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Una migliore comunicazione per un volley con i numeri Stampa E-mail
Agosto 2015
Intervista a Pasquale Gravina Presidente Volley Treviso
Pasquale Gravina Pasquale Gravina
Presidente Volley Treviso

"Per esperienza diretta, i club non fanno squadra come dovrebbero... Se la pallavolo vuole tornare a recitare un ruolo da primo attore, deve essere visibile, ma con qualità. Bisogna fare delle scelte coraggiose sull'organizzazione dell'evento-partita, giocando in strutture adeguate, garantendo la migliore immagine di questo sport, favorendo l'afflusso del pubblico negli impianti e proponendo un'organizzazione complessiva e non soltanto del momento gara"
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Con Pasquale Gravina, plurimedagliato campione dell'Italia dei fenomeni degli anni novanta, attuale presidente della Volley Treviso impegnato a ricostruire il club portato al successo dalla famiglia Benetton, lavorando ad un diverso modello di governance, cerchiamo di individuare una strada di crescita per il movimento pallavolistico italiano che possa invertire una tendenza di quasi rassegnazione, ci verrebbe da dire, che vada oltre la crisi economica stessa. Forse bisogna fare più squadra e forse bisogna migliorare la comunicazione, come ci suggerisce Gravina. Di sicuro c'è un problema di crescita culturale ma anche di competenze manageriali. E qui lo stesso Gravina ce ne dà un esempio, avendo anche completato il percorso formativo per il management della Sport Business Academy, del duo Bocconi ed Rcs Sport.
In Italia, dopo il calcio, il volley, con il basket, è lo sport più seguito. Nonostante ciò, il suo potenziale non viene sfruttato, il numero di imprenditori che investe in questo sport si è ridotto e le società chiudono. Gravina, quali pensa siano le cause di questa situazione e quali le soluzioni?

Pasquale Gravina: La pallavolo, negli anni '90, ha vissuto una popolarità straordinaria dovuta alle vittorie raggiunte a livello internazionale, ma non è stata in grado di capitalizzare questo successo. Infatti non si è mai dotata di una struttura professionale di comunicazione e non ha mai sfruttato la sua visibilità. In Italia, quasi tutti sono appassionati di calcio perché è costantemente visibile su qualsiasi strumento di comunicazione. In realtà, la stessa politica dovrebbe capire che promuovere un solo sport è dannoso per lo stesso sport, sia perché non è portatore di tutti i valori compresi nelle varie discipline sportive, sia perché, dovendo occupare il 70% del palinsesto, lo fa con notizie o persone di poca importanza. Purtroppo la pallavolo è un gioco di strategia poco spiegato e uno sport con degli straordinari risvolti psicologici.

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Sembra che rugby, basket e volley si sottraggano dall'essere sport leader

Pasquale Gravina: La pallavolo esprime perfettamente ciò che è in grado di produrre la classe dirigente, che è la stessa che governa questo sport da decenni. In Italia, a differenza di altre nazioni, viviamo lo sport come un momento emozionale e di sfida e non, come avviene nei paesi anglosassoni, come momento culturale. Quando la classe politica italiana capirà che lo sport è uno strumento straordinario di comunicazione e di crescita culturale, le cose miglioreranno.

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Il Barcellona, con oltre 172.000 soci, costituisce il più grande esempio di azionariato popolare nel mondo. Lei stava perseguendo una raccolta di partners per un pool di azionisti, quindi diverso dalla sottoscrizione pubblica. Quali limiti ha riscontrato?

Pasquale Gravina: È una proposta che avevo fatto quando la Sisley era in serie A, e quindi da un punto di vista economico era utile prevedere la partecipazione di più soggetti imprenditoriali o allargarsi a un modello consortile ma mi sono scontrato con resistenze al cambiamento di tipo culturali. È evidente che ogni forma organizzativa ha i suoi pregi e i suoi difetti e questa non fa eccezione. Il limite di una forma consortile può essere la mancanza di una strada chiara da percorrere, visto che ci sono molte voci in capitolo, ma io la vedo come una forma di ricchezza. Infatti, quando ci sono più persone che partecipano alla gestione di un club, anche se il processo decisionale è più lungo, ci si confronta con diverse esperienze. Inoltre, si moltiplicano le opportunità di radicamento sul territorio e ciò aumenta l'identificazione dei tifosi con la squadra, rendendoli più partecipi alla vita della società. Nonostante ciò, anche nello statuto del Barcellona sono previsti dei paletti di partecipazione in base alle capacità del singolo socio.

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Volley Treviso - Pasquale Gravina Il modello consortile, da noi spesso portato ad esempio, comporterebbe la sostituzione della figura del presidente-padrone

Pasquale Gravina: Dal mio punto di vista, anche quest'ultimo è un modello che non si può accantonare, in quanto ha una sua validità. Non dimentichiamo, infatti, che gran parte dell'attività sportiva nel mondo è possibile grazie a singoli investitori. È un modello, quindi, che non sparirà mai. Mi piacerebbe soltanto che, oltre a quest'ultimo, si potessero esplorare delle alternative.

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Avendo rinunciato alla serie A e avendo una gestione economica molto più contenuta, ora dovete decidere quale sarà il futuro della società. Siete in una fase di riflessione?

