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La liquidità per i nuovi impianti grazie ai project bond Stampa E-mail
Dicembre 2012
Intervista a Dario Boldoni consulente e imprenditore insediamenti impianti sportivi e industriali
Dario Boldoni Dario Boldoni
consulente e imprenditore insediamenti impianti sportivi e industriali

"La prossima sarà una stagione di ristrutturazione e restyling degli stadi esistenti (...) L'unica soluzione al difficile reperimento di risorse finanziarie per l'impiantistica sportiva sono i project bond, obbligazioni di scopo che il soggetto proponente emette per finanziare la sua operazione, sottoscrivibili solo da investitori qualificati... Un modo grazie al quale il settore pubblico o parapubblico, con le opportune garanzie, fornisce un pò di ossigeno all'imprenditoria privata, che manca di liquidità"
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Legata al grande tema degli stadi, ai progetti, alla normativa e all'attuale inadeguatezza di quelli attuali, c'è la questione del procacciamento dei mezzi finanziari adeguati alla realizzazioni dei nuovi impianti: da sempre la difficile reperibilità di così ingenti risorse economiche ha rappresentato l'ostacolo fondamentale, che nemmeno il disegno di legge sull'impiantistica sportiva, fermo in Parlamento ormai da anni, è riuscito quantomeno a ridurre. In un momento di crisi economica come quella che stiamo vivendo sarebbe impossibile definire una via d'uscita ma, in modo chiaro e analitico, ci illustra la sua soluzione l'ingegnere Dario Boldoni, consulente ed imprenditore da sempre attento alla tematica, con un passato da vice presidente del Napoli ai tempi di Ferlaino, che già tempo fa avevamo ascoltato in merito alla primogenitura del disegno di legge sugli stadi. Boldoni lancia una proposta precisa alla comunità dei decision makers delle organizzazioni sportive, in merito alla provvista finanziaria: i project bond. Ovvero obbligazioni di scopo particolari, davvero interessanti per investimenti che valgono almeno 100 milioni.
Dal 2008, anno in cui è nato il disegno di legge sull'impiantistica sportiva e che per ora è stato approvato solo dalla Commissione Cultura della Camera, tutti i progetti di costruzione dei nuovi stadi italiani sono rimasti chiusi in un cassetto. Come è noto c'è stata la realizzazione dello Juventus Stadium, ma si è trattato di un progetto precedente alla legge, ed oltre all'Udinese che si sta attivando per il suo impianto, tutto resta ancora fermo. I presidenti dei club, a quanto pare, non propongono iniziative concrete. Allora ci chiediamo, se non riescono ad attivarsi grandi imprenditori come Moratti o Berlusconi, chi potrà mai permettersi di gettare le basi per un progetto di realizzazione realmente fattibile?

Dario Boldoni: La legge sugli stadi è di certo interessante perché rivoluziona l'approccio alla questione degli stadi da un punto di vista normativo, ma purtroppo non da quello finanziario. Per questo non sarà questa legge a rappresentare un reale volano economico che permetta ai progetti sugli stadi di concretizzarsi. È vero che la semplificazione normativa, quando si parla di investimenti, è un elemento determinante, ma la realtà è che c'è una crisi economica spaventosa che riguarda il settore finanziario, quindi delle banche, e quello degli imprenditori che fanno calcio e di quelli che investono in attività di supporto agli stadi.

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Allora, vista la crisi, non c'è modo di progettare nuovi impianti?

Dario Boldoni: Paradossalmente è proprio questo il momento di ripartire seriamente, ma con stadi che prevedano investimenti estremamente contenuti. La prossima sarà una stagione di ristrutturazione e restyling degli stadi esistenti. Invece quella dei nuovi impianti, almeno delle squadre di massimo livello, è ancora lontana a venire. Basti pensare che uno stadio nuovo mediamente costa 3.000 euro a posto, quindi uno di 50.000 posti costerà tra i 150 e i 200 milioni di euro, ai quali andranno aggiunti i costi delle infrastrutture vicine. Quindi un nuovo grande stadio non può costare meno di 400 milioni di euro. Cifra totalmente impraticabile per la massima parte delle aziende anche di top del nostro Paese. Anche perché i finanziamenti pubblici adesso sono impensabili. Occorre, per questo, percorrere una strada più credibile, con progetti di restyling delle strutture già esistenti con investimenti molto più contenuti: parliamo, mediamente, di un quarto di quello che servirebbe per costruzioni ex novo.

