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Lo stadio del futuro come location di altri eventi Stampa E-mail
Settembre 2010
Intervista a Luca de Ambrosis pres. per l'Italia dell'Urban Land Institute
Luca de Ambrosis  LUCA DE AMBROSIS
pres. per l'Italia dell’ Urban Land Institute

“La prima rivoluzione deve essere quella che lo stadio diventi di proprietà dei club… Devono essere dei contenitori che vivono e vengono vissuti con più continuità. E' vero che l'Italia è il paese delle 100 province e questo comporterà una prima “selezione naturale”: l'esistenza di stadi in centro e di altri in periferia richiederà quindi maggiore flessibilità”
Continuiamo il dibattito sugli stadi italiani del futuro. L’incontro con il dott. Luca de Ambrosis ci fornisce l’opportunità di un confronto con una visione internazionale data dall’associazione degli operatori dell’immobiliare Urban Land Institute, di cui è presidente in Italia, anch’egli (come Massimo Roj e Fabio Bandirali, da noi già intervistati), ospite del doppio evento “Stadio, non solo sport”, organizzato dal comune di Milano lo scorso maggio: una mostra di 16 modelli di stadi nel mondo e un convegno sul tema. Lo ascoltiamo negli uffici di Milano a pochi passi da piazza della Repubblica.
Sponsornet: Presentiamo ULI- Urban Land Institute di cui Lei è Presidente per l'Italia.
Luca de Ambrosis: ULI è un'associazione no profit che raggruppa quasi 40.000 associati nel mondo, dagli Usa, a vari stati in Europa, ai Paesi Asiatici, che operano nel settore dell'immobiliare che, come si sa, comprende anche operatori appartenenti al mondo finanziario, gli studi di architettura, di urbanistica, di impiantistica, etc. All'interno di ULI quindi si riuniscono persone costantemente attive  in questo vasto settore economico, con lo scopo di raccogliere esperienze diverse in giro per il mondo, raccontarsele, confrontarsi cercando di apprendere da quelle positive e capire le motivazioni di quelle sbagliate.

Sponsornet: Quindi uno sguardo particolare è rivolto anche all'impiantistica sportiva?
Luca de Ambrosis:  Certo, perché lo stadio è un prodotto immobiliare e da qualche anno, finalmente, si è capito che può avere valenze diverse e non deve essere utilizzato solo una volta a settimana e vissuto con fugacità ma rappresentare un luogo di aggregazione per le famiglie.

Sponsornet: C'è ancora tanto da imparare dalle altre nazioni europee.
Luca de Ambrosis:  Quando si parla di stadi si citano chiaramente come ottimi esempi le iniziative più note provenienti da Germania e Inghilterra che comunque credo siano importabili o addirittura migliorabili. Tutti esempi di stadi che hanno portato benefici al territorio circostante, strutture riqualificate architettonicamente, con zone per la ristorazione e i servizi commerciali, sale per i  meeting b2b, che hanno creato un indotto anche per le società proprietarie degli stadi che hanno visto incrementare i loro fatturati essendo proprietari degli spazi che possono utilizzare come vogliono, per concerti, eventi di vario genere e quant'altro. ULI è attenta a tutto questo proprio considerando che in Italia nessuno dei nostri stadi è in linea con le normative e gli standard internazionali per poter ospitare partite di livello.

Sponsornet: Quando finalmente si darà il via alla realizzazione dei nuovi impianti voi fornirete assistenza a tutto tondo.
Luca de Ambrosis:   Certo, tenendo conto che essendo un'associazione no-profit totalmente indipendente possiamo farlo in una posizione di forza, perché creiamo gruppi di lavoro formati da esperti di varie nazionalità, che abbiano acquisito esperienza e affrontato tematiche simili: per quanto riguarda gli stadi italiani, per esempio, coinvolgeremmo probabilmente manager che hanno seguito i giochi olimpici di Shanghai o esperti che si stanno occupando delle strutture che ospiteranno i prossimi europei in Polonia. A maggior ragione per tematiche strettamente legate a Milano, ci riuniamo sempre con esperti internazionali, indipendenti, che senza coinvolgimento “da mandato economico” possano trovare la soluzione migliore per un determinato progetto e fornire in maniera disinteressata, slegata da logiche di business, il proprio know how. Per quanto riguarda l’Expo 2015 ci piacerebbe creare, sempre in una logica “super partes”, un gruppo di lavoro internazionale che possa fornire supporto al sindaco e al comitato direttivo. ULI presta molta attenzione all'ecososteniblità  e all'ecocompatibilità perché per noi uno stadio dovrebbe essere costruito con determinati materiali. Ma collaboriamo anche con il ministero delle finanze.

