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La Legge sugli Stadi: partirà il Cantiere Italia? Stampa E-mail
Novembre 2010
Intervista a Claudio Barbaro Relatore presso Commissione Cultura Camera dei Deputati
Claudio Barbaro Claudio Barbaro
Relatore presso Comm. cultura Camera dei deputati


"La legge è sicuramente importante per quel che riguarda lo snellimento operativo delle procedure attualmente in vigore, ma se non si realizzano determinate condizioni concrete è evidente che la legge può anche non essere indispensabile. E questo lo ha dimostrato quanto è accaduto, a prescindere dalla legge, con lo stadio della Juventus"
Presentato come disegno di legge Lolli – Butti nel novembre 2008, approvato con modifiche al Senato nell'ottobre del 2009, dato per certo varato alla Camera prima del maggio 2010, per sostenere la candidatura dell'Italia agli Euro 2016, il nuovo disegno di legge rinominato "Disposizioni per favorire la costruzione e la ristrutturazione di impianti sportivi e stadi anche a sostegno della candidatura dell'Italia a manifestazioni sportive di rilievo europeo o internazionale", attende ancora la sua definitiva approvazione alla Commissione Cultura della Camera.
Risolverà alcuni mali del calcio italiano? Per molti qualcosa dovrebbe migliorare per risolvere i problemi che riguardano la proprietà comunale, la sicurezza, i vincoli urbanistici, la scarsa propensione all'investimento da parte delle pubbliche amministrazioni, degli investitori privati e delle stesse società sportive.
Conosciamo, dalle riflessioni del relatore alla Commissione Cultura della Camera l'On. Claudio Barbaro, che abbiamo incontrato presso il suo studio romano, quali sono le opportunità, i limiti, le ambiguità, i punti controversi ed il ruolo dei principali attori coinvolti, offerte del disegno di legge da un paio d'anni discusso e prossimo all'approvazione.
In Italia lo sport genera un giro di affari annuo di circa 6 miliardi di euro, solo la Serie A di calcio quest'anno ne fatturerà circa 1,6. In questi anni, i club pur consapevoli che il business fosse molto influenzato dalla presenza di stadi e modelli gestionali inadeguati, non hanno rinunciato a mantenere alta la competizione solo sul lato sportivo, confermando gli ingaggi dei calciatori sopra i 60-70% dei fatturati, mai cercando seriamente di individuare una soluzione effettiva e concreta: qual' è la sua personale considerazione in merito all'utilità questo disegno di legge?

Claudio Barbaro: Credo che questa legge possa dare un contributo importante al miglioramento della situazione attuale, ma non sarà di certo risolutiva per i problemi del calcio e dello sport italiano. Innanzitutto perché è una legge di indirizzo che non procurerà le risorse, non creerà le condizioni necessarie per la costruzione degli impianti che, comunque, se dovessero realizzarsi, faranno esclusivamente riferimento alla capacità discrezionale di ogni singola società sia essa di calcio, di basket o volley, nell'ambito di un progetto per la costruzione di un impianto sportivo che possa produrre degli utili.

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Cosa permette di migliorare effettivamente?

Claudio Barbaro: La legge è sicuramente importante per quello che riguarda lo snellimento operativo delle procedure attualmente in vigore, ma se non si realizzano determinate condizioni concrete è evidente che la legge può anche non essere indispensabile. E questo lo ha dimostrato quanto è accaduto, a prescindere dalla legge, con la Juventus. Oppure pensiamo all'unico esempio di stadio privato costruito in Italia, quello di Reggio Emilia, ma non andato a buon fine. Per cui ben venga questa legge, che a mio avviso è un utile strumento che mi auguro venga varato con l'ausilio di tutte le forze politiche.

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La legge mette al centro la figura dell'imprenditore che ha l'opportunità di acquisire o prendere in comodato d'uso un impianto pubblico, ma che i club potessero rilevare un impianto era possibile già prima?

