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Le aziende chiedono più manager ai players dello sport Stampa E-mail
Aprile 2015
Intervista a Federico Fantini sport mktg advisor, direttore Master SBS
Federico Fantini Federico Fantini
sport mktg advisor, direttore Master SBS

"Le organizzazioni sportive professionistiche non si percepiscono loro stesse ancora come aziende... C'è una forte incapacità da parte dei club di sfruttare le potenzialità dell'enorme database che hanno e di metterlo a disposizione delle aziende. Il concetto di CRM negli uffici dei club è spesso sconosciuto, così come quelli di data mailing, di profilazione... Le aziende dello sport sono avanti, gli sponsor sono sempre più attenti alla valorizzazione della sponsorizzazione; all'attivazione dell'affiancamento del proprio marchio alla property sportiva"
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Il livello di managerialità di tipo aziendalista, nell'ambito delle organizzazioni sportive italiane (intese come club, federazioni o leghe), è ancora un aspetto delicato del nostro sistema di sport industry. Inutile ricordare come ci capiti di ascoltare, incontrando il network degli addetti ai lavori, ad ogni livello e responsabilità, un giudizio fortemente critico. Ed in effetti è un giudizio che può veder verificate le sue giustificate motivazioni in vari casi, ma non sempre si riesce ad analizzarne gli aspetti oggettivi. Dipende dall'interlocutore. Con Federico Fantini, ci troviamo di fronte chi lo sport business lo conosce da sempre e lo ha "praticato" da diverse angolature, tali da consentirci di entrare nel merito della nostra qualità dirigenziale. Aver seguito le edizioni del miglior master in sport business italiano (a giudizio della rivista "Sport Business International"), gli conferisce un angolo di visuale privilegiato. Ma sono diverse le esperienze maturate in contesti aziendali come sportivi (dalle telecomunicazioni al motociclismo; dagli eventi di volley a quelli dello sci; dal lancio e gestione del citato master alla guida della sfida di Venezia per la candidatura olimpica), che hanno consentito a Fantini di sviluppare una sua visione sul livello di managerialità dello sport business italiano, proponendosi oggi come sport marketing advisor. Lo abbiamo incontrato nella sua Milano, dove ancora risiede, nonostante i diversi recapiti a cui fa riferimento.
Fantini, come direttore del Master in Strategie del Business dello Sport e advisor di numerose realtà italiane e internazionali nel mondo dello sport, ha potuto osservare il mondo del management italiano, rispetto a questa esperienza, qual è la sua considerazione sul livello di professionalità della componente corporate, relativa alle organizzazioni sportive in Italia?

Federico Fantini: Purtroppo in questi otto anni, il livello dello sport italiano non è cambiato molto, in particolare lo sport "giocato", il settore professionistico, il vertice dello sport, quello che ha tanto da dare anche in termini di sbocco professionale, di acquisizione di profili manageriali capaci di gestire la complessità oggettiva in cui lo sport oggi si trova. Vi sono problematiche di tipo economico, istituzionale, politico, infrastrutturale che vanno risolte per garantire la sopravvivenza dei vertici, ma soprattutto l'enorme ruolo sociale che ha lo sport di base. Se non c'è un vertice in grado di esprimere un'eccellenza, ne risente tutto il fenomeno alla base. La realtà è che nel nostro paese mancano ancora da un lato dei passaggi culturali, dall'altro passaggi di modernizzazione delle infrastrutture sportive. Inoltre, le proprietà delle organizzazioni professionistiche nello sport, considerano l'inserimento di un profilo manageriale di un certo tipo un costo e non un investimento.

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A questa preparazione un pò insufficiente dei club, fa da contraltare una migliore e più attenta preparazione nelle aziende sponsor e di produzione. Il paradosso è che la domanda di giovani manager viene più da questi settori che non dai club

Federico Fantini: È indubbio che c'è una cultura del management più spiccata nell'industria dello sport in quanto le organizzazioni sportive professionistiche non si percepiscono loro stesse ancora come aziende. Qualche segnale positivo lo abbiamo avuto in alcuni casi, spesso sollecitati dall'ingresso di proprietari stranieri o da imprenditori provenienti da settori collaterali. Invece, all'interno delle industrie collegate, c'è una sensibilità e una capacità di marketing molto più forte. Infatti, le aziende dello sport sono avanti, gli sponsor sono sempre più attenti alla valorizzazione della sponsorizzazione; all'attivazione dell'affiancamento del proprio marchio alla property sportiva; all'area legata agli aspetti commerciali, direttamente impattanti i fatturati e le quote di mercato, piuttosto che alle immagini tabellari.

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L'altro fronte su cui è impegnato è quello delle aziende di produzione per la fornitura di attrezzature e abbigliamento sportivo. Come mai, nonostante la buona qualità della nostra industria, il merchandising in Italia fa fatica a generare risultati?

