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ICS con le imprese nell'investimento per i nuovi stadi Stampa E-mail
Febbraio 2015
Intervista a Carlo Manca Direttore servizio Advisory e Studi, Istituto Credito Sportivo
Carlo Manca Carlo Manca
Direttore servizio Advisory e Studi Istituto Credito Sportivo

"Abbiamo già finanziato impianti sportivi e palazzetti dello sport di proprietà dei comuni, che sono stati concessi a soggetti privati per la costruzione e la gestione. Noi siamo aperti a qualsiasi tipo di intervento... Il mio suggerimento è di creare delle società che siano orientate a sviluppare forme di ricavo connesse allo sport ma non direttamente derivanti solo da esso"
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Nello scenario dell'impiantistica sportiva italiana, caratterizzato dalla consapevolezza di tutti che l'Italia ha un patrimonio di impianti tra i più obsoleti d'Europa, il ruolo dell'Istituto di Credito Sportivo si ripropone come centrale nell'affiancare i comuni e gli imprenditori privati nel realizzare i nuovi progetti di investimenti relativi ai nuovi impianti. Non a caso ICS, dopo aver finanziato per anni la stragrande maggioranza delle strutture sportive realizzate dai comuni in Italia, è diventato partner delle pochissime operazioni importanti realizzate nel nostro paese, ovvero lo stadio della Juve, il progetto dell'ammodernamento dell'impianto di Udine e ultimamente l'iniziativa del format lanciato dalla Lega Serie B.

Carlo Manca dalla sede romana di ICS, di cui è direttore servizio Advisory e Studi, ci conferma la disponibilità ad affiancare finanziariamente e progettualmente il nuovo corso dell'impiantistica sportiva in Italia.
A proposito dell'impiantistica sportiva, in Italia vi sono due fronti contrapposti. Uno, basato sul modello anglosassone, che vede lo stadio come contenitore dove concentrare diverse attività, e un altro che ritiene sia difficile questo modello per il nostro paese e ne propone uno alternativo, basato sull’utilizzare le aree circostanti per sviluppare servizi complementari all’attività sportiva. Al di là di queste due tesi, finora gli impianti sportivi sono stati di proprietà dell’Ente Pubblico

Carlo Manca: Salvo l'unico caso in Italia dello stadio di Reggio Emilia, che è completamente privato, e lo stadio della Juventus che è un impianto privato realizzato su un'area pubblica in diritto di superficie per 99 anni, gli altri stadi sono di proprietà pubblica. L'ultimo censimento del 2003 evidenzia che su un totale di circa centocinquantamila impianti, il 53% è in mano pubblica e il 43% in quella privata. Di questi circa il 9,8%, secondo il rapporto Censis, sono spazi totalmente inattivi, e la parte restante ha bisogno di essere ristrutturata, adeguata e messa a norma. Infatti, negli ultimi anni, l'80% dei finanziamenti concessi dal Credito Sportivo è stato richiesto e destinato a interventi su impianti sportivi esistenti e solo la parte restante per la costruzione di nuovi impianti.

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Quali iniziative hanno intrapreso i governi recenti?

Carlo Manca: Recentemente, con un decreto del Consiglio dei Ministri, è stato costituito l'Osservatorio Nazionale per l'Impiantistica Sportiva per rilevare lo stato dell'arte degli impianti in Italia. Il Governo unitamente al Coni, che già aveva sviluppato questo progetto a livello regionale, sta cercando di omogeneizzare tutte le banche dati di rilevamento per avere un quadro completo a livello nazionale e poter così attuare delle politiche che consentano di intervenire sulla base di informazioni certe. L'Osservatorio serve ad identificare quali sono le tendenze nell'evoluzione di un determinato territorio, per capire quali politiche sportive deve attuare il Governo ed è utile anche alla banca perché, conoscendo le esigenze di un determinato bacino di utenza, permette di capire esattamente se quel tipo di iniziativa avrà successo e sarà sostenibile laddove viene richiesto.

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Come è cambiata l'operatività del Credito Sportivo?

Carlo Manca: Nel corso degli anni sono mutate le esigenze della domanda di sport, sempre più sofisticata, e lo stesso concetto di impianto sportivo si è evoluto. Gli stessi stadi offrono una serie di servizi che rendono lo spettacolo sportivo uno delle componenti di un'attività di intrattenimento che va oltre il match day. Conseguentemente, è cambiata la stessa operatività del Credito Sportivo. Infatti, se fino a qualche anno fa finanziavamo solo impianti sportivi in senso stretto, ora, consapevoli dell'evoluzione, interveniamo anche nel finanziamento di quelle strutture non strettamente di destinazione sportiva, ma che sono a supporto dell'impianto sportivo per la sua migliore fruibilità. Questo sia per rispondere a una domanda di sport più sofisticata, ma anche per rendere più sostenibile l'impianto con una serie di introiti di natura diversa, che servono per mantenere l'esercizio dell'impianto sportivo.

