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Il nuovo modello di Lega di Abodi per la Serie B Stampa E-mail
Gennaio 2011
Intervista a Andrea Abodi Presidente Lega Calcio Serie B
Andrea Abodi Andrea Abodi
Presidente Lega Calcio Serie B


"La nostra principale esigenza è quella di individuare la cornice dentro la quale operare e di definire la nostra missione sportiva, il rapporto con i nostri associati, con il mercato e con il nostro grande patrimonio: i tifosi. Secondo elemento fondamentale è l'individuazione del punto di equilibrio tra la matrice comune delle opportunità di marketing e le specificità delle singole squadre"
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Dopo un percorso di separazione dai cugini della Serie A, durato circa un anno, la neonata Lega di Serie B prova velocemente a darsi una struttura, un'identità ed una missione che consenta ai suoi club associati di non rimanere oscurati dal cono d'ombra della A, ma soprattutto che dia la possibilità di recuperare maggiore risorse per le loro casse ancora bisognose dei soldi dei loro presidenti proprietari.
Presidenti che hanno deciso di affidarsi nelle mani di Andrea Abodi, forte di una lunga esperienza nello sport marketing, iniziata quando in Italia erano ancora pochi ad occuparsene.
Abodi - che abbiamo incontrato nel palazzo milanese di via Rosellini in cui ha sede la B in coabitazione con la A - ha le idee chiare di come una Lega debba sviluppare valore aggiunto per i propri associati, partendo da un'innovazione: assumere la gestione collettiva di alcune attività di marketing che puntino a dialogare con aziende e sponsor sul nuovo format mediatico offerto dalla Serie B.
Lei è il primo Presidente della Lega Calcio Serie B. Come si governa una Lega? Presidenti di Leghe come del basket o del volley devono sopperire alla mancanza di attenzione dei media inventandosi qualcosa in più rispetto al calcio. Lei si trova nella stessa situazione?

Andrea Abodi: Abbiamo il privilegio di operare in una dimensione sportiva che ha un suo livello d'attenzione “naturale”. Peraltro, non c'è una ricerca, che rischierebbe di diventare da un lato ossessiva e da un altro caricaturale, di fare match race con la Serie A, perché siamo consci dei profili, diversi e complementari, tra le due categorie. Non bisogna mai perdere la dimensione del proprio posizionamento. Sudditanza nei confronti della Serie A, però, non c'è mai stata, anche perché abbiamo club che per storia, ambizioni e investitori potrebbero tranquillamente giocare nella massima serie. Più che di B potremmo parlare di A2.

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Secondo quale missione si muoverà?

Andrea Abodi: Per quanto riguarda la missione, la nostra principale esigenza è di individuare la cornice dentro la quale operare e di definire la nostra funzione sportiva, il rapporto con i nostri associati, con il mercato e con il nostro grande patrimonio: i tifosi. Secondo elemento fondamentale è l'individuazione del punto di equilibrio tra la matrice comune delle opportunità di marketing e le specificità delle singole squadre. Per la Serie A, l'elemento comune è molto contenuto, per la Serie B è significativo, senza però mortificare le diverse caratterizzazioni territoriali che rappresentano uno dei nostri punti di forza.

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Qual è l'attuale capacità di generare un margine di contribuzione sul budget totale annuo dei vostri 22 club?

Andrea Abodi: Con i diritti gestiti collettivamente, mutualità e ricavi propri dei club superiamo i 150 milioni di euro l'anno. Oltre 100 milioni passano attraverso la Lega e di questa somma una buona parte deriva dal 7,5% di mutualità, dunque sono l'effetto di un modello solidaristico sancito da un accordo tra Lega A e Lega B, che ci auguriamo possa consolidarsi nelle prossime settimane anche in ambito legislativo in relazione al cosiddetto “decreto stadi”.
Il primo obiettivo è proprio quello di migliorare il rapporto tra capacità autonoma e capacità “derivata”, perché oggi dobbiamo considerare l'alta percentuale di mutualità “solo” una leva finanziaria.

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Una provocazione. Nelle attività di marketing e in generale in quelle legate alla generazione di opportunità per nuove risorse economiche, non si potrebbe adottare in Italia una parte del modello NBA?

