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Le conquiste dei D.S fuori e dentro il campo Stampa E-mail
Marzo 2010
Intervista a Carlo Regalia Presidente Associazione Italiana Direttori Sportivi
Carlo Regalia CARLO REGALIA
Presidente Associazione Italiana Direttori Sportivi

"Bisogna investire sugli uomini, sui tecnici, in quanto lo sforzo maggiore deve essere dei tecnici. Bisogna costruire il giocatore non è sempre possibile comprare i giocatori. La tecnica si può imparare se la insegni. Questo può migliorare il risultato di un giocatore anche quando non si tratta di un fuoriclasse"
I Direttori sportivi dei club professionistici da sempre mantengono le corde della borsa di esso, in quanto gestiscono i contratti e gli stipendi dei calciatori. Solo da pochi anni a questa parte, questa figura viene scalfita dall’avanzare degli addetti del marketing in posizioni in cui prevaleva il direttore sportivo. Tuttavia l’incidenza dei direttori sportici è ancora del 60-70 %. Dalla fine degli anni ’70 si sono riuniti sotto l’Associazione Italiana Direttori Sportivi, la quale è riuscita a tutelare e a gestire il Calciomercato e un riconoscimento sindacale in quanto il mancato pagamento dei loro compensi potrebbe compromettere l’iscrizione di un Club al campionato. Ne parliamo nella sede di Milano con il decano dei direttori sportivi, nonché cofondatore e Presidente dell’Associazione di quest’ultimi, Carlo Regalia.
Sponsornet: La componente sportiva oggi ha una preminente valenza manageriale. Come e quando è avvenuto questo passaggio?
Carlo Regalia: Trent'anni fa c'erano solo il presidente, il segretario e l'allenatore all'interno di una squadra sportiva. Oggi invece i ruoli si sono moltiplicati. Il marketing e le sponsorizzazioni hanno trasformato molto il mondo dello sport. Il calcio ha avuto un'evoluzione in tutti i campi del lavoro; siccome gli incarichi sono diventati tanti, per ricoprirli sono necessarie più persone. Il settore amministrativo se da un lato rende tutto più complesso, dall'altro garantisce un'organizzazione e un controllo migliori. Credo che oggi nel complesso la situazione sia migliorata. In passato anche gli incassi del botteghino incidevano dell'80-90% sulla squadra, oggi non è più così, anzi i dati si sono rovesciati.

Sponsornet: Quando nasce la figura del direttore sportivo?
Carlo Regalia: Intorno agli anni Settanta. Nel 1977 infatti io ero già direttore sportivo del Bari. Inizialmente il segretario sportivo ricopriva un ruolo di questo genere, ma finiva lì, non si faceva cenno a un titolo di direttore; successivamente è stato creato anche un corso per il settore tecnico a Coverciano che durava 9 mesi. Molti dovevano essere lì tutta la settimana, non potevano lavorare durante il periodo. Inoltre per frequentare questo corso si doveva rinunciare alla propria qualifica. Purtroppo il corso non è mai stato riconosciuto dalla Federazione ed è stato un fallimento. Questo accadeva nel 1975.

Sponsornet: I direttori sportivi hanno perso un po' del loro valore con l'avvento dei procuratori, che a volte tendono a fare anche il salto e a diventare loro stessi direttori sportivi.
Carlo Regalia: Credo che i direttori sportivi continuino ad avere un enorme potere, non è vero che hanno perso un po' del loro valore, questo dato è anche confermato da un' indagine. Su sessanta società tra serie A e B esistono novanta direttori sportivi che lavorano, una media superiore a due per società. Tutti vogliono vincere o realizzare una squadra forte, ma bisogna considerare anche le necessità finanziarie. Sembra assurdo, ma io credo che più si scende di categoria più il direttore sportivo deve essere specializzato.

Sponsornet: Quindi come può definirsi il rapporto tra direttore sportivo ed i procuratori?
Carlo Regalia: Io credo che i procuratori facciano bene il loro mestiere. È fondamentale rispettare i ruoli, se il procuratore fa capo direttamente al presidente senza consultarsi col direttore non è professionale, è scorretto.

Sponsornet: Oltre a gestire il budget, la tempistica dei contratti bisogna assecondare anche i desideri di vittoria dei presidenti?
Carlo Regalia: Con i presidenti è fondamentale il confronto di idee, essere sempre d'accordo sarebbe impossibile, non lo sopporterei; credo sia fondamentale il dialogo.

Sponsornet: Com'è il mercato dei direttori sportivi adesso? I giovani si stanno professionalizzando maggiormente?
Carlo Regalia: I giovani sono molto preparati, c'è un corso a Coverciano molto avanzato. I posti per direttore sono quaranta, il corso non c'è ogni anno, non c' è una regola; esiste anche una graduatoria con punteggio, fino a tre-quattro anni fa c'erano ottanta richieste, oggi ve ne sono molte di più, circa duecento. Da qualche anno il presidente della procura federale Borrelli ha dato una stretta. Ciò che risulta chiaro è che il corso di Coverciano è molto professionale.

Sponsornet: Qual è oggi lo stipendio di un direttore sportivo?
Carlo Regalia: Come direttore sportivo si guadagna bene, circa cento-duecentomila euro all'anno di base media.
Sponsornet: Tra le varie attività del direttore sportivo c'è anche quella di intervenire nella cura del vivaio?
Carlo Regalia: Sì, di solito gli spetta di convincere la società ad avere il coraggio di dire quello che si deve fare. Bisogna fare investimento sugli allenatori prima e poi nel settore giovanile. Bisogna investire sugli uomini, sui tecnici, in quanto lo sforzo maggiore deve essere dei tecnici. Bisogna costruire il giocatore non sempre è possibile comprare i giocatori. La tecnica si può imparare se la insegni. Questo può migliorare il risultato di un giocatore anche quando non si tratta di un fuoriclasse.

