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Gli obiettivi manageriali del nuovo basket italiano
Settembre 2014
Intervista a Claudio Coldebella dg LNP
Claudio Coldebella Claudio Coldebella
dg LNP

"Mettendo assieme il mondo ex professionistico con quello dilettantistico si accostano non solo diversità strutturali ma anche di budget, di capitale umano, di valori in campo e mentalità. Quindi è sorta la complessità di farli sedere allo stesso tavolo e coinvolgere tutti. (...) Bisognava impostare un nuovo brand. Quindi costruire una squadra interna che sapesse esprimere i propri valori e l'originalità di ogni progetto."
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Rispetto alla tesi condivisa all'interno dello Sport Leaders Club , oltre che dalle aziende sponsor che ne fanno parte, Claudio Coldebella rappresenta l'eccezione che conferma la nostra convinzione, ossia la necessaria affermazione di talune professionalità all'interno dello sport. Pur avendo un glorioso passato da sportivo, in club europei e nella Nazionale di Pallacanestro, ha saputo riproporsi come manager nello sport business, non pretendendo di conoscere già il mestiere, ma approcciandolo gradualmente, consapevole del percorso formativo che si delinea ogni giorno, ma con le idee chiare grazie anche all'esperienza privilegiata compiuta all'estero. Scelto lo scorso anno dal presidente Graziella Bragaglio a dirigere la macchina della nuova Lega Nazionale Pallacanestro (che gestisce i campionati dalla A2 alla C, ndr), ha impostato il suo lavoro basandolo su alcuni principi chiave, quelli canonici della scuola manageriale: la creazione del marchio, l'organizzazione della squadra di lavoro interna con professionalità chiave e la condivisione del progetto con le 225 società sportive, cercando di superare le criticità provenienti dai loro diversi livelli dimensionali. Nonostante il suo approccio rivolto ad uno continuo miglioramento, anche personale, Coldebella ha chiari alcuni obiettivi, anche di medio periodo, legati alla riqualificazione del mondo della pallacanestro, partendo dai palazzetti, dal management e dal lancio di alcuni eventi importanti come quello curato in partnership con Rimini Fiera, che per la prima volta investe e scommette in un mondo che non è quello della massima serie né del calcio.
Partiamo dalla sua esperienza manageriale. Lei, diversamente da molti suoi colleghi, non mette mai in risalto il suo passato da campione della pallacanestro, ma si pone con modestia nel confrontarsi con le aziende e gli interlocutori

Claudio Coldebella: È vero, ma mi avvalgo del mio background sportivo quotidianamente, nel lavoro, rivivendo molte situazioni che per me sono state formative nello sviluppo delle dinamiche e della forza del concetto di squadra. Oggi per me si chiama “lavorare in team”. Sono soddisfatto del mio percorso, che mi ha dato una spinta in più nel ripartire professionalmente. La mia fortuna sta nel fare un lavoro che è prima di tutto una passione, che ho potuto negli anni vivere da altre angolazioni. E con la forte motivazione di stimolare in questo mondo tutte quelle potenzialità che ancora sono rimaste inespresse.

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In associazione con la presidente Graziella Bragaglio, la sfida è stata quella di creare con la nuova Lega Nazionale uno strumento utile, alle Società, quanto necessario per migliorare il mondo della pallacanestro. Lei proviene già da esperienze manageriali sul campo, legate però alla direzione sportiva

Claudio Coldebella: Essere direttore generale di una Lega rappresenta un ruolo realmente diverso da quello di general manager, che ho fatto inizialmente a Caserta, poi in Benetton Treviso. E che sicuramente mi ha dato tanto. Dirigere una Lega presuppone il rapportarsi con problematiche totalmente diverse. Però alla base c'è sempre un atteggiamento di responsabilità, per il quale si cerca di non delegare la soluzione dei problemi, ma rendendosi partecipi di questi ultimi per risolverli assieme.

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Con quali obiettivi siete partiti in questa sfida?