Andrea Abodi: Potrebbe sembrare un riferimento presuntuoso e azzardato. In ogni caso, stiamo lavorando per arricchire di contenuti di marketing - originali e integrati - la proposta che la Lega presenterà a breve al mercato, consapevoli delle nostre potenzialità che trovano fondamento soprattutto nei nostri bacini di utenza che raggiungono complessivamente i 12 milioni e mezzo di persone. Dobbiamo far fronte a un contenuto fattore di criticità rappresentato dall'alto tasso di turnover delle squadre della Serie B – ben sette - che ogni anno vengono promosse e retrocesse.
In ogni caso, chi entrerà a far parte della Lega deve accettare il Codice di autoregolamentazione che prevederà, fra le altre cose, la declinazione di un'articolata struttura di diritti che la Lega gestirà collettivamente.

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Serie bwin Utilizzerete un'agenzia esterna per proporre i vostri pacchetti al mercato?

Andrea Abodi: Sì. Selezioneremo entro il mese di marzo un partner che svilupperà con la Lega l'intero modello di marketing associativo. Il nostro è un progetto che non vogliamo delegare totalmente, perché prima di tutto riteniamo che la nostra capacità di rappresentazione della dimensione “Serie B” sia più efficace, rispetto a quella tecnicamente impeccabile di chi sarà il nostro “accompagnatore”; poi perché non vogliamo perdere il controllo delle nostre opportunità e infine perché vogliamo arrivare a un livello più profondo di articolazione del progetto che si muoverà non solo verso il B2B, ma anche verso il B2C, cercando di interpretare, al meglio, interessi ed esigenze del nostro vero patrimonio: i tifosi!

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Dunque, verso quali obiettivi vi muoverete?

Andrea Abodi: Il primo obiettivo è di tipo qualitativo. Noi viviamo in una realtà che si misura troppo spesso esclusivamente sulla dimensione economica, vogliamo invece creare i presupposti per l'affermazione di una dimensione sportiva e sociale che possa guardare al futuro, ma mantenendo saldo il legame con un calcio a dimensione umana. Che poi sia conseguente la dimensione economica è per noi una logica naturale, ma non la priorità assoluta.
Riguardo agli obiettivi quantitativi, se oggi produciamo 110 milioni di euro mi auguro che la Lega possa generare alla fine del prossimo biennio 150 milioni. Un 40% di crescita, che significherebbe produrre il 50% del reddito autonomamente e il restante 50% attraverso il meccanismo solidaristico.

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Come saranno ridistribuite le quote derivanti dalla mutualità dei diritti tv serie A?

Andrea Abodi: Le fasce di distribuzione economica sono legate in parte a una mutualità pura, in parte a una premialità sportiva e in parte in base all'utilizzo dei giovani calciatori. Infatti distribuiamo il 25% delle risorse in base al minutaggio in campo degli under 21 e 23.
Gli incentivi all'utilizzazione dei giovani calciatori sono volti anche alla riduzione dei costi. E il nuovo contratto collettivo, che ci auguriamo di sottoscrivere con l'AIC entro il mese di gennaio, sarà un ulteriore elemento che consentirà alle società di razionalizzare la gestione.
È importante sottolineare che le società possono accedere alla distribuzione delle risorse collettive a condizione che rispettino alcuni parametri di gestione. Da questo punto di vista, fenomeni anomali di comportamenti amministrativi e finanziari non corretti saranno sempre più controllati e, eventualmente, sanzionati.

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Per aumentare i ricavi lavorerete anche sul ticketing?

Andrea Abodi: Credo che i ricavi da biglietteria non debbano essere considerati elemento primario della struttura positiva del conto economico. Senza sottovalutarne il peso, credo sia più importante sviluppare politiche per riempire gli stadi, obiettivo che incide sicuramente sulla valorizzazione del prodotto, anche nella prospettiva della prossima negoziazione dei diritti televisivi e nell'affermazione del nuovo modello di marketing associativo.

