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Ridefiniamo l'accesso alla professione di procuratore Stampa E-mail
Aprile 2012
Intervista a Lucia Bianco Avvocato esperto di diritto sportivo
Lucia Bianco Lucia Bianco, Avvocato esperto di diritto sportivo

"Il problema principale sta nel fatto che l'agente non ha una vera qualifica professionale: è una figura ibrida che la stessa Federazione non riesce a definire. Ora credo sia giunto il momento di innovarsi e strutturarsi meglio, perché il loro contributo è importante e va riconosciuto. Ma oggi non c'è nessun tavolo di trattative"
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Come è noto, il calciomercato vive due "finestre" durante l'anno, quella estiva e quella invernale, che sono seguitissime dai media; ma, in realtà, le trattative restano attive per 365 giorni all'anno grazie "all'ambiziosa continuità" dei procuratori.
La figura dell'agente dei calciatori ha ancora contorni poco chiari e spesso viene discussa sia per la visibilità che ha, sia per la sua concreta capacità di influenzare le trattative. Nell'albo della Figc resta elevato il numero degli iscritti ma non di tutti ne viene apertamente riconosciuta la professionalità. Si è spesso discusso sulla possibilità di migliorare le qualifiche di questi intermediari, ma ancora oggi non è stato fatto nulla di concreto.
Di seguito la nostra conversazione con Lucia Bianco, avvocato con studio a Firenze, attualmente impegnata nel fornire la sua consulenza a molti agenti dei calciatori, da cui emerge la riflessione su questa categoria ancora tanto discussa e sulla necessità di ridefinirne le qualifiche e l'accesso alla professione. Insomma, auspicando il cambiamento della legge sul professionismo dei calciatori, anche la figura dei procuratori dovrebbe acquisire una nuova professionalità.
Avvocato Bianco, lei si occupa degli aspetti legali dei contratti di molti calciatori fornendo assistenza ai procuratori. Entriamo nel merito della sua professione: quando si è avvicinata al mondo del calcio?

Lucia Bianco: Ricoprivo l'incarico di consulente legale e segretario del Collegio Arbitrale, oltre ad assistere la presidenza del Consiglio Direttivo per tutti gli aspetti legali. Fino al gennaio del 2000 sono rimasta in Lega svolgendo questi diversi compiti, poi sono entrata nello staff dell'AS Roma, come consulente legale e ci sono rimasta per quasi due anni, avendo modo di seguire le maggiori controversie dell'epoca. È dal 2002 che la mia clientela contempla diversi procuratori e nonostante presti sporadiche consulenze alle società di calcio, da allora mi dedico prevalentemente agli agenti che, in determinati contesti, hanno bisogno di essere affiancati da un legale. E' capitato anche che i calciatori mi contattassero direttamente e, in un secondo momento, in partnership con un agente, mi occupassi del loro trasferimento. In generale mi occupo della gestione degli aspetti che riguardano la vita del calciatore a 360°: dalle controversie alle questioni extragiudiziali, come la stipula dei contratti di sfruttamento dell'immagine, al contratti di assicurazione etc...

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Un quadro che fa da contraltare alla sua professione è quindi quello dei procuratori che hanno bisogno di assistenze legali...

Lucia Bianco: Il contributo di un legale dà indubbiamente un quid in più che oggi nel mondo del calcio, che è sempre più business-oriented, in molti tendono a sottovalutare. Dimenticando che prima di tutto è fondamentale occuparsi della tutela legale dei calciatori.

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In Italia non si è ancora diffusa l'idea di uno studio legale associato ed articolato con diverse competenze per poter affiancare il calciatore non solo al momento della trattativa, ma anche per gli aspetti successivi come quelli legati al marketing e alla gestione dell'immagine. È probabile, oltre che auspicabile, che anche in Italia ci sarà un'evoluzione verso questa direzione?

Lucia Bianco: Io me lo auguro. Ma ci sono tanti fattori che rendono difficile il cambiamento. In primis la resistenza mentale tipicamente italiana. Siamo restii a condividere con altri gli aspetti che riguardano una pratica. Io invece lo faccio sistematicamente: mi associo per far sì che le competenze integrate possano migliorare la prestazione finale. La condivisione porta ad un arricchimento, ad una professionalità maggiore.

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Tocchiamo proprio la figura del procuratore, una professionalità spesso controversa...

Lucia Bianco: Il problema principale sta nel fatto che l'agente non ha una vera qualifica professionale: è una figura ibrida che la stessa Federazione non riesce a definire. Spesso mi trovo a consigliare chi rappresenta tantissimi calciatori di serie A di farsi promotore di una serie di modifiche a livello istituzionale. La stessa Fifa voleva abrogare la qualifica, ma non ci è riuscita. L'associazione degli agenti a livello europeo ha fatto indietreggiare la Fifa sulla possibilità di abrogare la figura degli agenti. Ora credo sia giunto il momento di innovarsi e strutturarsi meglio, perché il loro contributo è importante e va riconosciuto. Ma oggi non c'è nessun tavolo di trattative. Infatti ad esempio per il rinnovo del contratto collettivo gli agenti non sono mai stati considerati e invece sono quelli che portano avanti gli interessi dei calciatori.

