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Il modello Siena: un progetto forte e stabile Stampa E-mail
Aprile 2010
Intervista a Ferdinando Minucci presidente Menssana Basket Siena
Ferdinando Minucci FERDINANDO MINUCCI
Presidente MENSSANA BASKET SIENA

"Il nostro segreto sta nella continuità manageriale e nella stabilità dei progetti che coinvolgono le nostre risorse umane ed i nostri partner: venti anni di determinazione e costanza mi stanno ripagando".
L'ultimo quinquennio del basket italiano è caratterizzato dal dominio della Menssana Basket: una lunga e monotona serie di vittorie. Possono contare su un budget importante per il nostro campionato, garantito in buona parte dalla millenaria istituzione bancaria senese. Facile a dirsi che tutto dipenda dal budget, che però si ridimensiona se confrontato con i club europei e vari esempi eccellenti, anche del calcio, non sempre sono sinonimo di successo. La realtà ci presenta un duro lavoro fatto di programmazione e stabilità di scelte che parte da lontano. Al centro un uomo che da venti anni ne segue lo sviluppo, senza lasciare nulla al caso e che, per questo, è diventato la stella manageriale di riferimento della pallacanestro italiana: Ferdinando Minucci. Lo incontriamo ad Avellino nei giorni della Final Eight di Coppa Italia, solo l'ultimo titolo vinto.
Sponsornet: Parliamo con lei della governance del basket italiano e di quel modello di business che a tanti sembra essersi quasi smarrito. La Menssana Basket, invece, rappresenta un modello quasi unico in Italia: su cosa si basa?
Ferdinando Minucci: Per capire dove nasce il nostro progetto, occorre fare un passo indietro e partire dalla stagione 92/93: sono diventato Direttore Generale, eravamo in serie A2, e non avevamo nessun tipo di certezza da un punto di vista programmatico. In quel momento ho capito che c'era bisogno di dare stabilità alla società, e con l'aiuto di poche persone abbiamo iniziato a lavorare al progetto che, con le necessarie modifiche, portiamo avanti tutt'ora. Abbiamo vissuto momenti difficili dal punto di vista economico perché non avevamo delle basi solide ed ogni anno ci trovavamo costretti a cercare nuove sponsorizzazioni che potessero garantirci la copertura delle spese per la stagione. Partendo da queste difficoltà ho capito che per progredire dovevamo rinunciare ad un Presidente mecenate, che visti i precedenti non poteva essere la strada da percorrere.

Sponsornet: Per quali motivi in particolare?
Ferdinando Minucci: Spesso il richiamo dello sport nasconde interessi indiretti e questo meccanismo alla fine può diventare pericoloso. Infatti l'idea è stata quella di riportare la proprietà alla Polisportiva e quindi alla città. Ma la Menssana Basket è una sezione distaccata della Polisportiva Menssana che è una Società per azioni (spa) che nulla ha a che vedere, da un punto di vista gestionale, con la Polisportiva.

Sponsornet: L'apporto istituzionale è per voi quindi fondamentale.
Ferdinando Minucci: Assolutamente sì. I risultati che abbiamo ottenuto in questi ultimi anni sono il frutto di una totale sinergia tra la Polisportiva, che è la nostra “casa madre” e che continua ad avere la maggioranza delle quote societarie, il Comune di Siena, la Provincia, la Fondazione Monte dei Paschi e poi ovviamente il nostro sponsor, la Banca Monte dei Paschi, che dal 2000 ha deciso di supportarci direttamente contribuendo in maniera determinante ai nostri successi. E proprio l'esser riuscito a convincere la Banca a scommettere su di noi, è stato uno dei passaggi più importanti della mia carriera di dirigente. In tanti facevano dell'ironia quando, all'inizio del mio incarico, dicevo che avrei voluto coinvolgere direttamente la Banca. E' stata dura, ma alla fine ci siamo riusciti e questo perché i vertici del Monte dei Paschi hanno riconosciuto la bontà del nostro progetto e delle nostre idee, decidendo di investire su di noi. Alla fine credo che abbiamo vinto entrambi: noi sul campo, la banca, con il ritorno di immagine che deriva da una sponsorizzazione vincente.