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Fino ad ora lo strumento finanziario su cui tutti hanno puntato è stato il project financing

Dario Boldoni: Sì, perché è l'unico che consente il restyling o la nuova costruzione di una struttura pubblica con capitale privato, ma oggi richiede un'equity (capitale privato verificato dal sistema bancario) non inferiore al 40-45%, rispetto al 20-25% di pochi anni fa. E il sistema bancario, anche in presenza di un'equity così forte chiede inoltre elevate garanzie al soggetto proponente. Per questo non esiste nessuno in Italia in grado di affrontare le elevate cifre sopra menzionate. Inoltre la struttura del project financing, davvero complessa e complicata, prevede che a valle del soggetto proponente si costituisca una società veicolo, la S.p.v., all'interno della quale è auspicabile/indispensabile che entri la società di calcio, con un meccanismo attuato negli altri paesi europei: la S.p.v. modifica la sua base azionaria nel tempo. Quando l'operazione di realizzazione è incentrata per la massima parte sulla costruzione, la S.p.v. è costituita principalmente dai costruttori, poi mano a mano che ci si sposta verso la fase gestionale, la percentuale si inverte, in modo che nella fase iniziale chi non si occupa di costruzione, la società di calcio, abbia un rischio minimale. Ovviamente si parla di operazioni lunghe e complesse, però inevitabili.

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stadio Schalke 04 Passiamo adesso ad esaminare quella che per lei è la reale soluzione che potrebbe garantire la praticabilità ed il successo di un investimento finalizzato al restyling di uno stadio: i project bond

Dario Boldoni: I project bond sono stati reintrodotti brillantemente dai recenti decreti del governo Monti e credo siano la soluzione alla forte crisi dell'impiantistica sportiva: si tratta di obbligazioni di scopo che il soggetto proponente emette per finanziare la sua operazione, sottoscrivibili solo da investitori qualificati quali il governo, le province, le casse depositi e prestiti, le casse professionali, le banche, la assicurazioni, le fondazioni. Quindi non da singoli imprenditori. La remunerazione delle obbligazioni emesse avviene attraverso i flussi di cassa generati dall'operazione. Sono un'invenzione anglosassone, hanno avuto notevole successo e sono un modo grazie al quale il settore pubblico o parapubblico, con le opportune garanzie, fornisce un pò di ossigeno all'imprenditoria privata, che manca di liquidità.

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Quindi già esistevano prima di Monti?

Dario Boldoni: Sì, sono obbligazioni nate col governo Berlusconi ma che le aveva confinate alla fase gestionale e non hanno avuto successo anche perché nella fase gestionale il problema dell'approvvigionamento e della costruzione sono stati già, in parte, risolti. Il governo Monti ne ha esteso l'utilizzo sin dalla fase della progettazione e della costruzione, introducendo il concetto di garanzia delle obbligazioni sottoscritte attraverso soggetti quali Cassa Depositi e Prestiti, Sace, BEI, etc, in tal modo che l'emissione dell'obbligazione per la costruzione ad esempio di un nuovo stadio, collocata sul mercato a un tasso più o meno competitivo, risulta appetibile dalla maggior parte degli Investitori Istituzionali.

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Facciamo un esempio esplicativo del meccanismo di emissione dei project bond

Dario Boldoni: L'esempio è questo: un'assicurazione che sottoscrive il bond dello stadio San Paolo è a sua volta contro-garantita dall'istituto bancario che, nell'ipotesi in cui l'operazione del San Paolo vada male, paga l'investimento effettuato. È un meccanismo di straordinario futuro perché, mentre diventa poco fattibile sulle piccole operazioni, diventa assai interessante su investimenti che valgono almeno 100 milioni. Sulla base di un progetto forte, il soggetto proponente è autorizzato ad emettere i project bond, e così può "splittare" in più voci il suo finanziamento per realizzare l'opera, ad esempio project bond, equità e finanziamento bancario.

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Come mai dovrebbero essere presi in considerazione proprio per l'impiantistica sportiva?

Dario Boldoni: L'impiantistica sportiva per la visibilità mediatica e l'impatto che ha, è il settore più interessante per spiegare e far partire i project bond, facendo "scuola" per le grandi opere infrastrutturali "fredde" come gli ospedali, le carceri o altre opere di utilità pubblica. Inoltre contribuirebbe così al finanziamento dei Palazzetti dello sport posizionati spesso accanto a uno Stadio e che, da soli non giustificherebbero l'emissione di project bond, poiché l'investimento richiesto per la loro costruzione da solo non giustificherebbe l'emissione di bond.

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Rifacimento Stadio San Paolo È fortemente convinto di questa soluzione e la avalla senza remore

Dario Boldoni: Credo davvero che non esistono e non esisteranno soluzioni alternative. La stagione del contributo pubblico a fondo perduto è finita per sempre. E il settore dello sport e del tempo libero è l'unico che avrà futuro e possibilità di sviluppo e crescita , visto che quello residenziale e quello del commercio sono ormai saturi.

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La società di scopo e gestionale che rapporto avrà con il soggetto proponente? E quest'ultimo, come recupererà l'investimento attraverso la società di gestione?