Sponsornet: Oggi si possono visionare i calciatori anche attraverso il web o i video?
Carlo Regalia: I video possono servire solo come orientamento, ma le scelte devono essere fatte sul campo, solo lì si riesce a contestualizzare e a stabilire le qualità di un giocatore. I video, invece, da questo punto di vista non sono molto efficaci. L'ideale sarebbe addirittura conoscere il giocatore dal vivo, anche per capirne la personalità, la capacità ad adattarsi. Quando vai a prendere il top già si conosce tutto di lui. L'abilità sta proprio nella capacità di osservazione e nella rapidità a scoprire qualche fuoriclasse prima che vada a prenderselo qualcun altro.

Sponsornet: Avendo avuto l'osservatorio privilegiato di due mondi, cioè quello dei presidenti e quello dei bilanci, quale analisi riesce a ricavarne da questa esperienza?
Carlo Regalia: I presidenti che gestiscono un club, se si dimenticano di essere degli imprenditori, spendono senza logica. Non si può pretendere tutto dal nome di un calciatore; è evidente che il calciatore non è una macchina. Il rendimento del giocatore dipende dalla squadra, dall'ambiente, quindi dal contesto.
Calcio mercato Sponsornet: Considerando anche i contratti chiusi dell'ultimo calcio mercato è possibile conoscere il valore reale?
Carlo Regalia: In Italia, il contratto per la cessione del giocatore viene depositato in Lega. La Lega fa da banca, esiste un conto della Lega sul quale si versano i pagamenti delle compravendite. Con gli straniero invece la Lega non entra nel merito.

Sponsornet: Da quanto tempo la Lega Calcio ha questo ruolo?
Carlo Regalia: Da sempre. La Lega ha anche il compito di valutare se una società è in regola con i pagamenti e quindi se può avvenire l' inserimento nel campionato o meno; è evidente che con la Lega di serie A e B, possibili casi di fallimento ce ne sono meno. Il discorso per l’ex serie C è ben diverso. Per evitare un mercato parallelo in cui si paga a nero, per avere tutto sotto controllo sui bilanci sarebbe necessario un riequilibrio economico garantito anche attraverso una rivisitazione del nucleo delle squadre. In Italia ci sono troppe squadre professionistiche in Lega Pro, bisognerebbe avere meno gironi.
chi è

Carlo Regalia, nato in provincia di Varese nel 1934 dopo tanti anni di esperienza nel mondo nel calcio, ha ricoperto molti ruoli. È stato calciatore: quattro anni nel Cagliari, uno a Messina, uno a Monza, cinque anni alla Pro Patria. Per undici anni è stato allenatore alla guida della Pro Patria nel 1967/68, 1968/69 e 1969/70 e del Bari nelle stagioni 1972/73 e 1973/74. Ha intrapreso, in seguito, la carriera da direttore sportivo in varie squadre come il Bari per 5 anni, nel 1984/85 all'Alessandria sotto la guida del presidente Calleri. Tornato al Bari come direttore generale per undici campionati, è passato al Lecce come direttore sportivo nella stagione 2005/06. Attualmente ricopre la carica di Presidente della A.DI.SE. (Associazione Italiana Direttori Sportivi e Segretari Società di Calcio).
azienda

Associazione Italiana Direttori Sportivi
Nel 1976 viene costituita l’Associazione dei Direttori e Segretari delle Società Sportive (A.DI.SE), allo scopo di favorire la crescita in termini di competenze, professionalità e attendibilità di queste figure. Primo fondamentale obiettivo è quello di ottenere, in ambito federale, il riconoscimento giuridico. L’8 Giugno 1991 vede la luce il Regolamento dell’elenco speciale dei Direttori Sportivi, che definisce il profilo professionale del Direttore Sportivo e fissa le condizioni per l’iscrizione all’istituto Elenco Speciale degli operatori abilitati allo svolgimento della professione. La successiva conseguente stipula tra F.I.G.C. e A.DI.SE fissano definitivamente il quadro di riferimento giuridico per la disciplina dei rapporti fra Società e Direttore Sportivo, colmando un vuoto regolamentare ponendo così fine ad un lungo periodo di carenza normativa, caratterizzato da incertezze e approssimazioni. Dopo la nascita del nuovo statuto l’A.DI.SE cerca di raggiungere nuovi traguardi: il primo fra tutti è rappresentato dalla crescita del livello professionale degli associati, i quali sono giornalmente chiamati a confrontarsi con un management che si affaccia al calcio, dai settori più diversi dell’economia e dell’industria. Nasce l’esigenza di organizzare corsi di formazione ed abilitazione per nuovi manager sportivi e di aggiornamento e perfezionamento per coloro che già sono iscritti all’elenco federale dei D.S. Il Secondo obiettivo è costituito dell’affidamento permanente all’Associazione della gestione organizzativa e propositiva del Consiglio direttivo dell’A.DI.SE, presieduto con grande abilità e saggezza da Carlo Regalia. In un calcio che cambia a ritmi vertiginosi e che rischia di disperdere i valori sportivi che ne sono sempre stati i motivi conduttori, l’Associazione dei Direttori Sportivi avverte la responsabilità di contribuire insieme con le componenti istituzionali del calcio italiano, al mantenimento dei principi fondamentali dello sport.
 
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