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La Lega Volley sperimenta nuove soluzioni anticrisi Stampa E-mail
Luglio 2012
Intervista a Massimo Righi A. D. Lega Pallavolo Serie A
Massimo Righi Massimo Righi
A. D. Lega Pallavolo Serie A

"Con la riforma cerchiamo di anticipare i tempi, prendendoci le nostre responsabilità, a testa alta e per il bene del movimento. Consolidando le strutture finanziarie dei nostri club, attraverso un risparmio di spesa che va a colpire la parte più importante del nostro bilancio, cioè i salari dei giocatori, che rappresentano l'85% delle uscite dei nostri club e che deve essere assolutamente abbassato."
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La Lega Volley è la prima che si è presentata con la pubblicazione del calendario e, tra quelle che non godono di ingenti diritti tv, ad attuare una riforma che risponda a questo momento di crisi economica: da un lato l'introduzione del blocco delle retrocessioni e il ridimensionando del numero dei club, che quest'anno passano da 30 a 25; dall'altro viene reso più ricco il palinsesto con il ritorno alla finale dei Play Off al meglio delle cinque partite e la programmazione delle Final Four nel periodo natalizio (la finale si terrà il 30 dicembre). Una Lega, insomma, che cerca di essere concreta ed innovativa: il format del V-Day è stato imitato in altre nazioni (ma quest'anno ci saranno gli ottavi di finale) e la commercializzazione delle partite in mercati esteri è una dimostrazione di dinamicità. L'anno scorso le partite di volley maschile sono state trasmesse su Aljazeera, Euro Sport 2 e il portale di scommesse Bwin; mentre la copertura tv in Italia è stata garantita da Sport Tube sul web, dai canali di Rai Sport e di Sportitalia per la tv in chiaro (per un totale di 607 ore di trasmissioni). Dunque il mondo dei club della nostra pallavolo di vertice tende all'innovazione, ma deve però ancora inseguire soluzioni che lo portino a mettere a rendita il patrimonio di "contatti" che è tra quelli più numerosi in Italia (è il terzo sport per numero di iscritti). Su queste problematiche ci siamo confrontati con l'amministratore delegato di Lega Volley Massimo Righi, protagonista della recente presentazione del prossimo campionato, nell'ambito del Volley Mercato di Bologna.
Continua il piano di riduzione dei costi nella Lega Volley con il progetto del blocco delle retrocessioni a partire dalla stagione 2012/13. Nello specifico cosa prevede la riforma dei campionati?

Massimo Righi: La riforma va nella direzione di un consolidamento di quanto già abbiamo ottenuto. In questo momento sarebbe presuntuoso pensare di avere picchi di crescita, ma di intendiamo mantenere il nostro livello, che è comunque alto, facendo scelte coraggiose, come quella di bloccare le retrocessioni, che paradossalmente all'interno vengono vissute male, mentre dall'esterno vengono viste come coraggiose: la stessa Lega Basket ci "invidia" questa scelta che per permette di salvare quelle quattro- cinque realtà che altrimenti non ce la farebbero a sopravvivere. Senza retrocessioni nessun precedente farà una squadra non competitiva e quindi avendo solo titolari di rilievo, in panchina ci saranno i giovani italiani, raggiungendo così anche l'obiettivo di valorizzare i vivai. Noi cerchiamo di anticipare i tempi, prendendoci le nostre responsabilità, a testa alta e per il bene del movimento. Consolidando le strutture finanziarie dei nostri club, attraverso un risparmio di spesa che va a colpire la parte più importante del nostro bilancio, cioè i salari dei giocatori, che rappresentano l'85% delle uscite dei nostri club e che deve essere assolutamente abbassato.