Claudio Coldebella: L'idea iniziale è stata non affidarsi ad altri. Sviluppando le attività in proprio, non affidarsi ad agenzie, consulenze o advisor, se non per avere il polso del mercato che è fondamentale. Quindi costruire una squadra interna che sapesse esprimere i propri valori e l'originalità di ogni progetto. Bisognava impostare un nuovo brand. Ho sempre pensato che ci volesse un team che conoscesse bene pregi e difetti di questa realtà. E così facendo, insediando una buona squadra interna, partendo da Nicola Tolomei al marketing e Stefano Valenti alla comunicazione, si potesse nel tempo ragionare su progetti di più ampio respiro.

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È stato l'anno nel quale la ex Legadue, professionistica, si andava a riunire al restante movimento della pallacanestro dilettantistica

Claudio Coldebella: Siamo partiti facendo uno screening delle qualità e dei problemi del nostro basket. Ma anche delle aree che potevano svilupparsi. Mettendo assieme il mondo ex professionistico con quello dilettantistico si accostano non solo diversità strutturali ma anche di budget, di capitale umano, di valori in campo e mentalità. Quindi è sorta la complessità di far sedere allo stesso tavolo e coinvolgere tutti, dimostrando di essere attivi per ognuno, pensando con una testa unica e mostrandosi disponibili. Questo è stato fondamentale. La nostra Lega, nella stagione che va ad iniziare, è un'Associazione formata da ben 225 squadre. Nella quale necessariamente l'unione fa la forza. Il bene comune è anche quello individuale. Quindi il motto è confrontarsi e soprattutto condividere, anche se in Italia purtroppo in questo non siamo maestri, anzi, il proprio vicino è sempre un avversario anche fuori dal campo. E noi vogliamo lavorare anche e soprattutto per far cambiare prospettiva, visione, e far capire che solo unendo i singoli il potere che abbiamo può diventare enorme.

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Presentazione campionato L'obiettivo era organizzare i campionati ma anche dare un'identità a questa Lega per poter raccogliere risorse e sponsor. La difficoltà era quindi duplice poiché non c'era un pregresso. Come avete affrontato ciò? I risultati sono arrivati?

Claudio Coldebella: Credo che i risultati siano stati buoni perché abbiamo cercato di impostare un metodo di lavoro che privilegiasse le professionalità, alle quali abbiamo affidato obiettivi ben precisi. Abbiamo ribaltato il concetto di “aspettiamo, venite” ma “andare a casa delle squadre, ascoltarle da vicino”. Siamo andati da loro come Lega di supporto e di servizio, vivendo le loro problematiche quotidiane.

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Rispetto all'accoglienza degli sponsor, avete avuto problemi a far capire che stava nascendo un nuovo soggetto?

Claudio Coldebella: Sì, non è stato semplice perché uno dei problemi che affligge la pallacanestro è la visibilità. Abbiamo ribaltato la sola proposta commerciale, rappresentando sempre assieme le diverse realtà: se si sommano le aziende che investono nel nostro mondo, sono un numero enorme, più di mille. Noi abbiamo offerto una piattaforma per dialogare tra loro e, mostrandoci come Lega di servizi, abbiamo parlato di territorio italiano, che copriamo quasi totalmente, ma anche di b2b e ritorni commerciali. Siamo partiti ad inizio agosto 2013 con zero partner, a fine stagione ne avevamo tredici, a diverso titolo, dal title sponsor ai fornitori ufficiali.

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Dunque ora ripartite da un anno con importanti numeri raggiunti e che potete vantare

Claudio Coldebella: Abbiamo oltrepassato il milione di spettatori nei palazzetti, sommando quanti sono venuti a vedere le oltre 2500 partite che hanno composto la nostra stagione, dal campionato di vertice, la A2 Gold, fino alla Serie C.

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Coldebella premio Questo dimostra che la coda lunga degli sport diversi dal calcio raggiunge numeri che, se messi insieme, raggiungono quelli del calcio. Però le tv non lo capiscono

Claudio Coldebella: Noi abbiamo accolto con fiducia e positività l'idea della Federazione di partire con la televisione della pallacanestro ,perché è importante essere visibili anche per la tifoseria. Come Lega dobbiamo cercare di far cambiare visione a chi investe nello sport: porto spesso l'esempio di ciò che accade nella Lega tedesca, che sta diventando la prima in Europa. Un club tedesco spende in media il 45-50% in monte stipendi. In Italia invece si arriva all'85-90% per i giocatori. Tutti vogliono vincere dimenticando che alla fine capita ad uno solo. E quindi è altrettanto fondamentale per il club investire risorse nell'organizzazione, nelle attività, etc. Che possono comunque portare grandi soddisfazioni. Cerchiamo di lavorare dalla base per accrescere il livello di cultura sportiva e già vedo grandi risultati con il progetto LNP Assist che lavora sulla scuola di tifo corretto ed i progetti socialmente utili. Tante squadre sono attive in questo settore e noi continueremo nei prossimi due anni a essere di supporto a tutto ciò.

