Home arrow Ultime interviste arrow I club arrow L'equilibrio dei piccoli club per una Serie A forte
Interviste Sport Manager ai Protagonisti dello
Sport Business italiano e del Marketing Sportivo
Abbonamento ai Feed RSS di Ultime IntervisteFeed RSS
NAVIGA NELLE CATEGORIE:
Cerca nelle interviste
I TAG DELLE INTERVISTE
SEGUICI SU:

Seguici su YouTube Seguici su Twitter Seguici su Facebook Seguici su LinkedIn
libreria dello sport

di
anno

L'equilibrio dei piccoli club per una Serie A forte Stampa E-mail
Ottobre 2010
Intervista a Luca Campedelli Presidente AC Chievo Verona
Luca Campedelli LUCA CAMPEDELLI
Presidente AC Chievo Verona


"Si è radicato di più il marchio Premier League, sia perché hanno iniziato molto prima sia per la politica di salvaguardia del marchio ed una valorizzazione televisiva feroce. Più che dall’Nba dovremmo prendere spunto proprio dagli inglesi.
Il Manchester United quando vince, ad esempio, fa pubblicità anche alla Premiere League... Mentre da noi non si identifica l’Inter, il Milan, la Juve, la Roma, il Napoli con il campionato di serie A; si dovrebbe arrivare all’esempio inglese"
Con il 10% del budget del Milan, da qualche anno tiene testa ai grandi club di serie A con il suo gioco giovane e veloce, riuscendo soprattutto nella difficile arte dell’equilibrio di bilancio, non avendo mai cercato di inseguire le grandi sull’acquisto dei grandi nomi, anzi lanciandone vari sulla scena calcistica nazionale.
Abbiamo ascoltato le idee guida per la gestione del Chievo di Verona scelte da Luca Campedelli, tra i più giovani ad essere presidente di un club di serie A e che, per il suo modo di intendere il ruolo, si fa fatica a trovarne di simili: assenza di polemiche, scarsissima esposizione mediatica, rispetto dei ruoli societari.
Quando inizia la passione della sua famiglia per il calcio?

Luca Campedelli: Nel 1980 mio padre ha preso in gestione la società per non farla sparire. Nel 1992, alla sua morte sono subentrato io, avevo solo ventitre anni. La mia attività principale è differente, sono il proprietario dell’azienda dei Pandori Paluani che è anche stato il primo sponsor del Chievo da quando siamo in serie A, ricavandone un aumento di visibilità di oltre il 15%.

torna alle domande
Parliamo appunto di dati, o meglio di dati di bilancio: quanto fattura il Chievo calcio ?

Luca Campedelli: La società incassa sui 30 milioni di euro, di questi circa il 50%, ovvero sui 16 milioni, provengono dai diritti televisivi, mentre il resto deriva da sponsor, cessioni e prestiti di giocatori, e incassi da stadio e gadget.

torna alle domande
Quale è l’incidenza degli stipendi sul budget?

Luca Campedelli: Teoricamente si dovrebbe mantenere la quota degli stipendi sul 50% per una gestione ottimale, per una gestione media si aggira sul 70-80%; nel nostro caso ci troviamo tra l’80-70% e stiamo cercando di abbassare ancora di più la soglia.

torna alle domande
Squadra Chievo Proprio in questi tempi si sta discutendo del contratto collettivo dei calciatori che è scaduto. Immagino che sia d’accordo sul fatto che debba ritenersi anacronistico considerare, questi giocatori così ben pagati, dei dipendenti e non assumano lo status di professionisti?

Luca Campedelli: La loro condizione più che da dipendenti è un po’ come d’attori dello spettacolo. La legge ‘91 andava bene quando effettivamente la forza era in mano alle società, ora la forza è in mano ai giocatori. Ogni giocatore è come se avesse i diritti lavoratore in miniera e i doveri di un bambino di quattro anni, la cosa è molto squilibrata. Prima non c’era equilibrio perché le società potevano decidere di lasciar andare i giocatori senza stipendio e senza tutele, adesso il giocatore può fare quello che vuole senza che la società possa recuperare alcun che.

torna alle domande
Rispetto alla proposta Platini sull’equilibrio di bilancio, che è stata attuata e dovrebbe andare in vigore fra tre anni, per il Chievo ci sarà un problema di equilibrio o state andando nella giusta direzione?

Luca Campedelli: Per quanto riguarda il fair play finanziario la situazione si sistema in automatico man mano che i contratti scadono. Più di tanto non abbiamo problemi. Penso comunque che sia più semplice per le piccole società entrare nei parametri del fair play finanziario che per le grandi, sebbene sia chiaro che queste hanno più introiti.

torna alle domande
Un contributo importante al risanamento dei bilanci giunge dalla cura dei vivai: quale è la vostra politica per il settore giovanile?

Luca Campedelli: La nostra politica di organizzazione giovanile è più recente, parte nel 2000, quando Maurizio Costanzi ne è diventato il responsabile e con la sua bravura e quella dei suoi collaboratori si è ricostruito questo settore. Al momento siamo ad un buon livello e, anche se non abbiamo “sfornato” giocatori da prima squadra, abbiamo comunque avuto dei vantaggi per la società e in più abbiamo stipulato accordi con grandi squadre come l’Inter.

torna alle domande
In questo senso la strada è tracciata bisogna solo insistere?