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ICS e Lega Nazionale Dilettanti Ritornando ai dati del 2003, in quel 53% di proprietà pubblica rientrano le palestre delle scuole, così come gli impianti dalla terza categoria fino alla Serie A; mentre gli impianti di calcetto rionali sono nelle mani dei privati

Carlo Manca: Gli stadi di calcio e le piste di atletica sono tutti di proprietà comunale; mentre per quanto riguarda gli impianti di calcetto rionali, bisogna distinguere tra impianti creati da associazioni sportive che fanno pratica sportiva pura e impianti che vengono costituiti da chi investe in impiantistica sportiva per averne un ritorno. Negli ultimi anni si sta diffondendo il partenariato pubblico-privato in tema di impiantistica sportiva, visto che i comuni non hanno più le risorse di un tempo. Si tratta del ricorso a capitali privati per la realizzazione e gestione di impianti su aree pubbliche; in cambio i comuni impongono delle tariffe calmierate oppure si riservano l'utilizzo dell'impianto sportivo per alcuni periodi dell'anno, oppure magari chiedono delle condizioni di favore per particolari categorie di soggetti. L'Acquaniene, ad esempio, ha realizzato un impianto sportivo su un'area di proprietà del comune di Roma.

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Quali sono i soggetti che si rivolgono al Credito Sportivo?

Carlo Manca: La clientela è la più diversificata. Ci sono sia società di capitali, gestori di impianti sportivi che associazioni sportive. Molti che chiedono accesso al credito sono dei soggetti neocostituiti. Tra questi, negli ultimi anni, ci sono soggetti che si costituiscono appositamente per partecipare ai bandi per la concessione e costruzione degli impianti sportivi. La normativa stessa prevede che possono essere costituite delle associazioni temporanee d'impresa o delle società di progetto. In questi casi è importante la capacità della banca di valutare la sostenibilità e la probabilità di successo dell'operazione. Non potendoci basare sulla storia pregressa, ci si basa su quelli che sono i documenti previsionali, primo tra tutti il business plan e naturalmente anche sulla qualità e la professionalità del management che realizzerà quell'iniziativa.

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In che misura avete partecipato alla costruzione dello stadio della Juve?

Carlo Manca: Noi abbiamo finanziato circa il 50% dell'operazione. Sono state tenute ben presenti le esigenze di natura gestionale dell'impianto, costato relativamente poco considerando le caratteristiche di una struttura funzionale e molto bella. Hanno fatto quasi sempre il sold out, il che significa che hanno centrato esattamente la capienza dell'impianto.

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Anche l'Udinese si è rivolta a voi e ha dimostrato che l'impianto di una squadra non deve essere grande ma soprattutto si può fare con l'autofinanziamento?

Carlo Manca: L'Udinese ha deciso di fare le tribune coperte con una capienza commisurata alle esigenze di Udine. E' stata fatta un'operazione oculata puntando su un maggior comfort dello stadio, una maggiore visibilità e anche eventualmente su una serie di servizi da offrire all'utenza. È un'operazione che ha dei costi abbastanza contenuti, a dimostrazione del fatto che ogni stadio ha un'esperienza a sé e va commisurata a quelle che sono le esigenze della realtà locale sia dal punto di vista territoriale che dal punto di vista della tipologia e della predisposizione degli utenti.

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ICS - Linea Equitazione A conti fatti, i presidenti dei Club sono ancora un po' restii ad assumersi la responsabilità di creare loro l'impianto

Carlo Manca: In Italia bisogna cominciare a lavorare, come all'estero, su altre forme di ricavi. La maggior parte dei ricavi delle società di Serie A, infatti, sono i diritti televisivi che sono molto alti sia in termini assoluti che in percentuale. In termini assoluti si potrebbero mantenere aumentando i ricavi anche con lo stesso ticketing, il merchandising e altre attività collaterali dello stadio. Questo si può fare con un impianto di cui si può disporre continuamente, non solo il giorno della partita.

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Il Credito Sportivo ha le risorse finanziarie per poter intervenire in tutti i progetti, fino ad arrivare a coprire gli investimenti per i club non professionistici?

Carlo Manca: Le risorse ci sono sicuramente, perché il Credito Sportivo è una banca fortemente patrimonializzata, quindi ha una capacità di poter intervenire finanziariamente molto forte a livello nazionale. Abbiamo già finanziato impianti sportivi e palazzetti dello sport di proprietà dei comuni, che sono stati concessi a soggetti privati per la costruzione e la gestione. Noi siamo aperti a qualsiasi tipo di intervento, sia che il palazzetto dello sport lo realizzi un privato sia che lo realizzi un ente locale, sia che lo realizzi un privato che ha in concessione un impianto pubblico.