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La parte corporate deve quindi essere più incisiva nell'ambito degli investimenti del club. Ma pensa che sia possibile che le linee direttive partano dalla Lega, con un regolamento?

Claudio Coldebella: Nella stagione che sta per partire, tra gli obblighi delle squadre Gold e Silver di A2 c'è quello della presenza di responsabili marketing e comunicazione. Figure fondamentali per salvaguardare anche il patrimonio della Società, perché quando un club sparisce, assieme all'allenatore e ai giocatori, sparisce anche la passione che sa animare i piccoli centri, costruendo occasioni di aggregazione dei più giovani. Si tratta di un grande contributo al tessuto sociale che viene a mancare.

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Quali sono i budget medi per i club di A2, Gold e Silver? E quante persone ci lavorano?

Claudio Coldebella: Siamo attorno al milione di euro di budget. E lavorano, senza contare l'area tecnica, il general manager, il responsabile comunicazione, quello di marketing. Ma la vera novità sul fronte organizzativo è il progetto di fornire ai club una figura della Lega, da noi formata, e poi da integrare nello staff, che di conseguenza possa essere più strutturato. Il soggetto, conoscendo le filosofie e le dinamiche organizzative in uso in LNP, può essere di conseguenza il link per sviluppare le diverse iniziative che partono da LNP e vengono trasmesse al club. Nel quale la figura formata presta la sua opera quotidiana.

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Parlando della proprietà, qual è l'attuale panorama nei due campionati di A2, Gold e Silver?

Claudio Coldebella: Numerosi sono gli imprenditori che mostrano l'interesse di unirsi, far nascere Consorzi, come a Treviso, ed a Brescia.

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Quello del Consorzio è un modello che sicuramente andrebbe diffuso, così che ci siano business models alternativi all'imprenditore forte, che può sempre venire meno nell'impegno, come accade di frequente nei vari sport di squadra

Claudio Coldebella: Vorrei che i proprietari fossero più coinvolti. Mi piacerebbe vederli non solo spettatori dall'esterno ma anche al tavolo delle decisioni della Lega. Più partecipi, così che possano capire le nostre linee guida. Spesso sono imprenditori, quindi uomini d'azienda che però a volte non ragionano da manager. Vanno fatti sentire partecipi anche del progetto sportivo, trasferendoci le loro abilità da uomini d'azienda. Con Treviso vado orgoglioso di essere stato tra i fondatori del Consorzio, idea che si è rivelata in grado di avvicinare alla ripartenza della pallacanestro cittadina numerose aziende. E trasmettendo loro la positività di questo modello, nel quale ogni socio investe una quota all'anno che garantisce una parte di budget, pari a circa il 40%.

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In media, tra le Società della LNP, quale percentuale del budget viene coperta dal singolo imprenditore proprietario del club?

Claudio Coldebella: Meno del 50%. Se ci fosse un Consorzio si potrebbe pensare in grande, magari anche ad un palasport di proprietà. Gli obiettivi prioritari devono essere: la struttura societaria e l'impianto. Riuscire insomma a ragionare a lungo termine. So che è difficilissimo, nello sport, ma in generale nell'imprenditoria italiana.

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I palazzetti devono in primis essere concepiti come luogo per l'intrattenimento delle famiglie, con servizi che le permettano di trascorrere una giornata, come avviene all'estero

Claudio Coldebella: In Germania ragionano in questi termini. In agenda hanno già in programma tutte le attività, le partite per i prossimi anni, con regole prestabilite.