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Infograph Calciomercato Si dovrebbe modificare anche l'accesso alla professione?

Lucia Bianco: In tutti i mestieri bisognerebbe essere professionali e competenti: come figura che assiste un calciatore bisognerebbe almeno avere un'infarinatura sul contratto di lavoro subordinato, e quindi sì, occorre innanzitutto migliorare l'accesso alla professione: elevare la qualità delle competenze richieste.

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Riguardo il contratto collettivo dei calciatori lo stesso Damiano Tommasi ha affermato che la tanto auspicata, dai presidenti, flessibilità in realtà è già stata introdotta, ma spesso non viene applicata: quando invece si decide si sfruttarla, concretamente si viene affiancati da studi legali come il suo o si agisce autonomamente?

Lucia Bianco: Nella maggior parte dei casi gli agenti agiscono in autonomia. Ora c'è la formula che consente alle società di diversificare gli emolumenti che vengono corrisposti al calciatore e si è deciso di abbinare al fisso i bonus in base alle presenze e al raggiungimento degli obiettivi, sia individuali che collettivi. Il contratto tipo è quello collettivo, tutto il resto fa parte della contrattazione tra le parti. Uno sguardo dal punto di vista legale è sempre utile e dà maggiore sicurezza. Se il contratto è tradizionale e usufruisce solo dei moduli federali allora forse non ce n'è bisogno. Ma se, come avviene nella SSC Napoli, il legame con l'atleta coinvolge anche i diritti d'immagine allora occorre controllare molti aspetti contrattuali insoliti.

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Tornando al contratto collettivo, cosa pensa della contraddizione in termini che vede il calciatore professionista assunto come un dipendente e dunque sottoposto ad un contratto collettivo?

Lucia Bianco: Credo che il sistema dovrebbe essere aggiornato. È da tempo che si parla di riformare la legge 91 dell'81. Da lì occorre partire. È stata la legge dello Stato a disciplinare che quello del calciatore è un lavoro da professionisti subordinati. Si avviano di volta in volta dei tavoli di discussione, ma se il calciatore deve acquisire la qualifica di lavoratore autonomo le complicanze che emergono devono essere accettate innanzitutto dalla stessa categoria...

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Atahotel Executive Quindi vanno coinvolti anche degli effetti derivanti dalla sentenza Bosman...

Lucia Bianco: No, non confondiamo. La legge Bosman del ‘95 consente ai calciatori professionisti di tesserarsi gratuitamente a favore di un altro club alla scadenza del contratto con l'attuale squadra, nel rispetto del principio della libera circolazione dei lavoratori. Qui invece parliamo degli effetti della legge 91 dell'81 sul professionismo sportivo, che quindi è di molto precedente alla sentenza Bosman che non ha inciso sulla qualifica del calciatore quale lavoratore subordinato. La Figc ha la volontà di cambiare questo status, ma l'ostacolo resta l'Associazione Italiana Calciatori.

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Sempre il rappresentante dell'AIC, Damiano Tommasi, sostiene che in realtà bisogna risalire al ruolo svolto dagli stessi presidenti: sono loro ad offrire ai calciatori determinati contratti, e senza esserne obbligati arrivano a cifre da capogiro. Sono quindi un po' responsabili ma continuano a farsi la guerra.

Lucia Bianco: Ha ragione Tommasi. Anche se ci sono alcuni club fuori dal coro che adottano un'altra politica e questo vuol dire che i risultati si ottengono non sempre e non solo spendendo una fortuna; la storia del calcio ci insegna che ci sono società che spendono centinaia di milioni di euro senza raggiungere gli obiettivi prefissati, anche se ormai ci sono i dettami del fair play finanziario da rispettare.

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Chiudiamo con il calciomercato che ormai sembra un po' anacronistico...

Lucia Bianco: Il calciomercato da noi è caratterizzato dalle frenetiche ultime giornate, in cui presso le sedi preposte (negli ultimi anni presso l'Atahotel di Milano) si svolgono le ultimissime forsennate fasi del periodo della campagna trasferimenti. Questa prassi è solo italiana, che io sappia, ma è ormai una consolidatissima prassi cui tutti , media compresi, siamo affezionati. Credo pertanto che la modalità del calciomercato sia il male minore, se così si può dire, di tutte le problematiche sin qui affrontate.

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Intervista a cura di Bianca Angrisani
chi È

Avv. Lucia Bianco, nata a Guagnano, Lecce il 15 giugno 1964.
Percorso Formativo
Laurea in giurisprudenza conseguita presso l'università di Bari.
Dall'agosto 1991 fino al gennaio 2000 fa parte dell'allora Lega Professionisti Serie C (oggi Lega Pro) con l'incarico di consulente legale e di Segretario del Collegio Arbitrale, nonché come componente organizzativo del Premio di Laurea "Artemio Franchi".
Dal febbraio 2000 consulente di società di calcio (annovera la A.S Roma), agenti di calciatori, calciatori anche a livello internazionale.
Attualmente titolare dello STUDIO LEGALE BIANCO & PARTNERS, in cui annovera tra i propri partners studi legali di fama nazionale ed internazionale.
 
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