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Un buon aiuto verrebbe certamente da stadi nuovi e confortevoli: cosa pensa della ormai annosa problematica dell'impiantistica? In che direzione vi state muovendo?

Andrea Abodi: La nuova legge sugli stadi, che mi auguro possa concludere il suo iter parlamentare nelle prossime settimane, creerà le condizioni incentivanti affinché le proprietà attuali o eventuali nuovi investitori trovino degli spunti di interesse per restare o per entrare nel sistema calcio. Bisogna “sintonizzare” due fattori, quello immateriale e quello materiale.
Sicuramente stadi nuovi, più comodi e funzionali, sarebbero un buon incentivo per contribuire a riportare il pubblico allo stadio, ma dobbiamo lavorare contemporaneamente, se non prioritariamente, sulle condizioni immateriali, culturali e sociali.
Il tifoso deve volontariamente recarsi allo stadio per divertimento, per l'atmosfera, perché lo reputa un luogo di svago e d'incontro. Per ora stiamo lavorando su quest'aspetto, ma la Lega sta valutando anche la possibilità, con partner privati, di mettere a disposizione delle società interessate una sorta di piattaforma progettuale, sulla base di modelli e soluzioni coerenti con la nostra dimensione territoriale e sportiva.

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Ci lasciamo con una riflessione sulla governance dei club. In Italia è prassi affidarsi alla figura o alla cultura di base del Direttore Sportivo. Sono ancora poche le società che hanno un vero manager che occupa la posizione di Amministratore Delegato. Non si potrebbero istituzionalizzare delle categorie?

Andrea Abodi: In linea di principio, non credo nella regolamentazione delle categorie, credo invece nelle linee d'indirizzo, nella virtuosità di un sistema e, soprattutto, nel fattore emulativo. Credo, insomma, negli investimenti sul capitale umano. In Lega e nei Club di B ci sono molti manager giovani, competenti e appassionati che dimostrano che qualcosa si stia muovendo. Non è un caso che il nostro Consiglio di Lega sia composto da un mix equilibrato di presidenti e manager che gestiscono le società.

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chi È

Andrea Abodi, Nato a Roma nel 1960.
Laureato in Economia e Commercio – Profilo di Marketing - alla LUISS.
Giornalista iscritto all'Albo Professionale dei Pubblicisti dal 1987.
Il 20 luglio 2010 è stato eletto Presidente della Lega Nazionale Professionisti di Serie B e ricopre il ruolo di Consigliere Federale della Federazione Italiana Giuoco Calcio.
É stato Amministratore di Società a Capitale pubblico nell'ambito dei seguenti settori: Infrastrutture stradali, Infrastrutture autostradali, Marketing territoriale e Servizi per lo Sport.
È stato membro del tavolo tecnico per la Candidatura di Giochi Olimpici e Paraolimpici del 2020 dal 2009 al 2010.
Dal 2002 al 2008 Consigliere di Amministrazione di CONI Servizi S.p.A. Dal 2003 al 2006 Presidente dell'Arcea Spa e nello stesso lasso di tempo Presidente di Medialazio.
Dal 2002 al 2005 Presidente dell'Astral Spa. Ha gestito, inoltre, nel settore privato il marketing e la comunicazione d'impresa in ambito sportivo, attraverso l'elaborazione di progetti integrati, la formattazione e la gestione di attività riconducibili allo sport marketing, con esperienze professionali e imprenditoriali maturate su scala internazionale relative a: Diritti media e multimedia, Licensing e merchandising, Sponsorizzazioni, Atleti ed Eventi.
Nel 2008-2009 è stato Vice Presidente Esecutivo e Direttore Generale del Comitato Organizzatore della Baseball World Cup 2009.
Dal 2002 al 2008 Amministratore Delegato della Federsportcom. Dal 1994 al 2002 è stato fondatore della Media Partners Group.
Dal 1990 al 1994 è Responsabile in Italia di TWI, società che opera nel campo della formattazione e commercializzazione di diritti multimediali di prestigiosi eventi sportivi.
Dal 1988 al 1994 è stato Direttore marketing della filiale italiana di una delle più importanti centrali internazionali di marketing sportivo (Gruppo McCormack).
 
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