Sponsornet: Il budget del Menssana Basket va oltre i 10 milioni di euro. Non tutte le società italiane riescono ad arrivare a cifre simili.
Ferdinando Minucci: La questione non è soltanto: quanti soldi ci sono in cassa. Ma molto dipende da come questi soldi vengono gestiti ed investiti. Intanto il budget di ogni società è composto da una parte fissa, nella quale vanno considerati i costi comuni ad ogni società, come le spese per le trasferte, la gestione delle strutture ecc … e da una parte variabile, che invece si collega alla capacità di ogni singola società di strutturare la squadra. Per quanto riguarda gli introiti, oltre alla sponsorizzazione principale, abbiamo un notevole ritorno dalla commercializzazione degli spazi pubblicitari. In Italia il nostro è un budget importante, mentre a livello europeo non possiamo competere con i top club. Per questo dobbiamo “fare la differenza” attraverso le idee e la qualità del lavoro.

Sponsornet: Qual è stato il significato economico e sportivo dell'uscita dall'Europa?
Ferdinando Minucci: L'eliminazione alle Top 16 di Eurolega in questa stagione non ha rappresentato niente di particolarmente significativo da un punto di vista sportivo, se non il rammarico di non aver avuto la possibilità di superare il turno. L'Eurolega per la Menssana Basket è un obiettivo strategico importante, ma con gli investimenti di altre realtà europee, è chiaro che, arrivare alla Final Four, o anche semplicemente ai quarti di finale significa aver fatto qualcosa di veramente straordinario. Inoltre, l'Eurolega ha deciso da un paio di stagioni a questa parte di organizzarsi con un sistema basato su ranking e wild card, attribuendo così delle licenze di partecipazione ad alcune società in base alla loro storia, ai risultati ed al bacino di utenza. La Menssana Basket ha ottenuto una licenza di tipo A (permanente, ovvero triennale con possibilità di rinnovo alla scadenza) e dunque la partecipazione alla massima competizione europea è garantita, indipendentemente dal risultato sportivo dell'ultima stagione. Da un punto di vista economico invece la “perdita” non è quantificabile perché dipendente da troppi fattori di entrate ed uscite.

Sponsornet: Nel programma futuro quanto occorrerebbe investire per competere in Europa?
Ferdinando Minucci: E' impossibile stabilire una cifra con la quale essere sicuri di vincere l'Eurolega, perché questo tipo di risultato dipende da tantissimi fattori, anche extraeconomici. Il budget certamente aiuta a vincere, ma non è garanzia di successo, basta pensare agli investimenti di società come Olympiacos, Barcellona o Real Madrid, che ultimamente non hanno vinto molto in Europa pur spendendo tanto. Per essere competitivi tante volte contano di più le idee rispetto ai soldi. Ed è proprio quella delle idee e della programmazione la via che la nostra società ha percorso in questi anni e deve continuare a percorrere. Poi è ovvio che per essere competitivi ci vogliono anche degli investimenti importanti, ma quantificarli è praticamente impossibile.
Sponsornet: Il progetto Basketball Generation è uno di quelli che vi consente di uscire, metaforicamente, dalla mura domestiche.
Ferdinando Minucci: Il progetto BasketBall Generation, insieme ad un settore giovanile tra i più importanti d'Europa, è certamente il nostro “fiore all'occhiello”. Inizialmente è stato il proseguimento del “Progetto Giovani” che da qualche stagione avevamo intrapreso. Abbiamo iniziato ad organizzare eventi che vedevano coinvolti i bambini, assieme ai giocatori della prima squadra, l'esperimento ha avuto grande successo. Adesso, a distanza di qualche anno, BasketBall generation è diventato un'associazione autonoma, con una struttura che si occupa quotidianamente dell'organizzazione degli eventi ed i risultati che abbiamo ottenuto sono sotto gli occhi di tutti. Basta pensare che fino a questo momento hanno aderito al nostro progetto BBG quasi 400 società provenienti da tutte le regioni d'Italia, e ad ogni tappa che organizziamo, raduniamo circa 1000 bambini. Da quest'anno poi abbiamo introdotto anche un corso di formazione per gli allenatori: insomma, il nostro raggio d'azione è molto ampio e cercheremo di ampliarlo ulteriormente.

