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Il Cavaliere Caserta e le continue sfide nel volley Stampa E-mail
Gennaio 2011
Intervista a Antonio Caserta Presidente Asystel Volley Novara
Antonio Caserta Antonio Caserta
Presidente Asystel Volley Novara


"Se lo sponsor si rivolge al consumatore finale, allora il valore della pallavolo femminile è inestimabile. Sappiamo che sono tantissime le attività parallele percorribili. Per ogni euro investito nella pallavolo il ritorno è pari a dodici volte quello che si ottiene, invece, dal calcio"
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In quindici anni di militanza nel volley da presidente-proprietario-sponsor, ha portato avanti diverse sfide. Mai banali. Spesso avanti rispetto ai tempi. Con molti e inaspettati successi, è passato dal riportare nella città di Milano la grande pallavolo alle vittorie della squadra di volley femminile di Novara. Ma subendo anche alcuni episodi sfavorevoli: come l’essere inascoltato sul progetto della polisportiva milanese o l’aver mancato l’elezione alla presidenza di Lega. Mai domo, Antonio Caserta ha forse ottenuto il miglior riconoscimento fuori dallo sport, con il titolo di Cavaliere del Lavoro, dopo aver creato in vent’anni una realtà aziendale, appunto l’Asystel, di circa 80 milioni di fatturato e più di trecento occupati.
Nell’incontro nella sede centrale a Milano, il presidente del Novara Volley ci offre il racconto della sua esperienza e la chiara visione della governance di un volley professionistico.
Cominciamo ripercorrendo le tappe della sua esperienza nel mondo dello sport.

Antonio Caserta: La “mia” prima squadra, che era maschile, militava in serie C nella stagione '95-96, la Mediolanum, un progetto di polisportiva gestito a Milano dall'Istituto Gonzaga. In tre anni siamo arrivati in A1. L'obiettivo era quello di mettere assieme tutte le realtà sportive della città diverse dal calcio, quindi il volley maschile, il basket con Sergio Tacchini, il baseball con Elio delle Storie Tese come presidente e l'hockey su ghiaccio. Fummo addirittura invitati agli stati generali dello sport, e chiedemmo al comune il Palalido in gestione, cosa mai successa se non adesso con l'Armani, e cercammo di coinvolgere sia Moratti che Galliani. All'epoca ben 2.000 ragazzini giocavano a volley e anche il basket aveva un ottimo seguito. Ma era la fine degli anni '90 e quest'iniziativa non fu presa in considerazione.

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Eppure la squadra riscuoteva successo.

Antonio Caserta: L'Asystel Volley Milano dopo tre anni ogni domenica già riempiva il Palalido. Con l'allenatore Montali, da neopromossa, arrivammo in finale. Al terzo anno, dopo alcuni diverbi col Comune, ho trasferito la squadra a Piacenza con Velasco come allenatore. Dopo le dimissioni di Da Re, mi candidai per la presidenza della Lega, ma fui definito personaggio “di rottura”, dirompente e mi fu preferito Mosna. Nel frattempo ho preso in gestione la squadra femminile a Novara, appena salita in A1. E il primo anno abbiamo giocato la finale di scudetto contro Bergamo. In dieci anni abbiamo vinto tre coppe europee, giocato quattro finali di scudetto, un paio di finali di Coppa dei Campioni, e portato in Italia le più belle e brave giocatrici al mondo ed i migliori allenatori.

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Passando agli aspetti organizzativi, qual è il suo modello di gestione del club? Familiare o manageriale?

Antonio Caserta: Assolutamente manageriale. Credo sia necessaria una struttura professionale di alto livello, composta da collaboratori che sappiano affiancare i campioni, trasferire i messaggi dall'alto verso il basso e che sappiano prendersi le dovute responsabilità per queste ragazze, spesso giovanissime, anche dal punto di vista educativo e legale. Non sto sempre a Novara ma ho un ottimo amministratore che sovrintende sia gli aspetti sportivi che la governance.

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Qual è la dimensione del budget della società sportiva?

Antonio Caserta: Il budget fino all'anno scorso oscillava tra i 2,5 e i 3 milioni di euro, ma puntavamo allo scudetto e avevamo la Coppa dei Campioni che comporta 200 mila euro di costi aggiuntivi. Quest'anno l'abbiamo notevolmente ridimensionato, quasi dimezzato.

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Qual è la politica degli stipendi nel volley che, diversamente dal basket, non ha lo status del professionismo?

Antonio Caserta: Le nostre atlete sono dilettanti ed emettono regolare ricevuta con le ritenute contributive. In tanti preferiscono parlare di stipendi netti, per gli interessi delle atlete in modo da pagare per loro anche l'Irpef.

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Passare al professionismo aumenterebbero gli oneri sociali, ma permetterebbe di fare maggiore chiarezza.

Antonio Caserta: Già da 12 anni sostengo che l'unica strada da percorrere sia il professionismo e in passato ho addirittura proposto la costituzione di un fondo di solidarietà. È aleatorio pensare solo che con una squadra di dilettanti si risparmi: sappiamo bene che ai procuratori poco importa, e tendono al rialzo dei prezzi. Una volta ebbi problemi con un'atleta che voleva continuare a giocare in stato interessante. A quanto pare restano ancora tanti punti poco chiari nel dilettantismo.

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Così come per il contratto collettivo dei calciatori, non è ammissibile che si continui a ragionare come se fossero dei comunissimi dipendenti anche i professionisti che guadagnano oltre 250 mila euro annui.

