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L'Nba apre al mercato degli appassionati italiani Stampa E-mail
Dicembre 2010
Intervista a Katia Bassi Country Manager NBA Italia
Katia Bassi Katia Bassi
Country Manager NBA Italia


"Tutti i nostri eventi vengono gestiti da risorse interne Nba, infatti per il match di Milano di ottobre è arrivato un team di 100 persone da New York per il supporto alla partita, alla personalizzazione del palazzetto e all'evento in piazza Duomo. Per noi l'attenzione al particolare è fondamentale e chi meglio di noi conosce quel giusto bilanciamento tra performance e intrattenimento che caratterizza il mondo Nba"
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Quando parliamo di Nba lo facciamo principalmente per esaltare gli aspetti di un modello manageriale, di gestione di un format-lega e di business per i propri club, più unico che raro. Presidenti di club e leghe continuano a sostenere che si tratta di un riferimento inapplicabile anche in Italia, ma forse questo viene affermato solo per deresponsabilizzarsi.
E mentre ormai la percentuale dei giocatori extra Stati Uniti continua a crescere (più del 20% degli atleti Nba arriva dall’Europa) e il brand diviene il primo al mondo per fan su Fb e Twitter, con l'apertura da febbraio 2009 a Milano di un ufficio di rappresentanza ufficiale Nba Italia inizia la gestione "in loco" di diritti televisivi, organizzazione eventi e merchandising (in Italia ben 18 aziende licenziatarie).
Ne parliamo con l’entusiasta Katia Bassi, chiamata a guidare, dagli uffici di Milano, proprio la sede italiana dell’Nba.
Lei è Country Director Italy presso NBA a Milano ma la sua esperienza professionale l'ha vista 7 anni responsabile del licensing Ferrari e poi alla direzione commerciale dell’Inter.

Katia Bassi: Fui chiamata a Maranello nel 2001 per lo spostamento di una business unit dalla Svizzera che si occupava della brand extension quindi licensing, merchandising e retail. Cominciammo con il business licensing per poi aprire diversi punti vendita che ormai sono diventati ben 18. Fu un'esperienza molto formativa perché le aziende partner erano tutte internazionali. Per motivi familiari tornai a Milano e iniziai il mio percorso con l'Inter. Nel mondo del calcio la realtà delle aziende con le quali si entra in contatto è molto diversa e così quando mi fu offerta la possibilità di rientrare in ambito internazionale con l'Nba, mi sembrò la soluzione più adatta alla mia esperienza ed ai miei obiettivi.

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Le stava stretto quel modello gestionale troppo incentrato sugli aspetti sportivi anziché manageriali. Nel calcio spesso tutto dipende dalle scelte del presidente e non ci sono vere strutture organizzate.

Katia Bassi: Il club viene considerato un pò come il giocattolo dell'imprenditore e non come una società che può produrre profitti straordinari. Teniamo conto che in Europa al secondo posto per produttività troviamo lo sport dopo il mass market: evidentemente in Italia non siamo ancora preparati ad affrontare la managerialità all'interno di una struttura di questo genere e tutto ruota attorno al risultato della squadra sul campo. In Nba invece i giocatori sono un asset della società e sono messi al servizio dello sponsor, delle attività sociali e di divulgazione del messaggio. Nel calcio il giocatore decide se e come fare certe attività indipendentemente dagli accordi contrattuali con i partner.

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In cosa consiste nello specifico la sua attività da Milano?

Katia Bassi: Il mio lavoro riguarda l'espansione del marchio Nba a 360° e quindi attività volte ad aumentare il numero dei licenziatari, a stringere alleanze strategiche con le regioni, i comuni e la federazione, la ricerca di promoter e sponsor per le partite in Italia, la gestione dei diritti tv con il collega che si occupa dei media per l'Europa, insomma un presidio su tutto il territorio.

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Veniamo al modello Nba sostenuto dal commissioner David Stern che da più di 20 anni ha creato una governance centralizzata, dove conta il marchio della Lega molto più di quello dei singoli Club e anche sponsor e diritti tv vengono gestiti in modo centralizzato ed equo. Questo consente un accrescimento del valore aggiunto e una partenza ad armi pari. Cos'altro?

Katia Bassi: Una grande competitività durante il campionato caratterizzato così da una grande vitalità, e questo ne fa un business profittevole perché non cala mai l'attenzione per i diversi club, e gli stessi sponsor sono interessati ad entrare in contatto con loro perché il pubblico è sempre nuovo e coinvolge tanti target. Questo è il modello vincente!

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NBA Milano - Rocca e Gallinari Il singolo Club Nba può avere anche sponsor locali? E può avere un budget messo a disposizione dal presidente?

Katia Bassi: Certo, ma in tal caso non possono utilizzare il brand Nba, solo quello del singolo club. Quanto al budget in Nba il fantastico metodo del salary cup più o meno vale anche per gli investimenti in marketing: talmente è tale e tanto il lavoro gestito da Nba Central nell'avere sponsorship ed attività specifiche che non c'è questa grande necessità di ulteriori apporti, tenendo conto poi che le sponsorizzazioni in generale sono calmierate e che in un palazzetto non se possono aggiungere tante altre a quelle della Lega. Il presidente farà grandi investimenti per la squadra tanto quanto gli è consentito dal salary cup e se deve alzare il tiro non lo farà tanto in marketing e comunicazione perché sa di avere le spalle coperte sotto quel punto di vista.