Federico Fantini: Innanzitutto c'è una forte incapacità da parte dei club di sfruttare le potenzialità dell'enorme database che hanno e di metterlo a disposizione delle aziende. Il concetto di CRM negli uffici dei club è spesso sconosciuto, così come quelli di data mailing, di profilazione, di applicazione di tecnologie di controllo degli accessi, finalizzate all'utilizzo in termini commerciali, a favore degli sponsor tecnici in primis e più in generale di tutti gli sponsor. E questo è anche uno dei motivi per cui i numeri del merchandising in Italia sono bassi. Un altro motivo è la carenza dell'infrastruttura. Generalmente, negli altri paesi la maggior parte del merchandising viene venduta nel giorno della partita, perché esistono spazi, percorsi di consumo, capacità di offerte, e preparazione dello staff a proporre un certo tipo di prodotto. Bisognerebbe riuscire a portare negli stadi italiani tutto ciò che c'è intorno all'interno degli stessi.

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SBS - Guido Mantovani, Giorgio Buzzavo, Federico Fantini, Alessandro Carrera Un'importante contributo potrebbe esser dato dal web...

Federico Fantini: I club italiani di punta hanno fatto un grande lavoro sul web; ciò che non è sfruttato ancora bene è l'e-commerce, visto che non ci sono delle buone piattaforme di CRM. Inoltre, il web per definizione ha un mercato globale, ma i nostri brand sono spesso assenti nell'agone internazionale. In alcuni paesi c'è l'idea del brand come rituale di vita, elemento che compone il proprio stile di vita. Da noi il brand ritual c'è ma spesso con un'accezione negativa.

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Veniamo al master SBS: quando nasce e come si è strutturato?

Federico Fantini: Il master in strategie per il business nello sport nasce nel 2005, da una collaborazione tra Verdesport, che è la holding sportiva della famiglia Benetton, e l'università Ca' Foscari. Le lezioni si tengono in Ghirada, che è la città dello sport, mentre il coordinamento scientifico didattico è curato dall'università. Un modello questo vincente, soprattutto rispetto ai progetti universitari offerti nel nostro paese. Il fatto di avere un soggetto privato di grande dinamismo commerciale e di grandi capacità organizzative come da sempre è stata Verdesport e la validazione scientifica di un'istituzione importante come l'università Ca' Foscari, hanno creato il giusto mix per partire subito con le risorse necessarie per arrivare fin qui, e con partner che hanno consentito ai partecipanti e poi ai diplomati di avere delle opportunità di sbocco professionale sicuramente importante soprattutto in periodi particolarmente difficili come negli ultimi anni, in un mercato ancora oggi chiuso come quello dell'industria dello sport.

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Come vi approcciate al mondo dello sport?

Federico Fantini: Il master fin dalla prima edizione si è posizionato come prodotto di formazione che ha approcciato lo sport a 360 gradi, quindi non focalizzato soltanto sulle dinamiche delle formazioni e delle società sportive, ma guardando sempre allo sport come fenomeno articolato e complesso di tipo economico e sociale che coinvolge non solo le organizzazioni sportive ma attori economici di vario genere, che vanno dagli sponsor, ai produttori, ai broadcaster, alle agenzie di organizzazione di eventi, alle istituzioni e alle organizzazioni che governano lo sport. Un panorama articolato che, affrontato in modo integrato, ci ha consentito di allargare lo sbocco professionale.

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I partecipanti pagano una retta?

Federico Fantini: I partecipanti sono massimo trentacinque all'anno e pagano circa diecimila euro. Si tratta però di un'esperienza full time, di un progetto di formazione che offre esperienze uniche al di fuori dall'aula, dando anche la possibilità di avere vitto e alloggio. Ogni anno organizziamo un viaggio oltre oceano con tutta la classe per prendere contatto con le leghe americane, durante il quale incontriamo il management, visitiamo gli impianti e assistiamo alle partite che sono spettacoli da cui è possibile trarre molte indicazioni e su cui si possono fare diverse riflessioni sia sul modello di consumo dell'evento sportivo che di offerta dell'evento stesso. Siamo stati a Toronto, in Polonia, e in passato siamo stati a visitare Londra, una delle capitali dello sport mondiale, sempre nell'ottica del viaggio studio.

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SBS, VI Roma-Benetton Dove sono impiegati i vostri diplomati?

Federico Fantini: Sostanzialmente su 250 diplomati, un 25% è impiegato nelle aziende di articoli sportivi, un altro 25% nell'organizzazione di eventi, un 18% in associazioni e leghe, un 12% nei media, un 10% in altro e un 11% in consulenza e servizi. La cosa interessante da osservare è che pochissimi hanno trovato un'occupazione all'interno delle società sportive, dove abbiamo avuto numerose possibilità di stage ma che poi in effetti non si sono mai tradotte in rapporti professionali più strutturati.