Dario Boldoni: Questa ultima società dovrà necessariamente avere al suo interno una parte del soggetto proponente che ha costruito l'opera. E recupererà l'investimento dagli introiti che la società di gestione ottiene. Se ha investito 100 milioni di euro per ristrutturare lo stadio, acquisirà reddito dalle superfici commerciali o paracommerciali presenti all'interno dello stadio o, insieme, dalla vendita di strutture esterne, rientrerà in circa 10-15 anni. Mentre la gestione sarà trentennale. Il discorso auspicabile, come detto, è che la S.p.v. all'inizio si costituisca, dal punto di vista azionario, con quasi tutto soggetto proponente costruttore e sviluppatore e poca società di calcio. Mentre alla fine, quando la gestione è a regime, la S.p.v. sarà quasi tutta club di calcio e pochissimo soggetto costruttore, che resterà per la manutenzione. Al club è auspicabile si affianchino società di enterteinment, di gestione specializzata che svolgeranno un ruolo determinante all'interno della struttura Stadio.

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Infine, quale altro fattore rivoluzionerebbe l'attuale situazione dei nostri club?

Dario Boldoni: Il punto su cui occorrerà lavorare, e spero di avere sviluppato l'idea in termini corretti sotto il profilo normativo, è quello della patrimonializzazione del club: mentre diventa evidente che l'obiettivo delle società sportive è quello di incrementare il proprio fatturato, è necessario trovare in parallelo una strada che comporti anche la crescita patrimoniale di queste ultime, si "chiuderebbe davvero il cerchio". La vera forza dei club sono i top player, che oggi valgono, domani no, per mille ragioni. Oppure può capitare che dopo una stagione positiva ne segua una negativa creando crolli significativi di fatturato. Eliminare questo rischio è evidentemente impossibile, ma elaborare strategie ed idee che lo contengano in percentuali accettabili è un obbligo per chi ama il calcio e lo vive non solo da tifoso.


                                                                 Intervista a cura di Bianca Angrisani 
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chi È

Dario Boldoni, napoletano del '55, laurea in Ingegneria Civile Trasporti, con abilitazione alla professione e Master in Direzione Aziendale conseguito presso l'Università Bocconi.
Consulente, project – leader e imprenditore nel settore immobiliare. Relatore tecnico presso la Camera dei Deputati del disegno di legge "Lolli-Butti" meglio noto come "Legge sugli Stadi di Calcio". Relatore in convegni e autore di pubblicazioni ed articoli aventi ad oggetto l'innovazione dell'impiantistica sportiva e degli stadi di calcio, collegata alla riqualificazione urbanistica e all'applicazione del project-financing.

Consulente in collegi arbitrali costituiti per dirimere contenziosi nel settore dei lavori pubblici; consulente a contratto del Comitato Italiano Paralimpico; Consulente del Comune di Erice (Trapani); consulente per la realizzazione del Palazzetto dello Sport di Napoli.

Componente del Gruppo di progettazione (Soggetto promotore Astaldi S.p.A.) per il progetto di riqualificazione dello Stadio S.Paolo/Bando manifestazione di interesse agosto 2012. Direttore dei lavori e collaudatore di insediamenti industriali come IKEA, LEROY-MERLIN in Provincia di Napoli (Afragola), Lotto 1 CIS (Città dell'Ingrosso) di Nola, Impianto di Cogenerazione Caserta.

Progettista e consulente del Nuovo Stadio della Città di Napoli in vista della possibile assegnazione degli Europei di Calcio 2012 e 2016; della riqualificazione funzionale dello Stadio S. Paolo di Napoli anno 2000/2001 (con Chapman & Taylor e Arup); della Nuova Cittadella dello Sport e del tempo libero in Comune Santa Maria Capua Vetere (CE); dell' Ente Religioso di Terrasanta-Gerusalemme; dello studio di fattibilità in corso aventi ad oggetto la realizzazione del Nuovo Stadio della Città di Caserta e strutture complementari; dello studio di fattibilità in corso avente ad oggetto la realizzazione della Cittadella dell'Artigianato in Mugnano e strutture complementari.

Componente del Soggetto Promotore nella realizzazione, in corso, in project financing, del Parco dello Sport e del Tempo Libero in Cardito (Napoli); della Cittadella dello Sport e del Tempo Libero in Vairano (Caserta); della riqualificazione urbanistica/territoriale di un vasto compendio nella città di Taranto, avente come baricentro lo Stadio di Calcio; del nuovo insediamento VIRGIN (mega palestre e piscine) in Napoli con annesse 45 abitazioni housing sociale; del nuovo Parco Residenziale e servizi annessi (150 appartamenti) in Napoli (Capodichino).

Dirigente Edilizia Spa (Società di costruzioni edili) dal febbraio del 1984 fino al luglio 2001; Dirigente Società Sportiva Calcio Napoli Spa dal 1984 fino al luglio del 2001 (componente del CdA in qualità di Vice Presidente); Presidente della TURISMO ETICO Srl (Società specializzata nella valorizzazione di Complessi Religiosi a destinazione ricettiva); Amministratore delegato della INNOVARE E COSTRUIRE Srl (società specializzata in Edilizia privata abitativa).
 
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