Sponsornet: Secondo lei tra i vari modelli di stadio dei quali si continua a dibattere, quale potrebbe rappresentare quello più efficiente? Qualche presidente, come Cellino, ritiene che i club debbano concentrarsi a gestire solo lo spettacolo sportivo. E a questo lo stadio debba servire.
Luca de Ambrosis: : Io credo che il modulo vincente sia quello misto, sempre con l'idea di fondo che lo stadio debba essere innanzitutto location per altri eventi oltre a quello sportivo. Non condivido quindi il punto di vista di Cellino. La prima rivoluzione deve essere quella che lo stadio diventi di proprietà dei club che così possano migliorarli senza le lungaggini burocratiche tipiche dei comuni. Devono essere dei contenitori che vivono e vengono vissuti con più continuità. E' vero che l'Italia è il paese delle 100 province e questo comporterà una prima “selezione naturale”: l'esistenza di stadi in centro e di altri in periferia richiederà quindi maggiore flessibilità. Ritengo quindi debbano essere polifunzionali e modulari, come afferma l’architetto Massimo Roj,  in modo da non diventare cattedrali nel deserto.
Sponsornet: Come ci ricordava Dario Boldoni, se oltre alle attività interne non verranno create aree di pertinenza esterne difficilmente si riuscirà a gestire con produttività lo stadio: la tesi accolta dalla proposta di Legge Lolli-Butti. Questione più rilevante, quindi, continua ad essere quella del modello economico di redditività.
Luca de Ambrosis:  Io dubito che possa esserci un modello che stia in piedi da solo con squadre minori che difficilmente vanno in Champions League ed ottengono 80 milioni di euro (come per esempio l'Inter). Se quegli spazi restano adibiti solo alla partita allora è impensabile: eppure basterebbero “piccole soluzioni” per avere uno stadio multifunzionale.
Urban Land Institute
Sponsornet: Per le realtà più piccole quale potrebbe essere un esempio vincente da seguire?
Luca de Ambrosis:  Quello dello stadio dello Shalke04: ha 25-30 mila posti ma ospita ben 70-80 eventi all'anno. Pensiamo alla festa della Nutella, ad agosto, che ospita ben 25.000 persone, o ai concerti (non tutti i cantanti riempiono stadi da 80.000 posti, si potrebbero quindi utilizzare le strutture più piccole per concerti di artisti minori o di “nicchia”). Lo stadio è stato realizzato appositamente per l'accesso dei tir al campo. È uno stadio piccolino ma con la tribuna che arretra per fare spazio al palcoscenico, ed è quindi adattabile per tanti altri eventi. E fattura più di uno stadio italiano che ospita solo le partite di calcio. Certamente l'impianto è costato più di tanti altri ma il modello economico sta in piedi, e stiamo parlando di una squadra che non milita ai vertici delle classifiche ma ha fatto passi da gigante grazie a questo ottimo business.

Sponsornet: I parametri economici d'investimento restano ancora vaghi, quasi inverosimili se pensiamo che la Juventus ha realizzato lo stadio con 105 milioni di euro, mentre l'Inter, con soli 20  mila posti a sedere in più, un progetto tre volte quell'importo.
Luca de Ambrosis:   Quanto ai parametri io ho sentito che si oscilla dai 2 ai 3 mila euro a posto a sedere. Credo che lo stadio dell'Inter nasca davvero da un progetto più “nuovo” e innovativo rispetto all'altro. Moratti vuole costruire qualcosa di unico. Quindi il paragone con quello della Juventus ormai si può considerare già superato.