Antonio Caserta: Anche io lo ritengo inammissibile, invece molti miei colleghi si schierano contro il professionismo perché con questo genere di contratti riescono a "giocare" con i bilanci aziendali. Con il professionismo bisogna pagare i contributi, avere i certificati per iscriversi. Ora sono solo 12 le squadre iscritte, ma credo che 8 sarebbero già troppe.

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Giocatrici e con divisa Asystel In che percentuale il budget del club viene coperto dal gruppo Asystel?

Antonio Caserta: Fino scorso anno per più del 70%. Oggi, anche a causa della congiuntura economica sfavorevole, mi sono posto un limite più basso. Il mio desiderio è che le società raggiungessero da sole il pareggio, ma è un'utopia, soprattutto quando il main sponsor, come nel mio caso, non è affatto terzo.

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Quanto crede che possa valere un main sponsor nel campionato di volley A femminile?

Antonio Caserta: Se si ragiona, come io credo si debba fare, come fa un'impresa che redige un business plan, allora lo sponsor può valere anche 3 milioni di euro se viene fatta un'ottima campagna pubblicitaria, un'altra sulla stampa, usando anche i nuovi media e le atlete come testimonial. Se poi lo sponsor si rivolge al consumatore finale, allora il valore della pallavolo femminile è inestimabile. Sappiamo che sono tantissime le attività parallele percorribili. Per ogni euro investito nella pallavolo il ritorno è pari a 12 volte quello che si ottiene, invece, dal calcio.

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Gli altri sponsor riescono a coprire il rimanente 30% del budget necessario?

Antonio Caserta: Sì, prevalentemente spetta a loro perché gli incassi provenienti dal ticketing riescono a coprire appena i costi di gestione ordinaria del palazzetto.

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Con le aziende sponsor realizzate le varie attività di b2b ed hospitality.

Antonio Caserta: Da sempre invitiamo le aziende al palazzetto e, nel salottino privato, facilitiamo il network tra gli sponsor. Sono tutte attività organizzate dal settore marketing del club. C'è sinergia con quello del gruppo, ma nessuna dipendenza.

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Veniamo alla governance di Lega: in Italia i consorziati vogliono intervenire troppo nella sua gestione. Dal modello Nba si potrebbe importare la centralizzazione dei servizi e la valorizzazione di un unico marchio forte, che permetterebbe la riduzione di tanti sprechi da parte delle singole società, ma bisognerebbe dare potere a un management forte e serio.

Antonio Caserta: La Lega deve essere solo un'azienda di servizi. E non deve organizzare la Coppa Italia, in base a chi c'è nel consiglio direttivo. Più di una volta ci è toccato andare a giocare in città come Eboli o Olbia in pieno inverno. Se si vuole valorizzare un marchio unico di Lega, allora la finale di Coppa Italia va organizzata a Roma o Milano.

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Basket e volley sono due sport molto forti dal punto di vista del pubblico sia televisivo che sugli spalti, ma in Italia sono ancora troppo sotto il cono d'ombra del calcio. Cosa si potrebbe fare per concedere loro maggiori spazi?

Antonio Caserta: Innanzitutto occorre un presidente di lega con dei poteri forti, che imponga regole rigide per la serie A, ed avere un mandato più lungo, per mettere in piedi una struttura organizzativa vera. Occorrono poi professionisti a tutti i livelli. Non dobbiamo essere più sudditi della Federazione!

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Intervista curata da Bianca Angrisani

chi È

Nel 1982 Antonio Caserta è tra i fondatori di Sirio Shop.
La nuova società si propone come alfiere della rivoluzione informatica che sta cambiando il mondo.
Sirio Shop, infatti, importa dagli Stati Uniti i primi personal computer Ibm e, dal 1985, arricchisce la propria offerta.
Nel ‘88 ASYSTEL acquista il 95% di Sirio Shop, nominando, nel 1989, Antonio Caserta amministratore delegato.
Nel 1991 Asystel diventa una società indipendente a intero capitale italiano, con Antonio Caserta Amministratore Unico.
Nel 2007 Asystel festeggia i venticinque anni di attività, con un capitale sociale di € 6.000.000 e un fatturato di 72 milioni di euro.
Nella stagione 1998/99, dopo aver per qualche anno sponsorizzato come Asystel il Volley Gonzaga, Antonio Caserta decide di entrare nel volley in prima persona. Acquisisce i diritti per la partecipazione al campionato di Serie A2 MASCHILE.
Nel ‘99/2000 lo sforzo del presidente viene premiato con la promozione in A1. Seguono altre due stagioni in Serie A1 a Milano, sempre arrivando ai play off. Nella stagione successiva Asystel lascia Milano e si fonde con Copra Piacenza dando vita alla CoprAsystel Piacenza, fusione che dura però solo una stagione.
Dalla stagione 2004/2005 Caserta lascia la pallavolo maschile e si concentra sulla pallavolo giovanile convinto che solo avendo un vivaio di alto livello si possa garantire un futuro al movimento. Ha creato così il progetto Asystel Volley per la Scuola. Dalla stagione 2007/2008 cede la presidenza di Volley Milano a Alessandra Marzari e con altre società della provincia nasce un pool che aggregherà migliaia di ragazzi e ragazze. Oggi cerca di creare il polo pallavolistico più importante d’Italia. L’Asystel Volley SpA e la Aedes Novi Pallavolo uniranno le proprie esperienze in una stretta sinergia che si svilupperà a tutti i livelli, ricoprendo con le proprie squadre tutte le categorie federali ed offrendo a tutti i suoi partners una visibilità a 360°.
 
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