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I diritti tv a favore della competitività della Serie A / 2 Stampa E-mail
Dicembre 2011
Intervista a Stefano Campoccia Vicepresidente Udinese Calcio
Stefano Campoccia Stefano Campoccia, Vicepresidente Udinese Calcio

"L'eterno equivoco che i ricavi derivassero solo dalla visione delle partite delle grandi squadre, è inammissibile. La Premier League, ad esempio, premia l'evento che è il campionato, e poi il singolo evento sportivo (...) E' la competitività l'elemento che maggiormente viene premiato dall'audience"
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Dopo aver già approfondito le strategie gestionali ed economiche dell’Udinese calcio, in questa seconda parte dell’intervista, con il vicepresidente Stefano Campoccia affrontiamo la delicata e controversa questione dei diritti televisivi: i nuovi criteri di ripartizione, la possibilità di creare prodotti televisivi in proprio, un channel e le nuove opportunità offerte dal web. Il vicepresidente del club bianconero è un personaggio atipico nel panorama del management del calcio italiano; professionista affermato, entra nel mondo del calcio prima con un’esperienza con il Genoa e poi acquisendo la totale fiducia della famiglia Pozzo. Si impone all’attenzione dei Club di Serie A proprio per la proposta della distribuzione dei diritti tv in relazione alla "discussa" determinazione dei bacini d’utenza.
L'Udinese è in questo momento al vertice della classifica di serie A. Nuovo slancio alle piccole e medie società del campionato, favorito anche un po’ grazie alla legge Melandri e ai nuovi criteri di ripartizione delle risorse

Stefano Campoccia: E' fin dal 2003/04 che abbiamo lavorato sodo per cercare di scardinare quel meccanismo di ripartizione imbevuto di diritti soggettivi che toglievano alle piccole per lasciare alle grandi la gran parte del denaro. Fino alla svolta arrivata con la legge Melandri. E adesso, se guardiamo la classifica vediamo che, a parte l'Udinese, troviamo in testa la Lazio che ha fruito di maggiori ricavi derivanti dalla ripartizione soggettiva e dalla meritocrazia che sicuramente rappresenta un modello virtuoso in cui il livello dei costi viene tenuto sotto controllo per cercare di restare nel giusto nella gestione economica; altrimenti si parla di mecenatismo non di impresa.

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Quanto alla problematica della ex-Dahlia, siete tra i club che erano in sua concessione. Qual è adesso la posizione dell'Udinese?

Stefano Campoccia: Innanzitutto preciserei che fu la Lega Calcio a definire i criteri di assegnazione delle società a Mediaset o a Dahlia, e quest'ultima, subordinatamente al diritto di prima scelta di Mediaset, poteva scegliere le società residue. In quel caso fummo noi la sua miglior scelta. In questo momento il sistema sacrifica il diritto d'immagine audiovisiva soffrendo ancora dell'oscuramento sulla piattaforma digitale: parlo dell'Udinese e di altre 10 società. Dal 2012 in poi il problema sussisterà perché, visto che il secondo pacchetto non è stato assegnato, mancando il secondo operatore digitale terrestre con i requisiti richiesti dal bando. Si aprirà una trattativa privata e noi incrociamo le dita affinché l'operatore diventi assegnatario del pacchetto e non resti oscurato quindi parte del prodotto: ben 56 partite su 300 non vengono viste sul digitale terrestre.

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Con quali operatori privati sareste in trattativa?

Stefano Campoccia: Ce ne sono diversi come Europa7,che però non ha presentato un'offerta interessante, e il Consorzio Pangea, oltre al progetto della Lega Calcio che nell'ipotesi di mancata cessione dei diritti audiovisivi ad una seconda piattaforma intenderà costruire un prodotto interno che potrebbe supplire a questo "semi-oscuramento".

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Potremmo anche immaginare che la Lega, se non gli stessi Club, potrebbe eventualmente vendere direttamente le proprie partite, visto che dallo scorso anno c’è l’auto produzione con Infront come service?

Stefano Campoccia: Sicuramente ci sarà da affrontare questo eventuale scenario ma solo dopo il completamento del percorso previsto dalla Melandri. Non sono affatto contrario all'ipotesi di avere in futuro un prodotto interno che cominci a veicolare contenuti interessanti: ce ne sarebbero di spazi di sviluppo. Questi temi sono stati affrontati in sede di Commissione sui Diritti Audiovisivi Interni.

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Diritti Tv Lega Calcio Questo significherebbe sfruttare maggiormente le opportunità che offre il web: costi minori e raggiungimento dei giovani

Stefano Campoccia: Esatto. A noi interessa estendere il bacino del calcio attraverso internet, abbassando il break even. Rivolgendoci alle nuove generazioni che hanno la capacità di seguire l’evoluzione delle proposte del mercato dei new media, saltando da una piattaforma all'altra. Sicuramente il b2c potrebbe essere notevolmente valorizzato grazie alla rete, in termini di offerta ad una platea vastissima. Ovviamente il principale aspetto da chiarire è quello relativo alla concreta capitalizzazione di certe linee di business.

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Un business model di successo, è quello attraverso il quale Nba sfrutta la vasta community di appassionati in Italia vendendo migliaia di tessere per l'abbonamento annuale allo streaming delle partite

Stefano Campoccia: Il costo per un channel sul web è sicuramente basso ma tutto il resto è da costruire: già stiamo lavorando con società di servizio, che realizzino piattaforme interattive e trasversali... Un'altra componente interessante che utopisticamente potrebbe auspicarsi è quella relativa alle scommesse sportive: è un mondo che aumenta a dismisura, sempre più difficile da intercettare e con una normativa che è completamente diversa dalla Francia che ha una sorta di relazione istituzionale stabile con il mondo del calcio. La Lega Calcio potrebbe porsi come interlocutore contrattuale interessante con le società concessionarie per la vendita delle scommesse.

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Ancora al centro delle discussioni la problematica del 25% che la Melandri attribuisce in base alla rilevazione demoscopica del bacino d'utenza

Stefano Campoccia: In realtà, la legge prevede, per il biennio che si esaurisce con questa stagione, che il 30% è attribuito al bacino d'utenza, di cui un 5% è riservato alla popolazione del comune di residenza della società, e il restante 25% è legato a alla rilevazione demoscopica del bacino d'utenza. Sulla definizione del bacino d’utenza scoppiò una lite furibonda nel 2010, sfociata poi il 15 aprile con la delibera da me presentata, con la quale viene messa alla base della rilevazione demoscopica l'Auditel, che era percepito dalle grandi come un criterio che abbassava la forbice tra l'ultima e la prima del campionato. Perchè l'Auditel, per effetto degli scontri diretti, consente all'ultima di beneficiare dello share che segue i club maggiori.

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È nota la disputa tra le 15 piccole e le 5 grandi, ma è anche vero che se caratterizzato da una crescente competitività, il campionato può essere venduto meglio all'estero

Stefano Campoccia: L'eterno equivoco che i ricavi derivassero solo dalla visione delle partite delle grandi squadre, è inammissibile. La Premier League, ad esempio, premia l'evento che è il campionato, e poi il singolo evento sportivo. È il campionato che deve indubbiamente "assorbire" la naturale destinazione del diritto televisivo. È la competitività l'elemento che maggiormente viene premiato dall'audience. Pensiamo quest'anno a come sia importante la crescita di club come il Napoli, la stessa Udinese...

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Intervista curata da Bianca Angrisani

chi È

Stefano Campoccia Vicepresidente Udinese Calcio.
 
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