Claudio Barbaro: Esatto. Non esiste nulla attualmente in Italia che vieti la possibilità di avere uno stadio di proprietà che sia costruito su un terreno comunale o proprio. E' solo un problema di opportunità finanziaria o politica. Il problema resta che nel momento in cui si permette alle società sportive di dar vita a impianti di proprietà, fatte salve le verifiche di carattere urbanistico, che fine faranno tutti gli impianti sportivi comunali? Bisogna capire se questa legge può essere utile più per costruire piuttosto che per riqualificare. Quindi un ulteriore elemento di riflessione che andrebbe fatto è capire se andiamo incontro o no ad un danno erariale, dal momento in cui ci sarà un “sottoutilizzo” dell'impiantistica esistente. L'equilibrio andrebbe trovato in relazione al patrimonio esistente, capendo se esistono quantomeno i presupposti per trovare un equilibrio tra queste due forme di utilizzo.

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Rappresenta comunque un incentivo alla possibilità di modificare i piani regolatori attraverso gli accordi programma, aggiungendo metri quadrati alle aree.

Claudio Barbaro: Questo è l'elemento più delicato: bisogna capire se la leva urbanistica da concedere deve essere di carattere residenziale o commerciale, contrappesi che andranno di volta in volta trovati nell'accordo di programma. C'è qualcuno che invece preferirebbe mettere un tetto prestabilito già dalla legge.

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CONI Riguardo la tempistica di approvazione, alla Camera ci sono dei ritardi?

Claudio Barbaro: No, siamo nei tempi. Certo non c'è stata la stessa celerità con cui si è portata avanti la discussione in Senato, perché sono subentrate difficoltà legate al momento difficile che sta vivendo il Paese. Ma i tempi sono quelli giusti.

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Però c'era la volontà di partecipare alla candidatura di Euro 2016, bocciata anche perché mancava la legge.

Claudio Barbaro: Credo sia stata usata solo come scusa dai comitati organizzatori. Anche Perché la legge non prevede come in Francia la costruzione di stadi finanziati dallo Stato.

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Dal punto di vista funzionale-architettonico vengono proposti due modelli: quello inglese, inteso come grande contenitore in cui realizzare anche i centri commerciali e gli altri servizi, che presuppone però la soluzione dei problemi legati alla sicurezza, all'impossibilità di più eventi in contemporanea; ed impianti che recuperino l'investimento soprattutto attraverso attività realizzate all'esterno della struttura stadio. La legge pone vincoli legati alla destinazione d'uso e alla presenza della proprietà sportiva?

Claudio Barbaro: Sì, perché l'obiettivo è quello di facilitare il percorso non agli investitori tradizionali ma alle società sportive affinché possano patrimonializzare l'investimento. Altri investitori posso firmare accordi con la società sportiva ma mai escluderla. Si è escluso che potesse esserci un terzo estraneo che potesse subentrare presentando un progetto, ad esempio un costruttore non collegato alla realtà sportiva. La società dovrà essere il dominus principale. C'è un richiamo anche al ruolo del sindaco che può favorire l'incontro tra i vari operatori sul territorio. Ma resta un tema di opportunità politiche.

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La serie A ha bruciato negli ultimi 10 anni 6 miliardi di euro provenienti dai diritti tv: avrebbero potuto destinarne anche solo il 15% alle strutture, dando qualcosa in meno agli stipendi.

Claudio Barbaro: Qui si entra nel merito delle scelte delle singole aziende, se vogliono avere inclinazioni sociali o meno. E nel contesto di un libero mercato significherebbe una limitazione alla libertà del singolo imprenditore. Semmai dovrebbero essere le istituzioni, a monte, in termini di solidarietà, ad imporre degli obblighi non tanto al singolo imprenditore sportivo ma al sistema per intero.

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In tema di solidarietà la legge si è prestata a fungere da veicolo ad un problema non riconducibile direttamente a quello degli stadi: la modifica della quota di mutualità del Decreto Melandri.

Claudio Barbaro: È vero. In fase di rivisitazione del decreto Melandri che aveva fissato al 4% la quota della mutualità, diversa dalla riformulazione fatta al Senato, aveva bisogno di un provvedimento di legge che modificasse la normativa vigente. E l'hanno agganciato alla legge sugli stadi creando confusione. Attraverso questa legge si darà la possibilità di snellire le procedure ordinarie offrendo anche in termini urbanistici qualcosa che altrimenti non sarebbe stato possibile, ed essendo lo sport inevitabilmente legato a dinamiche di carattere sociale, non lo si può considerare soltanto un'impresa produttiva, senza far sì che questa sia agganciata a un concetto di diffusione dello sport sia dal basso che dell'alto.