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Meraviglia che in Italia le iniziative private ma anche pubblico-private scarseggiano, anche perché i comuni non agevolano la diffusione dell'idea che il pubblico può dare in appalto al privato

Carlo Manca: Bisognerebbe trovare un modello gestionale adatto al territorio e al soggetto che lo gestisce perché sia sostenibile e vi sia un ritorno monetario. I club, inoltre, dovrebbero avere la maturità di capire che l'evoluzione sta nella gestione della società sportive da un punto di vista manageriale. Bisogna gestire la società di calcio come una vera azienda operando su più fronti. I comuni non hanno più risorse per poter mantenere gli stadi di calcio nemmeno allo stato attuale e avrebbero tutto l'interesse nel darli in gestione ad un privato. Se non ci sono degli stadi attraenti, anche lo spettacolo televisivo comincia a scemare. L'evento sportivo deve diventare un evento di intrattenimento con un'esperienza che va oltre la partita stessa e un risultato sportivo negativo potrebbe essere comunque mitigato.

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Servirebbero dei modelli di gestione anche per gli impianti di Serie B o di Lega Pro, molto importanti per le realtà sociali della provincia italiana

Carlo Manca: Questo è vero. È ovvio che ci sono dei limiti strutturali oltre i quali non si può andare e anche i servizi supplementari devono essere diversificati a seconda dei vari segmenti di clientela. Nei paesi anglosassoni ci sono dei sistemi di customer relationship che vanno ad acquisire da ogni match day una serie di dati relativi alla tipologia di clientela, in modo da analizzarla e classificarla, per poter poi sollecitarla con azioni di marketing mirate. Ad esempio, hanno messo a punto dei concorsi a premio attraverso l'utilizzo di twitter e facebook, che grazie agli smartphone possono essere utilizzati tranquillamente anche durante la partita. Per fidelizzare il cliente però c'è bisogno di una cosa fondamentale: il comfort e la tranquillità dell'impianto sportivo.

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Carlo Manca Le esigenze del mercato vanno interpretate per costruire gli impianti nuovi. Probabilmente c'è bisogno anche di consigliare loro i modelli e c'è bisogno di società che abbiano i vari know how

Carlo Manca: Ci sono diverse soluzioni. O lo stadio lo realizza e lo gestisce la stessa società di calcio il cui organigramma presenta diverse professionalità che si occupano degli aspetti diversi, oppure c'è una società comunque dello stesso gruppo che si occupa solo della gestione dello stadio. Il mio suggerimento è di creare delle società che siano orientate a sviluppare forme di ricavo connesse allo sport ma non direttamente derivanti da esso.

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Come Credito Sportivo vi ponete come un referente rispetto a queste iniziative?

Carlo Manca: La nostra partecipazione a B Futura, iniziativa della Lega Serie B, va in questo senso. Possiamo indirizzare gli imprenditori verso delle scelte che possono essere più coerenti con un modello gestionale sostenibile. Questo vale per tutti, ovviamente rapportato al bacino d'utenza e alle esigenze delle varie categorie. Quindi, le attività che possono essere fatte in Serie A, si possono fare anche a livello locale, naturalmente con dei sistemi diversi, anche in forma più ridotta, magari coinvolgendo la classe dei professionisti e degli imprenditori del paese che dovrebbero fornire il loro contributo.

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Dunque in conclusione sottolineamo che, i presidenti dei Club in primis, possano vedere l'Istituto del Credito Sportivo come un vero partner...

Carlo Manca: Assolutamente sì, ciò può essere determinante. Il problema oggigiorno è concedere il finanziamento, da estinguere al massimo in venti anni, a fronte di un soggetto che sia credibile. La cosa importante sarà avere dei modelli di governance che siano adeguati a una società di calcio evoluta.

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Intervista a cura di Cristiana Trezza

chi è

Carlo Manca ha iniziato la sua lunga carriera nell'Istituto del Credito Sportivo nel 1984, lavorando presso il dipartimento mutui.
Dal dicembre 1995 ha ricoperto la carica di manager dell'internal audit fino a gennaio 2001, quando è stato nominato direttore del dipartimento mutui. In carica fino a maggio 2008, Manca ha poi assunto il ruolo di direttore delle attivitá commerciali fino a Luglio 2011. Prima di lavorare per l'ICS, nel 1983 è stato il direttore di Albarella Golf Club (vicino Venezia). Dal 1995 è membro del comitato Regionale Lazio della Federazione Italiana Golf, dove attualmente copre la carica di vice direttore.
Dallo scorso luglio, Carlo Manca è direttore del centro di consulenza e studi dell'Istituto di Credito Sportivo.
azienda

L'Istituto per il Credito Sportivo è stato istituito con la legge n° 1295 del 24 dicembre 1957.
Nel panorama delle banche italiane rappresenta un istituto di credito specializzato nel concedere finanziamenti connessi al settore dello sport e della cultura. Nell'attività dell'Istituto rientravano il credito per la costruzione, l'ampliamento e la ristrutturazione di impianti sportivi o strumentali all'attività sportiva compresa l'acquisizione delle aree e degli immobili da destinare a tali attività. La Legge Finanziaria del 2004 ha previsto un vero e radicale cambiamento nell'assetto statutario dell'Istituto che, pur mantenendo inalterato il suo impegno in favore dello sport, ha disciplinato l'ampliamento della sua sfera di competenza ai beni ed alle attività culturali.
 
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