Luca Campedelli: Dobbiamo andare avanti, in questo senso più che una legge sugli stadi è importante una legge sulle strutture. Ci sarebbe bisogno di un centro sportivo per costruire campi da calcio, mancano strutture diffuse ma soprattutto centrali. E senza grandi vincoli burocratici. Ci sono alcune squadre che con grande impegno stanno costruendo i loro centri sportivi, come l’Empoli e il Catania ma sono realtà un pò anomale.

torna alle domande
In tema della legge sugli stadi, per molti un supporto al miglioramento dei bilanci dei club passa anche attraverso la realizzazione dei nuovi impianti di proprietà: quali progetti per il Chievo?

Luca Campedelli: Non abbiamo progetti sullo stadio perché non siamo nella condizione al momento. Per ora, comunque, il comune di Verona non è interessato a destinare nuove aree alla costruzione di uno stadio. Sulle nuove vicende non sono molto informato, perché materialmente non ci sono le condizioni, anche perché preferisco al momento incrementare il patrimonio della società in altre maniere. La struttura iniziale è degli anni cinquanta, inaugurata nel ‘62 ha avuto un rimodernamento nel ‘90.

torna alle domande
In vari incontri con gli operatori coinvolti, abbiamo riscontrato che un modello, da alcuni auspicato, è quello inglese ove ci sono più attività commerciali, per l’ interesse delle famiglie e per poter accedere allo stadio in maniera continuativa anche durante la settimana. Lei cosa ne pensa?

Luca Campedelli: Non è proprio così, in Inghilterra lo stadio non viene vissuto proprio 365 giorni ma sono le attività collaterali allo stadio che fanno vivere lo stadio. Ad esempio nello stadio ci sono negozi, sedi di società, o sale ristoranti dove si organizzano banchetti di nozze, ma non ci si va a mangiare tutti i giorni. In Inghilterra la gestione degli stadi è diversa. Essendo determinante, per il valore dello stadio, anche da dove è costituita la struttura, gli stadi inglesi partono privilegiati perché sono nati e costruiti in momenti in cui era tutta periferia, ora con lo sviluppo sono stati inglobati dalla città. Il valore del terreno si è così quadruplicato.

torna alle domande
Cellino ci diceva che avrà bisogno solo di uno stadio che sia funzionale per lo spettacolo sportivo e che non gli interessa sviluppare altro business, perché può comportare di mettere a repentaglio l’equilibrio del business del calcio. Anche lei è di questa opinione?

Luca Campedelli: Sì esattamente. Per me l’attività principale non solo è fare calcio ma anche vendere l’emozione dello spettacolo e poi coinvolgere nuovi tifosi facendo in modo da intrigarli con i nostri successi. Ciò che rende gli stadi inglesi migliori dei nostri è la spettacolarità degli eventi sportivi e non la qualità degli stadi.

torna alle domande
Aldilà dello spettacolo sportivo, non sempre entusiasmante, non pensa che si dovrebbe fare di più intermini di cura dell’accoglienza del tifoso- cliente e dello stesso confezionamento del “prodotto Serie A”, che vada oltre al semplice menu televisivo?

Luca Campedelli: In realtà in Italia ci sono marchi che superano quello della Lega Serie A, come l’Inter, il Milan o la Juve. Naturalmente l’esempio dell’Nba è il massimo per la valorizzazione del marchio sia in termini televisivi che di merchandising. Questa racchiude le migliori squadre del basket mondiale; quello che si realizzerebbe nel calcio con l’unione delle migliori squadre al mondo: qualcosa di quasi irrealizzabile anche perché spesso ci si dimentica delle squadre delle altre nazioni come la Russia, la Germania. Paradossalmente si è radicato di più il marchio Premier League, sia perché hanno iniziato molto prima sia per la politica di salvaguardia del marchio ed una valorizzazione televisiva feroce. Più che dall’Nba dovremmo prendere spunto proprio dagli inglesi.

torna alle domande
Il legame tra squadra e campionato è diversa in Italia rispetto agli altri paesi?

Luca Campedelli: Il Manchester United quando vince, ad esempio, fa pubblicità anche alla Premiere League, perché ormai sono la stessa cosa, identificano l’uno con l’altro. Mentre da noi non si identifica l’Inter, il Milan, la Juve, la Roma, il Napoli con il campionato di serie A; si dovrebbe arrivare all’esempio inglese.

torna alle domande

chi È

Luca Campedelli è nato a Verona il 24 ottobre 1968.
Diplomato ragioniere presso l’Istituto Don Bosco, proprietario con la famiglia dell’azienda dolciaria Paluani, ha assunto la guida societaria dell’A.C. ChievoVerona nel ’92 dopo l’improvvisa scomparsa del padre Luigi. In quegli anni la squadra militava nel campionato di C1.
Luca Campedelli, che è stato il più giovane presidente di serie A, ha ricoperto inoltre il ruolo di Consigliere in Lega Calcio.
Durante la sua presidenza ha ricevuto numerosi riconoscimenti tra i quali, nel maggio 2003, il prestigioso 'Premio Giuseppe Prisco' alla lealtà, alla correttezza e alla simpatia sportiva: tra i membri della Giuria Sergio Zavoli, Candido Cannavò, Giorgio Tosatti, Antonio Ghirelli e Nando Martellini.
 
< Prec.   Pros. >
torna su