Sponsornet: Uno dei mali dello sport italiano è che non si privilegia la governance ma solo il risultato sportivo.
Ferdinando Minucci: Non mi piace parlare delle altre società, ma soltanto di quello che facciamo noi. Adesso che vinciamo sembra facile dire che è fondamentale la programmazione, ma la realtà è che lo abbiamo sempre pensato, anche quando a vincere erano altri. Noi abbiamo impiegato oltre dieci anni per diventare una società vincente e nel frattempo abbiamo costruito un progetto solido e che non fosse legato soltanto al risultato sportivo. Ci siamo dotati di una struttura funzionale anche al di fuori del rettangolo di gioco, dando grande importanza al marketing ed alla comunicazione. Abbiamo investito molto nelle persone che lavorano in questo settore che riteniamo fondamentale per la nostra società.

Sponsornet: Un altro grande problema nello sport italiano è rappresentato dallo squilibrio nella valutazione dei diritti tv: qualsiasi club di serie B di calcio ottiene più dell'intero campionato di basket.
Ferdinando Minucci: E' evidente che la cultura e la tradizione fanno si che il calcio sia il primo sport in Italia ed in Europa. In America invece accade il contrario: il basket è lo sport di massa, il calcio quello che insegue in termini di visibilità e popolarità. Ribaltare questi valori non è ovviamente possibile, ci vuole tempo, pazienza e grandi sforzi da parte di chi deve occuparsi della promozione di questo sport nel nostro paese.
Montepaschi Siena
Sponsornet: Se non è applicabile il modello NBA, quali miglioramenti possibili per un prodotto basket italiano più appetibile per media e sponsor?
Ferdinando Minucci: Alla base di tutto devono esserci delle certezze che le società devono avere e sulle quali costruire un progetto solido. Il modello Nba è di difficile attuazione per tanti, forse troppi motivi, ma di certo si potrebbe intanto iniziare a pensare ad un basket professionistico basato sul ranking, un po' sul modello dell'Eurolega. Questo darebbe la possibilità a molte società di poter programmare più a lungo termine, evitando magari di essere vincolati per forza ad un pallone che entra o che esce. La stagione storta può capitare a tutti, ma una retrocessione, specie per alcune società di alto livello, rappresenta una perdita anche economica enorme, e che rischia seriamente di far scomparire quella società stessa. Per quanto riguarda l'interesse mediatico, è difficile da far crescere se le basi sono queste. Quello che è sicuro è che adesso il prodotto basket non è così coinvolgente nel nostro paese e non attira grandi masse e di conseguenza neppure grandi investitori (eccetto qualche eccezione). Per questo prima di tutto c'è bisogno di promuovere questo sport per cercare, magari tra una decina d'anni, di poter avere un bacino d'utenza sufficientemente importante da attirare di più l'interesse collettivo. In questo contesto, come già detto prima, si inserisce il nostro progetto BBG, che punta a far conoscere il prodotto basket, partendo dalla base, fino ad arrivare al vertice. Il problema è che in pochi si sforzano per fare promozione del basket ed allora è normale che chi deve investire, preferisca farlo in altri ambiti, per esempio nel calcio, il cui bacino d'utenza è attualmente molto superiore.
chi è

Ferdinando Minucci è nato in provincia di Siena nel 1953.
Laureato in scienze politiche, dopo una parentesi bancaria ha iniziato la propria attività nel mondo del marketing e dell'informazione. È stato editore di Radio Siena e Tele Video Siena ed ha contribuito a far nascere "Il Corriere di Siena". Grande appassionato e conoscitore di sport, nei primi anni Novanta ha scelto di dedicarsi al basket: dal 1990 al 1992 si è occupato di marketing e pubblicità all'interno della Menssana Basket, di cui dal 1992 ricopre la carica di Direttore generale; dal 1999 al 2008 ne è stato anche Vice Presidente, per divenirne infine Presidente da giugno 2008. È insignito Cavaliere e Commendatore. Nel 2008 riceve l' "Euroleague Basketball Executive Award 2007/2008", risultando il più votato tra i dirigenti delle squadre di tutta Europa, unico dirigente italiano. Nel dicembre 2008 il Presidente della Repubblica gli conferisce l'onorificenza di Grande Ufficiale Ordine at Merito Repubblica Italiana.
 
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