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Coldebella Sul fronte palazzetti quindi anche lei riscontra che c'è grande necessità e voglia di rinnovamento. Ma poi accade che nessuno decide di entrare davvero nel concreto della questione di quanto costi. E quanto sia redditizio

Claudio Coldebella: C'è timore a causa di regole poco precise, c'è poca conoscenza ed esperienza in merito. Quando dico che la Lega sarà anche “di servizi” intendo quindi anche per la diffusione della conoscenza della tematica impianti.

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Occorre una programmazione di lungo periodo anche per i giocatori e lo sviluppo del settore giovanile

Claudio Coldebella: Una delle difficoltà che vedo sta nel legarsi a lungo a giocatori che facciano parte del proprio progetto. Non c'è la giusta visione e programmazione a lungo termine. Si è tutti troppo preoccupati sul breve periodo. Un giocatore può rappresentare un asset reale, anche mediatico. Serve puntare sui settori giovanili e cito nuovamente il modello tedesco dove importanti percentuali di budget vi vengono destinate.

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È vero che c'è il rischio che in questo mondo, nella gestione dei club, la parte sportiva, come i direttori sportivi, diventi troppo autoreferenziale?

Claudio Coldebella: La realtà è che tutto è troppo focalizzato sui ruoli tecnici e sui giocatori. Importanti, ma non decisivi se si parla di solidità di un club. Allenatori e giocatori passano. Ma se si crea uno staff societario ben strutturato, è questo che dà continuità operativa al club, indipendentemente dal risultato sportivo. Sono eccessivi gli investimenti negati nel personale, ad esempio per qualcuno che si occupi del ticketing, della business community, di conseguenza in grado di agganciare nuove aziende. Gli studi mostrano che per riuscirci non basta la squadra.

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A marzo con l'evento RNB, avete dato un segnale subito forte a tutto il mondo del basket. In partnership con Fiera Rimini, avete organizzato le finali di Coppa Italia, per la prima volta per il nostro Paese in uno scenario non consueto, all'interno di padiglioni espositivi appositamente attrezzati. Accanto alla LNP c'è stata anche la Federazione?

Claudio Coldebella: Sì, è stata presente portando numerose iniziative. E sono sicuro che in futuro sarà ancora più partecipe. L'evento di Rimini ci ha confermato come le difficoltà italiane nell'impiantistica sportiva ce le siamo causate da soli, con le logiche della separazioni dei settori. A Rimini abbiamo ospitato 15 partite in tre giorni e tutte di grande valore perché erano senza appello: le vincenti avanti, le sconfitte eliminate. Ed in palio la Coppa Italia di Serie A2, B e C. Bene, dal Giudice Sportivo della FIP non c'è stato alcun provvedimento disciplinare. Dovrebbe essere la normalità, in attesa di questa è stata la dimostrazione che se si crea un habitat in cui il tifoso viene accolto in maniera civile, spazi aperti, diversi, certi estremismi non arrivano. Abbiamo visto tifo anche caldo, durante le gare. Ed al termine tutti assieme nelle aree comuni, a fare foto ed autografi con i giocatori, anche di squadre avversarie.

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Gli oltre 20.000 visitatori di quei tre giorni di gare valgono zero per il mercato pubblicitario, rispetto ai 50.000 presenti all'Olimpico nella Finale di Coppa Italia di calcio. È vero che con la visibilità della prima serata televisiva è stato tutto ingigantito, ma la presenza in loco era in rapporto solo 1 a 2

Claudio Coldebella: È vero. Ma siamo comunque molto orgogliosi di quanto realizzato già alla prima edizione. Ed il rinnovo pluriennale dell'accordo con Rimini Fiera ci ha dato grande credibilità e fiducia per tutto il prosieguo del nostro lavoro. Un esempio che può essere seguito dal basket di serie A, dal volley, ma non solo.

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A cura di Bianca Angrisani

chi È

Claudio Coldebella.
Da Luglio 2013 è Direttore Generale della Lega Nazionale Pallacanestro. Per 20 anni giocatore di basket professionista, ha militato, tra l'altro, nella Virtus Bologna (1989-1996), Paok Thessalonica in Grecia (1998-2002) e nell'Olimpia Milano (2002-2006). Ha iniziato la sua esperienza di General Manager con la Pepsi Juve Caserta nel 2009 e con la Benetton Treviso dal 2010 al 2012.
 
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