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Dunque, in questi anni ha potuto constatare quanto questo mondo dello sport business assorbe veramente e quanto potrebbe assorbire

Federico Fantini: Il placement è un processo in cui si gioca in due. Noi come organizzatori del master, abbiamo creato la nostra community degli ex alunni, quindi siamo costantemente in contatto con tutti i partecipanti, per i quali da sempre siamo un supporto. Negli anni sono aumentate anche le richieste di profili e curricula da parte di aziende non partner ma che conoscono il corso, ne apprezzano la qualità e i contenuti. Noi quindi siamo un soggetto importante ma non l'unico; poi ognuno, in maniera diversa, si pone sul mercato con successo o meno.

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Intervista a cura di Cristiana Trezza

chi È

Federico Fantini, milanese, 47 anni, dopo gli studi al Liceo Classico "Cesare Beccaria", si laurea in Politica Internazionale all'Università Statale di Milano, con la Prof.ssa Enrica Collotti-Pischel, con una tesi su "Unione Sovietica e Golfo Persico".

Prosegue gli studi post-universitari in altre due storiche Istituzioni milanesi, dove consegue prima un Master in Gestione dell'Innovazione Tecnologica - presso la Federazione delle Associazioni Scientifiche e Tecniche - e, in seguito, il Diploma di Alta Specializzazione in Relazioni Internazionali - all'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) di via Clerici.
Frequenta la International School of Management della prestigiosa London School of Economics (LSE) di Londra, dove consegue diplomi nei corsi di Management Organisation e Corporate Finance.
Nel corso della sua ormai più che ventennale carriera professionale sviluppa una esperienza qualificata e articolata di management nell'area marketing e comunicazione, con uno specifico focus nel settore dello sport & lifestyle business.

In particolare, dopo una prima esperienza come business consultant presso Booz, Allen & Hamilton Italia, ricopre vari incarichi in Infostrada, fin dalle prime fasi di start-up della compagnia nel settore delle telecomunicazioni e Internet, dove è stato prima Direttore delle Relazioni Esterne ed in seguito Direttore Commerciale Business Unit Internet.

Diventa in seguito Vice-president per la Comunicazione del Gruppo Aprilia, dove tra l'altro, a fianco a quella di prodotto, ha la responsabilità della comunicazione del settore racing di MotoGP della Scuderia veneta che proprio in quegli anni vince ben 6 titoli mondiali.
In seguito Chief Marketing Officer ai FIS World Alpine Ski Championships di Bormio, passa poi al Gruppo Benetton dove dirige le operazioni di marketing e comunicazione della holding sportiva del Gruppo, VerdeSport, impegnata in Italia ed in Europa con i team professionistici di basket, volley e rugby, oltre che – unico caso in Italia - gestore degli impianti e centri sportivi di proprietà.

Nel 2006 fa parte del Comitato Organizzatore delle Final Four di CEV Volleyball Champions League che si tengono a Roma.

Nel corso della collaborazione con il Gruppo Benetton, nel 2005 lancia a Treviso il Master Universitario in Strategie per il Business dello Sport - di cui ricopre tutt'ora la carica di Direttore Generale - in partnership scientifica con la Business School di Università Cà Foscari Venezia. Il Corso si è classificato al dodicesimo posto nel ranking mondiale dei migliori MBA nello sport, stilato nel 2012 dalla rivista Sport Business International, ottavo corso europeo e primo (e unico presente nella classifica) italiano.

A seguito di una sua innovativa proposta progettuale, dall'ottobre 2008 al luglio 2010 è Managing Director del Comitato Venezia2020, per la Candidatura della città a Sede dei XXXII Giochi Olimpici e XVI Paralimpici del 2020. Il Comitato, presieduto dal Sindaco di Venezia, è costituito, oltre che dalla Città di Venezia, dalla Regione Veneto, dai Comuni di Padova e Treviso e dalla Confindustria Veneto. Nell'ambito di questo progetto, coordina tutte le attività che portano alla definizione del dossier di candidatura e progettazione dell'evento olimpico, oltre che figurare da "portavoce" ufficiale dell'operazione, che ottiene un'ampia risonanza mediatica a livello nazionale, e non solo.

Nel 2010 fonda Creative Actions, società di advisory a livello italiano ed internazionale di management, sport, entertainment & lifestyle marketing.

In particolare, si occupa - come advisor e project manager di Gruppi e organizzazioni leader in Italia e all'estero – di attività di business development nel settore del brand licensing, collaborando alla definizione, commercializzazione e sviluppo internazionale di nuovi concept nel settore hospitality, real estate e F/B.

Parla inglese e tedesco e vive con la famiglia vicino a Milano.
 
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