Intervista curata da: Bianca Angrisani
chi è

Luca de Ambrosis Ortigara è nato a Milano nel 1965.  Dopo la laurea in Economia e Commercio conseguita presso l’Università Cattolica di Milano e i successivi studi presso l’Università di Reading in Gran Bretagna, inizia la sua carriera professionale nell’ambito di una società di gestione e consulenza immobiliare legata al portafoglio di investimenti della sua famiglia. Nel 1990 entra in Cushman & Wakefield (ex Healey & Baker), una delle principali società di consulenza immobiliare a livello mondiale. Nel 1996 entra in Pirelli Real Estate, che all’epoca stava iniziando a sviluppare le proprie attività immobiliari. Assunto con la qualifica di Direttore dei Servizi Immobiliari per le Società Multinazionali, ha il compito di assistere i maggiori gruppi internazionali nella promozione e sviluppo di grandi progetti. Nel 1999, è assunto da McArthurGlen, uno dei più importanti gruppi europei dediti alla gestione e allo sviluppo di outlets, con il compito di organizzare lo start up della filiale italiana, di cui diviene Amministratore Delegato. Nel periodo 2003/2004 fonda Realty Partners, una società di gestione  e consulenza strategica in ambito immobiliare. Nel 2009 rileva dal Gruppo Realty Partners la ReP Agency, assumendone il ruolo di presidente e cambiandone la denominazione in DEA Real Estate Advisor.
E’ Presidente di U.L.I. Italy (Urban Land Institute), è membro del Comitato Esecutivo del MAPIC ed è nel Comitato Esecutivo Scientifico e Retail di E.I.R.E.. E’ stato visiting professor nell’ambito del Master in Fashion, Experience & Design alla SDA Bocconi di Milano.

azienda

Urban Land Institute è un’organizzazione internazionale non profit di ricerca e formazione fondata nel 1936. ULI si dedica allo sviluppo delle migliori politiche e alla preparazione di una leadership volta ad un utilizzo responsabile del territorio. ULI è un grande network altamente qualificato, una piattaforma di collaborazione e condivisione per interagire con i massimi esponenti del real estate. Il District Council in Italia è stato costituito nel 2000 e conta 150 associati e promuove gli obiettivi di ULI attraverso una serie di incontri a Milano e a Roma. Inoltre, una volta all’anno, organizza un convegno a livello nazionale su uno specifico tema di interesse del mercato. La sede di ULI Europa, con sede a Londra fornisce assistenza agli associati di tutta Europa ed è il punto di riferimento per le iniziative di ricerca, formazione e per gli eventi.
La sede principale del network internazionale di ULI è a Washington D.C. e conta oltre 100 addetti impegnati ogni giorno nel fornire assistenza anche alle iniziative europee.ULI organizza in Italia: Una serie di incontri a Milano e a Roma per discutere temi specifici e tendenze del mercato; un convegno annuale di approfondimento su di un tema di interesse strategico per il mercato nazionale; una costante attività di assistenza agli associati per aiutarli a sviluppare iniziative di networking e condivisione di informazioni, progetti e strategie.
ULI, associazione indipendente e super partes, promuove ricerche che mirano ad anticipare i trend e le problematiche relative all’utilizzo del territorio, quindi propone soluzioni e fornisce informazioni di rilevanza strategica per lo sviluppo del settore real estate. Effettua ricerche interdisciplinari, su base multinazionale e multisettoriale. Illustra le tendenze di mercato, i nuovi progetti e le problematiche legate alla politica sulla rivista Urban Land Europe. Propone un vasto repertorio di pubblicazioni e case studies.Ha un sito Internet interattivo sempre aggiornato e ricco di informazioni su ogni aspetto del real estate. Crea Advisory Services, gruppi di lavoro che offrono consulenza su progetti complessi di sviluppo e pianificazione immobiliare. ULI incoraggia l’attività di relazione tra gli associati dei diversi distretti, nazionali e locali, al fine di sostenere una costante sensibilizzazione degli organismi politici ad attuare migliori prassi per lo sviluppo del territorio. G

 
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