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In Nba non c'è la retrocessione e per tutti questo è l'aspetto determinante che lo rende inapplicabile in Italia. Ma se consideriamo che il budget medio di un club di basket di A1 è meno di cinque mln di euro, probabilmente una gestione centralizzata degli aspetti sponsorizzativi, per 16 squadre, porterebbe a recuperare questi soldi, e non ci sarebbe tutto quello spreco di energie e la paura di non farcela.

Katia Bassi: Esatto ed è un discorso anche di visibilità che farebbe bene a tutti e che potrebbe tranquillamente essere applicato al modello italiano. Ma in Italia i presidenti vogliono visibilità per sé ancor prima che per la squadra, motivo per cui acquistano un club, che è il loro investimento in comunicazione.

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Perché si è resa necessaria la presenza di un quartier generale Nba anche in Italia?

Katia Bassi: In Europa esistevano già uffici a Londra, Madrid, Parigi ed Istanbul. Grazie alla recente possibilità di vedere le partite indipendentemente da Sky e Sport Italia ma anche attraverso internet, la nostra notorietà in Italia negli ultimi anni è cresciuta enormemente. Vorremmo ripercorrere il successo ottenuto in Cina quando già 15 anni fa Stern regalò i diritti tv e ad oggi il 28% della popolazione cinese segue l'Nba.
Inoltre l'ingresso di Adidas in Europa ha fatto da acceleratore e l'Italia è il primo paese nelle vendite di merchandising Nba in tutta Europa.

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E quali novità riguardano Adidas, sponsor tecnico Nba?

Katia Bassi: È il licenziatario ufficiale, quindi produce le maglie, oggetti di merchandising per poi venderli in tutto il mondo. La novità è che dallo scorso primo ottobre li può vendere anche in Europa. Questa esclusiva concerne un budget considerevole perché riguarda le royalties derivanti dalla vendita e della parte fissa della sponsorizzazione. Adidas si sente protagonista al 100% ed è molto soddisfatta del risultato, non ha competitor: Nba è Adidas, e poi ci fa da contorno in tutta una serie di attività, come l'evento Adidas Nba 5 United.

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Quanti sono i produttori licenziatari di gadget Nba per il mercato italiano? Che volumi di vendita sviluppa il merchandising?

Katia Bassi: Sono circa 15 ed appartengono a svariate categorie merceologie: tazze, penne, pantofole, caschi, cartoleria e anche gli scooter con Yamaha Nba. I licenziatari danno un minimo garantito basato sul loro business plan, a cui si sommano le royalties per la parte di fatturato che eccede. E poi c'è la rivista Nba con una tiratura di circa 30.000 copie. Il Sud ci sta dando grandissime soddisfazioni, infatti vorremmo fare degli eventi, ma spesso sono i palazzetti poco adeguati a frenarci. Quanto alle vendite totali esse sono circa quanto quelle di una prima squadra di calcio italiana.

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Può dirci alcuni nomi di aziende italiane impegnate sul licencing e per quali prodotti?

Katia Bassi: Alcuni nomi che posso farle che collaborano con Adidas sono Panini, De Agostini, Yamaha.
Sono solo alcuni dei licenziatari di questa azienda.

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Chiudiamo sull’organizzazione della partita-evento di Milano dello scorso 3 ottobre, primo appuntamento della sua guida: come l’ha gestito?

Katia Bassi: Abbiamo avuto un partner che ha gestito la parte relativa alla logistica e al ticketing. In generale tutti i nostri eventi vengono gestiti dalle risorse interne NBA, infatti è arrivato un team di 100 persone da New York per il supporto alla partita, alla personalizzazione del palazzetto e all'evento in piazza Duomo. Per noi l'attenzione al particolare è fondamentale e chi meglio di noi conosce quel giusto bilanciamento tra performance e intrattenimento che caratterizza il mondo Nba.

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Un successo organizzativo e di pubblico con le prenotazioni superiori di dieci volte la capienza del palazzetto: ne avete conferma con il lancio delle card per la visione sul web, con le quali avete risolto anche il problema di fuso orario.

Katia Bassi: Infatti, con il sistema in abbonamento pay per view su internet, è possibile vedere le partite di tutta la stagione, o solo di una squadra, quando si vuole. E' un'iniziativa lanciata da poco in Europa ma che già ci sta dando grandi risultati anche perché la spesa da sostenere è davvero accessibile: circa 60 Euro.

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Intervista curata da Bianca Angrisani

chi È

Katia Bassi, nata nel 1968 a Pavia.
È Dal febbraio 2009 Country Manager in Italia per la NBA - New York.
Ufficio a Milano e Londra. Nel 1991 si è laureata in scienze politiche all’Università di Pavia e nel ‘94 in Giurisprudenza in quella di Milano. Si è sempre tenuta aggiornata con corsi di aggiornamento.
Nel 1999 ha partecipato al Corso di arbitrato internazionale alla Columbia University.
Nel 2000 al Corso di diritto americano presso l'Università di Princeton.
Nel 2004 ha conseguito il Master di Marketing Strategico presso la Bocconi, e nel 2005 ha partecipato ad un Corso di esperienza nel marketing presso l’Università Bocconi.
Esperienze precedenti sono: Dal giugno 2007 al febbraio 2009: Direttore Commerciale e Marketing di FC Internazionale Spa, e il Vice Direttore Generale di Inter Brand. Dal settembre 2001 - Ferrari S.p.A.
Licensing Manager. Dal 2001 è Direttore Marketing della Comdirect BANCA SPA. Dal 1999 è Direttore Marketing e responsabile R & D di Bliss presso Casa Damiani SpA. Dal 1999 è Direttore di divisione Tissot e Pierre Balmain presso la Swatch Group SpA.
 
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