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Questo è uno dei punti maggiormente in discussione, soprattutto la Lega Pro con il pres. Macalli chiede di più: quale modifica della mutualità verrà proposta?

Claudio Barbaro: In Italia la legge vigente sulla collettivizzazione dei diritti tv, il decreto Melandri, stabilisce che il 10% derivante da quanto incassato dalla serie A abbia finalità mutualistiche e sia distribuita per il 6% alla Federcalcio e per il 4% ad una Fondazione, che però non si è mai costituita. Il testo del Senato invece prevede che dal 4% si passi allo 0,5% (per poter dare 7,5% alla serie B, 1,0% alla Lega Pro e 1,0% alla Serie D, ndr). La mia proposta è quella di mantenere il 4%. Ma siccome già la base di partenza resta sbilanciata a favore del mondo del calcio, allora questa mutualità dovrà riferirsi agli aspetti concreti del mondo sportivo, cioè allo sviluppo dell'impiantistica sportiva scolastica.

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Nella Premier League quanto alla distribuzione dei diritti tv c'è molto meno distacco tra la prima e l'ultima squadra.

Claudio Barbaro: Elemento caratterizzante lo sport, dal punto di vista della partecipazione, è proprio quello dell'incertezza della competizione sportiva: se questo viene eliminato, il più ricco sarà sempre più ricco e il più povero sempre più povero. In altre parole se i sistemi normativi che si riferiscono al mondo dello sport allargano la forbice tra questi due segmenti, senza concetti solidaristici, di fatto si stabilisce a priori che fenomeni come quello del Chievo non possano esistere.

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Quanto al contribuito del Credito Sportivo, la legge prevede che sia dotato di un fondo di garanzia.

Claudio Barbaro: Fondo che se non viene rimpinguato potrebbe essere insufficiente a dare risposte simultanee. Ed è il Governo a dover trovare la copertura economica. Se fosse messo in condizione di farcela, il Credito sicuramente vincerebbe la competizione con tutte le altre banche.

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Concludiamo con una riflessione sui principali nodi della mancanza di una cultura sportiva nel nostro paese.

Claudio Barbaro: Direi da una parte l'impiantistica sportiva inadeguata, dall'altra la mancanza dello sport nelle scuole. Sono due elementi fondanti modalità di sviluppo dello sport delle quali tutti parlano ma nessuno cerca di capire a come fare per trasmettere un'immagine dell'Italia migliore da quella abituale, alla pari di altre nazioni. Se continuiamo a pensare che ogni attività sportiva resti fine a se stessa senza comprendere come possa agganciarsi a modelli sociali sportivi che possano fungere da traino per la diffusione dello sport nello sport, ognuno tenderà a non dare mai il proprio contributo.

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Intervista curata da: Bianca Angrisani

chi È

Claudio Barbaro nasce a Roma nel 1956.
Laureato in giurisprudenza presso l'Università "La Sapienza", coniuga subito la professione di legale e la passione per lo sport, divenendo prima responsabile dell'Ufficio Legale e Studi del Centro Nazionale Sportivo Fiamma e poi responsabile del settore organizzativo.
Negli anni '90, viene nominato Direttore Sportivo del Flammini Group; diviene poi responsabile degli affari generali dei Campionati Mondiali di Nuoto, consulente esterno, nel marketing, della Federazione Italiana Nuoto; dirigente della Società Gruppo Gamma; Amministratore Unico della Società di marketing e comunicazione sportiva "Sistemi" e consulente per lo sport di Adn Kronos.
Dal 1994 è presidente di Alleanza Sportiva Italiana.
Dal 1998 è socio azionista della società gestore di impianti sportivi Eurosport; dal 2002 è componente dell'Osservatorio della Promozione Sociale; dal 2001 al 2005 è stato membro del Cda. Viene eletto con la carica di vice presidente della V Commissione Consiliare del Comune di Roma permanete cultura, sport e turismo dal 1993 al 2001; la nomina a presidente dell'Agenzia Regionale per lo Sport dal 2004 al 2005, la nomina a membro del c.d.a. dei Mondiali di Nuoto Roma 2009.
Attualmente, è deputato della Repubblica, coordinatore del Coordinamento Italiano del Non Profit e componente del Consiglio nazionale Coni.
 
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