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Di fatto il basket sta seguendo la vostra scia con l'abolizione da parte della Lega Due dei contratti da professionisti, con la conseguente riduzione degli oneri sociali, dei contributi, etc

Massimo Righi: Quella preesistente era una situazione pesante per la Lega 2 di basket: è paradossale che grandi professionisti che guadagnano anche 10 milioni di euro all'anno abbiano un contratto da dipendenti. Basterebbe cambiare la legge 91, riformarla per quanto riguarda le disposizioni fiscali e previdenziali, creando un nuovo rapporto di lavoro non di tipo subordinato. Resta vero che ovviamente un giocatore deve stare alle regole del suo datore di lavoro. Ho partecipato a diverse udienze parlamentari sulla riforma della legge 91 e tutti hanno sempre affermato che la proposta di creare una terza tipologia di rapporto di lavoro specifica per lo sport fosse la cosa più sensata da fare, ma poi nessuno ha mai fatto niente di concreto. C'è poca volontà di risolvere un problema che lo Stato ritiene coinvolgere un numero troppo piccolo di individui (sono un paio di migliaia i professionisti delle principali leghe).

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Qual è il parere della Lega circa la possibilità di dar vita a consorzi di aziende che sostengano il club, pur di non vincolarne il destino al singolo imprenditore, come fa ad esempio Basket Varese?

Massimo Righi: Per una società unire le forze, consorziarsi raggruppando le risorse presenti sul territorio è sicuramente un'idea intelligente. I nostri club lavorano sui loro territori già di concerto con molte altre realtà. Però a parte rare eccezioni, anche nel nostro sport, la figura dell'imprenditore forte, che sostiene tutti gli oneri e gli squilibri finanziari, resta necessaria. Un consorzio potrebbe non disporre della liquidità necessaria per far fronte ai ritardi nel pagamenti. L'esperienza di Padova Volley, una srl multiproprietà con 60 soci, ce lo dimostra: la governance diventa complessa, visto che ognuno vuole dire la sua, ed è difficile anche far fronte comune agli imprevisti.

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Lega Volley scudetto 2012 La Lega Volley è forse l'unica che non esternalizza la gestione delle attività di marketing È concreta la possibilità che la Lega centralizzi la raccolta degli sponsor per i suoi club?

Massimo Righi: Questa è una strada che la Lega già percorre da oltre 15 anni, avendo degli spazi propri sui singoli campi dei club che può rivendere a diversi sponsor nazionali: copripali, nastri della rete, etc. Inizialmente non fu facile, visto che i club non avevano reparti marketing adatti ma ora tutte le società sono dotate di strutture commerciali adeguate e siamo stati noi a fare un passo indietro per lasciare loro margine di crescita indipendente. Lavoriamo in autonomia perché non vogliamo che le nostre attività possano rischiare la standardizzazione, o che la Lega entri in un circuito di vendita in cui il valore aggiunto che ci caratterizza, spesso emotivo, valoriale e per questo non quantificabile, finirebbe per non risultare.

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La Lega offre ai suoi sponsor ulteriori attività complementari, come gli incontri b2b?

Massimo Righi: Certo, ad esempio organizziamo ogni anno lo Sponsor Day. Su quello di quest'anno stiamo ancora lavorando e probabilmente si terrà a stagione iniziata, tra settembre ed ottobre.

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Gli spazi commerciali di cui disponete sui vari campi prevedono l'esclusività merceologica della referenza?

Massimo Righi: Per quanto riguarda lo sponsor del campionato tentiamo sempre di salvaguardare l'esclusività merceologica del title sponsor del singolo club. Per questo il lavoro di selezione non è mai semplice, restringendosi notevolmente il campo di scelta.

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Gli introiti provenienti dalla vostra raccolta vanno totalmente a coprire i costi di Lega oppure vengono distribuiti ai club?

Massimo Righi: Dipende dalle annate, dai diritti tv che otteniamo, dai contratti con gli sponsor, ma in linea di massima abbiamo sempre ridistribuito buona parte degli introiti ai nostri club.

