente assieme sono i famosi riti di inizio stagione, dove chiamiamo le squadre al completo o parte di squadre in ritiro, altrimenti il corridore vive nella sua abitazione in città e segue gli allenamenti che gli vengono dati dal nostro preparatore. Attualmente utilizziamo anche un nuovo sistema tecnologico per seguire da lontano l'atleta; in questo si registrano tutti dati dell'allenamento, dalla distanza all'altimetria, alla potenza e questi vengono trasmessi giornalmente al preparatore che così visiona l'allenamento fatto dal corridore. Per questo non abbiamo il sistema dei classici club, non si può identificare la società con una città in particolare.

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Solitamente chi vuole comprare un club deve acquistarlo, nel ciclismo è più semplice entrare in un team?

Roberto Amadio: Vengo proprio ieri da una riunione a Ginevra in cui si è visto come effettivamente che se un manager o uno sponsor vuole entrare nel ciclismo, se ha un budget adeguato e le capacità tecniche lo può fare mettendosi nel mercato dei corridori, in quanto questa è un'altra differenza sostanziale tra il ciclismo e altri sport, noi non abbiamo il tesserino del corridore, abbiamo un contratto, al termine del quale l'atleta è libero di andare dove vuole, non ne abbiamo nessun beneficio. Lo stesso vale anche per i giovani. Come ho fatto io nel 2005. Naturalmente per una squadra che vuole diventare una squadra di un buon livello ci vogliono due o tre anni, aspettando il momento in cui il corridore si libera.

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Quindi i ciclisti sono professionisti, non sono dipendenti?

Roberto Amadio: Sono professionisti, però il ciclismo in Italia è regolamentato dalla legge 81/91, che è quella nata per i calciatori, naturalmente da questo ne siamo molto penalizzati. È un argomento che bisognerebbe affrontare veramente con più attenzione, perché i team a conduzione italiana sono penalizzati rispetto ad altri. Leggendo anche le ultime dichiarazioni di Galliani, è vero che abbiamo minimo un costo del 30% in più, per non avere un'attività di gestione all'estero, però è importante dire che la Liquigas è un team italiano, e vogliamo essere una società di gestione italiana.

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Qual è il livello dei contratti per i ciclisti?

Roberto Amadio: Noi partiamo con i contratti minimi previsti dal regolamento di neoprofessionisti che sono di 27.500, e arriviamo a contratti importanti, da un milione e più, ma mediamente siamo sui due-trecento mila euro a contratto per dei buoni corridori che sanno fare il loro lavoro, e parliamo di lordo.

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In ultimo, per quanto riguarda le aziende fornitrici e sponsor fino a che punto siete importanti per queste? Che ritorni ottengono dalla vostra visibilità?

Roberto Amadio: Siamo molto importanti perché soprattutto con Cannondale, che è l'azienda americana produttrice delle bici, apportiamo ogni anno modifiche, miglioramenti, studi, c'è una collaborazione continua tra atleti, meccanici e il team; diciamo che gli sviluppi si vedono, sia con le aziende delle biciclette che con quelle dei caschi e le altre. Inoltre si è rilevato che essere parte di un team importante, relativamente al mercato del cliente dia i suoi frutti: il cliente vuole la bici del campione; questo è un po' l'abbinamento. Quindi più il team è importante, più ha dentro al suo organico un fornitore importante e più viene risaltato l'aspetto tecnico, questo è un dato di fatto. Per quanto riguarda nello specifico Cannondale, questa azienda sta investendo in Italia ma ha ottenuto molti risultati anche in Europa. La bici che usiamo è fatta in modo specifico, con colori e marchi della squadra e viene messa sul mercato con il nome Liquigas Cannondale, è evidente che la crescita della sua richiesta è dovuta all'ottima visibilità del team.

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chi è

Roberto Amadio,
è nato a Portogruaro nel 1963. È stato ciclista professionista dal 1985 al 1990 correndo al fianco di campioni come Francesco Moser e Gianni Bugno. Nel 1985 si è laureato campione mondiale su pista, specialità inseguimento a squadre. Come dirigente sportivo ha iniziato la sua carriera nel 1992 ricoprendo il ruolo di direttore sportivo nel team Jolly Componibili. Dal 2005 è stato chiamato a costruire e dirigere la Liquigas con il ruolo di team manager.
 
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