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L'evoluzione della figura del Direttore Sportivo Stampa E-mail
Novembre 2010
Intervista a Enrico Fedele Agente FIFA
Enrico Fedele Enrico Fedele
Agente FIFA


"Il Direttore Sportivo, oggi, ha un potere non più deliberativo ma solo consultivo, la figura è venuta un pò a cadere a meno che non rivesti il ruolo di direttore generale. È come se fosse un consigliere tecnico. L’Italia è in netto ritardo rispetto alle squadre europee, si preferisce pagare fior di quattrini l’allenatore della prima squadra e investire all’estero, tralasciando quelli che possono essere i futuri campioni allevati in casa nostra"
In Italia quando si parla di management si fa spesso riferimento, ancora, alla parte relativa alla gestione sportiva di un club, ed è noto che noi di SponsorNet cerchiamo di valorizzare la parte legata alla governance dell’azienda sportiva.
Tuttavia c’è una generazione di dirigenti che ha maturato un’esperienza forte e significativa da poter dire la propria sul tema. È questo il caso dell’agente Fifa Enrico Fedele, con un passato importante da Direttore Sportivo che, a margine delle trattative dell’ultimo calciomercato, incontriamo ed ascoltiamo sull’evoluzione della figura del Direttore Sportivo e della gestione di un club professionistico.
Lei è un agente con un’esperienza importante da Direttore Sportivo: come è evoluta questa figura all’interno di un club professionistico?

Enrico Fedele: Io mi occupo di calciomercato da molti anni, prima non c’erano procuratori, marketing e attività collaterali, questo fino agli anni ottanta, finchè con la sentenza "Bosman" si è avuta la rivoluzione del mondo del calcio, il quale si è adeguato al mondo americano. La figura del direttore sportivo, ha iniziato ad avere meno importanza, prima faceva un po’da direttore generale, avevamo anche capacità decisionale, con un budget che gestivamo in un certo modo e questo ci portava a conoscere giocatori, sia italiani che stranieri. Oggi esiste anche il team manager, inoltre il presidente si confronta con l’allenatore per la scelta dei calciatori. C’è una partecipazione attiva del presidente, si è dato molto sviluppo al marketing ed alle attività con gli sponsor, soprattutto da quando è cresciuto il ruolo delle televisioni. Infatti, mentre prima il maggior ricavo era del 40% tra abbonamenti e biglietti, oggi questa cifra è solo del 13%, abbiamo invece un 63% composto dai diritti televisivi, il marketing è intorno al 20%.

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Dunque l’area marketing si è presa una fetta importante di gestione del club.

Enrico Fedele: Il marketing già gestisce direttamente il rapporto con gli sponsor, ma avrà un maggior sviluppo soprattutto quando si avrà lo stadio di proprietà, perché si riuscirà ad organizzare bene una serie di attività anche utili allo spettatore: ristoranti, cinema, negozi.
All’estero nell’ambito dello stadio le famiglie vengono intrattenute prima della partita. Questo fenomeno in Italia è in crescita ma lontano dall’Europa dove invece il marketing rappresenta una fetta molto importante che trae beneficio degli acquisti di gadget, magliette, ecc. Il tutto rende ancora meglio quando hai la fortuna di avere tifosi fedelissimi e che "vivono" con la loro squadra del cuore. In Italia in questo senso si muove molto bene la società sportiva AC Milan.

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Il direttore sportivo ha quindi meno potere decisionale di un tempo, con un ruolo meno centrale?

Enrico Fedele: Sicuramente, oggi ha un potere non più deliberativo ma solo consultivo, la figura è venuta un pò a cadere a meno che non rivesti il ruolo di direttore generale. È come se fosse un consigliere tecnico. Ha maggiormente il compito di seguire, nella loro gestione, i calciatori.

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Fratelli Cannavaro A proposito di calciatori, è centrale il problema del rinnovo del il contratto collettivo: è giusto parlare ancora di calciatore come professionista?

Enrico Fedele: Ci sarà sempre il contratto collettivo ma probabilmente verrà inserita un’ appendice nella quale l’accordo tra le parti dovrà essere ratificato. Di certo se una squadra retrocede in B è giusto che il contratto del calciatore sia ridotto, cosi come si cerca di adeguare l’Italia alle iniziative europee che prevedono la firma del contratto anche fino a sette anni contro i cinque massimi italiani; ovviamente con la possibilità di rescissione, questo per tutelare anche le società.

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Un aiuto gestionale ai conti societari potrà venire dall’investire maggiormente nei vivai?

Enrico Fedele: Nella gestione dei settori giovanili l’Italia è in netto ritardo rispetto alle squadre europee, si preferisce pagare fior di quattrini l’allenatore della prima squadra e investire all’estero, tralasciando quelli che possono essere i futuri campioni allevati in casa nostra. Purtroppo questa tendenza riguarda soprattutto le società del sud, dove i presidenti non vogliono investire troppo in questo settore che mostra vedere i suoi risultati solo dopo circa sette anni.

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chi È

Enrico Fedele, nato nel 1946.
Calciatore, dirigente, procuratore.
Con il figlio, Gaetano, anche lui agente Fifa, gestisce la Fedele Management.
La sua carriera da calciatore si è aperta e chiusa a Benevento, poi nel 1972 ha iniziato l'attività di direttore sportivo, ruolo ricoperto a Reggio Calabria, Caserta, Salerno e Catania prima di quel ciclo d'oro a Parma, dal '99 al 2002. Da un miliardo degli anni 80 ai 160 miliardi per vendere Buffon e Thuram alla Juve dopo l'altro grande affare, Crespo alla Lazio. Passando per grandi intuizioni come Gilardino.
Nella sua scuderia, oltre ai fratelli Fabio e Paolo Cannavaro, ci sono Stendardo, Bellusci, De Lucia, Montervino e Grava.
 
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