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Lega Volley premiazione Se sommassimo tesserati e praticanti di basket e volley scopriremmo che superano quelli della Figc, ma i media e gli addetti ai lavori questo aspetto non lo prendono in considerazione

Massimo Righi: La proporzione fra tesserati, audience, interesse per i vari sport non rende in termini economici e di visibilità. Anche se è vero che c'è un rapporto ipotetico di 1 a 2 tra gli altri sport e il calcio, questo non si riflette sulle conseguenze mediatiche e l'indotto economico. Perché il calcio è una sorta di "santuario" dove però dimentichiamo le buone maniere per godere a modo nostro di uno spettacolo sportivo. Il volley invece rivendica se stesso come un giardino curato, dove la bellezza dello sport e degli atleti è la vera protagonista, senza poliziotti intenti a ristabilire l'ordine, perché di violenza non ce n'è. Anche se quello del volley resta un "giardino" piccolo, ne siamo orgogliosi perché tutto sommato è ancora incontaminato...

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Le famiglie tipiche frequentatrici dei palazzetti solo adesso sono diventate parametro di riferimento per i nuovi stadi di calcio e il pallavolista resta l'atleta per eccellenza: la fisicità e la spettacolarità che esprime il giocatore di pallavolo non si manifesta in nessun altro sport, ma non vengono mai messi sufficientemente in risalto come personaggi mediatici

Massimo Righi: Sappiamo bene che c'è da lavorare ancora tanto in questa direzione, perché adesso dobbiamo essere ancora noi a proporci ai media, disperdendo tempo ed energie preziose: quando viene pubblicato un servizio sui settimanali o su altri media è frutto di giornate intere di lavoro con numerosi contatti per poter avere un pò di visibilità. Il nostro mondo lo si apprezza realmente solo dopo averlo frequentato o aver partecipato ai grandi match come nel caso del V-Day.

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Per terminare, Lei crede che se basket e volley si unissero potrebbero avere maggiore potere contrattuale nei confronti dei broadcaster, sottraendo così terreno alla visibilità che ha il calcio?

Massimo Righi: Temo di no. Il valore percepito per questi sport non raddoppierebbe. La considerazione che c'è per il calcio resta imprescindibile. C'è sempre stato un ottimo rapporto tra Lega Basket e Volley e l'obiettivo resta quello di mantenere sempre vivo l'interesse verso entrambi gli sport, soprattutto sui due broadcaster principali. L'ipotesi di unirsi la valuterei seriamente ai fini di migliorare i livelli di visibilità su tutti gli altri media, ma anche per effettuare le ricerche di mercato, organizzare workshop comuni con gli sponsor, l'invio coordinato di comunicati stampa, etc.

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Intervista a cura di Bianca Angrisani

chi È

Massimo Righi, nato nel 1961, si è laureato in Giurisprudenza all'Università di Bologna.
È stato per 3 anni presso uno Studio Legale a Bologna, specializzandosi in Diritto Sportivo e Tributario. È stato nella redazione de "Il Nuovo Club".
È stato nella "Commissione Aggiudicatrice" di licitazioni private indette dalla FIGH. Ha svolto attività di consulente tributario per Comitato Regionale Federazione Italiana Pallavolo dell'Emilia Romagna. Docente ad oltre 50 convegni e corsi didattici patrocinati dalle Federazioni Sportive Nazionali sugli aspetti giuridico-tributari delle associazioni sportive e dei loro operatori. Nel 97/98 è docente presso la Scuola di Formazione Professionale di Modena.
È membro della "Commissione per la verifica delle condizioni di ammissione al Campionato" della Lega Pallavolo Serie "A" maschile dal 1993 al 1995. Ha svolto il ruolo di Presidente della "Commissione Ammissione al Campionato" della Lega Pallavolo Serie "A" femminile dal 1994 al 1996.
Attualmente Presidente della Commissione Giudicante Regionale Emilia Romagna della FIP. Dal ‘95 al 2000 è D.G. della Lega Pallavolo Serie A Femminile e fino 2004 D.G. della Lega Pallavolo Serie A Maschile. Dal 2004 ad oggi è Amministratore Delegato della stessa.
Tra Lega Pallavolo Serie A Maschile e Femminile ha organizzato 24 edizioni della Coppa Italia di Serie A1 e di Serie A2, 15 edizioni della Supercoppa Italiana, 1 Final Four di Champions League.
 
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