Pasquale Gravina: Più che di riflessione siamo in una fase di grande attenzione alla attuale situazione economica che non aiuta lo sport. Noi abbiamo fatto degli errori, visto che nel corso degli anni abbiamo depauperato un capitale di notorietà e di considerazione che oggi purtroppo non abbiamo e quindi facciamo molta più fatica a trovare risorse. Obiettivamente la visibilità che si offre a un investitore, un inserzionista, è ridotta rispetto sia al passato sia al potenziale che la pallavolo può esprimere.

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Anche i dati degli ascolti televisivi, riferendoci alle partite di volley in generale, andrebbero letti con più attenzione

Pasquale Gravina: È un circolo vizioso che viene alimentato da più soggetti. Il calcio fa i suoi interessi e cerca di capitalizzare al massimo i ricavi che derivano dai diritti tv. Sky ha provato a investire nella pallavolo e nella pallacanestro, ma non ha avuto conforto nei dati di ascolto. Probabilmente la politica di marketing di Sky non è stata sfruttata al meglio, ma la pallavolo, come hanno fatto altri sport, deve ripensare al suo modo di utilizzare la comunicazione, soprattutto i media.

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Sisley Volley Camp Sarebbe opportuno puntare sia sui new media che sui campioni, come forse avveniva negli anni '90

Pasquale Gravina: La visibilità di quegli anni è stata il frutto di tante vittorie della nazionale, nonostante anche allora non fu adeguatamente sfruttata nella proposta di personaggi, di valori, di momenti. Io credo che una cosa esista per il pubblico se è visibile, altrimenti esiste nella realtà ma non nella percezione delle persone. Se la pallavolo vuole tornare a recitare un ruolo da primo attore, deve essere visibile, ma con qualità. Bisogna fare delle scelte coraggiose sull'organizzazione dell'evento/partita, giocando in strutture adeguate, garantendo la migliore immagine di questo sport, favorendo l'afflusso del pubblico negli impianti e proponendo un'organizzazione complessiva e non soltanto del momento gara. Oggi chiunque va al palazzetto vuole vedere uno spettacolo, non solo una partita. La partita è dedicata all'appassionato ma se si vuole catturare il pubblico generalista o non direttamente tifoso di pallavolo, bisogna portarlo dentro l'evento. Ci sono i numeri, i fondamentali, gli appassionati, le competenze, manca la modernità della comunicazione dello sport.

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I club possono fare squadra in Lega su questo progetto

Pasquale Gravina: Per esperienza diretta, i club non fanno squadra come dovrebbero. Prevale sempre la presunta furbizia di pensare al proprio risultato il che sarebbe anche accettabile se non si perdesse di vista l'insieme: vincere o ottenere un risultato in un ambiente che non cresce, si traduce in un risultato modesto. Sarebbe molto più utile e virtuoso per tutti agire in un contesto più attrattivo per gli investimenti. Per ottenere questo, mi sembra evidente la necessità di cambiare.

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Intervista a cura di Cristiana Trezza

chi È

Pasquale Gravina (Campobasso, 1° maggio 1970) è un dirigente sportivo ed ex pallavolista italiano, nel ruolo di centrale.
Come giocatore ha fatto parte della cosiddetta generazione dell'Italia di fenomeni. Ha iniziato a in Serie C nel 1986, con la squadra della sua città, per poi giungere ad alti livelli con la Pallavolo Falconara. Con la squadra marchigiana ha esordito in Serie A1 nella stagione 1988-89. Ha colto i primi successi con la Maxicono Parma: due scudetti (1991-92 e 1992-93), due Coppe CEV e la Coppa Italia 1991-92. Nella stagione 1996-97 passa alla Sisley Treviso, con cui ha vinto in cinque stagioni numerosi titoli in Italia ed Europa: 3 scudetti (1997-98, 1998-99 e 2000-01), la Coppa Italia 1999-00, due Supercoppe italiane, due Coppe dei Campioni e una Coppa CEV. Nel 2002 ha vinto nuovamente il titolo di campione d'Europa con la Lube Banca Marche Macerata, per conquistare poi nuovamente la Coppa Italia nel 2002-03. Dopo una stagione con la Noicom Bre Banca Cuneo, torna a Treviso per conquistare la supercoppa, la Coppa Italia e lo scudetto 2004-05. Ha chiuso la carriera al termine di quella stagione.
Ha vestito per la prima volta la maglia della Nazionale italiana a San Diego contro gli Stati Uniti (l'Italia vinse 3-0) nella World League del 1990. Vanta un totale di 284 presenze e ha vinto tredici titoli complessivi.
L'anno in cui ha smesso l'attività da atleta, ha iniziato a svolgere il ruolo di procuratore sportivo che ha ricoperto fino al 2009. Durante questo periodo ha anche collaborato con diverse società di formazione sviluppando presentazioni che traducessero l'esperienza sportiva in chiave aziendale. È diventato ad aprile2009 Procuratore generale della Sisley Volley Treviso per poi ricoprirne, a partire dal maggio 2010, il ruolo di Amministratore Delegato. Attualmente è presidente della Volley Treviso, società che ha ereditato i titoli della sciolta Sisley.
 
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