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Tommasi: con i calciatori i club usino il buon senso Stampa E-mail
Aprile 2014
Intervista a Damiano Tommasi Pres. AIC, Assoc. Italiana Calciatori / 2
Damiano Tommasi Damiano Tommasi, Presidente AIC, Associazione Italiana Calciatori

"Il paradosso è che si vuole che siano i calciatori a far quadrare i bilanci. Io credo che nessun calciatore abbia mai deciso quanto può spendere il suo Club, il suo contratto e averla vinta. (...) La verità è che esiste già la possibilità di fare, del 50% dello stipendio, una quota variabile, ma gli stessi presidenti non la propongono"
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"È una grande responsabilità, ci tenevo a passare da consigliere a presidente. La sfida più complicata di oggi è il fondo di garanzia per le squadre minori".
Con queste parole, dopo un passato da mediano della Roma e della Nazionale, Damiano Tommasi è succeduto a Sergio Campana alla presidenza dell'AIC. Trovatosi immediatamente a dover fronteggiare diversi problemi, tra club e calciatori, sfociati poi con lo sciopero della prima giornata di campionato, nella nostra intervista mette in evidenza le contraddizioni di queste controversie e gli obiettivi del suo mandato. Dopo aver discusso del ruolo della sua Associazione, in questa seconda parte, Damiano Tommasi, affronta il problema dei rapporti club-calciatori e, partendo dal tanto discusso art. 7, di alcune dinamiche relative al contratto collettivo. Le sue considerazioni sembrano essere non affatto scontate e in qualche caso sorpendenti.
Tommasi, lei sostiene che il contratto collettivo è a difesa anche delle categorie inferiori: non crede che quello della Serie A potrebbe passare a un contratto di collaborazione professionale? Inoltre, non si potrebbe lavorare maggiormente sulla logica della doppia quota dello stipendio: una parte fissa e una variabile?

Damiano Tommasi: Il problema del calcio è proprio l'inquadramento del giocatore. Quest'ultimo di fatto sottostà ad orari, convocazioni, ritmi di lavoro e, quindi, l'unico rapporto di lavoro possibile è quello di lavoratore dipendente. Il paradosso è che si chiede all'AIC di mettere un limite alla parte fissa dello stipendio e lasciare libera la flessibilità. In realtà sono tutte cose che non decide il calciatore, nel senso che quando un calciatore parla col suo datore di lavoro il contratto si esplicita e poi si conclude con una proposta che viene accettata o meno, ma la proposta non la fa il calciatore e se la fa il calciatore la società è libera di accettare o meno.

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In effetti il messaggio che passa sui media è che i calciatori, supportati dai procuratori, hanno il maggior potere contrattuale

Damiano Tommasi: Purtroppo si vuole che siano i calciatori a far quadrare i bilanci, e siamo al paradosso. Riguardo alla flessibilità, vi è già la possibilità di fare del 50% dello stipendio, una quota variabile, ma gli stessi presidenti non la propongono. In ogni caso credo che nessun calciatore abbia mai deciso quanto può spendere il suo Club, il suo contratto e averla vinta, a meno che non abbia un'altra società dietro la porta che gli stia offrendo quello che lui sta chiedendo.

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Qual è il rapporto tra l'AIC e il mondo dei procuratori?

Damiano Tommasi: Abbastanza buono. Negli anni sono nate diverse associazioni di procuratori, che sono spesso in contatto con noi, visto che vari sono ex calciatori, quando hanno dei dubbi sulla normativa o si trovano a dover affrontare situazioni un pò delicate chiedono il nostro supporto. Il procuratore per il calciatore non deve essere quello che conduce alla squadra più forte ma quello di cui ci si fida maggiormente, quindi deve essere un rapporto che va oltre il profilo professionale. Consiglio sempre proprio questo, credo che il rapporto col procuratore debba essere collaborativo e costruttivo.

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AIC - assemblea generale I procuratori, per i presidenti dei Club, sono tra le cause che portano a far salire il livello degli stipendi, così come l'alta competizione che c'è tra gli stessi club: non è così?

Damiano Tommasi: Io credo che alla fine siano le società a determinare i prezzi. Per quanto ci riguarda uno dei problemi da risolvere, che dovrà essere affrontato per migliorare soprattutto l'aspetto sportivo, sarà limitare quanto meno la chiusura del mercato prima che inizi il campionato. Arrivare a ridosso del campionato con trattative ancora aperte genera situazioni di imbarazzo e di difficoltà di gestione tecnica.

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Lei crede che le modalità con cui è organizzato il calciomercato, siano ancora sostenibili?

Damiano Tommasi: Condivido la provocazione. La mia idea è quella di creare solo contratti annuali. Ovviamente è una cosa che nessuna società potrà accettare perché i bilanci si fanno anche grazie agli ammortamenti. Capita così che le società vivano di mercato, ad esempio: un giocatore che è all'ultimo anno di contratto non lo si fa giocare, perché non è più utile ai fini del mercato! Quando invece l'obiettivo di una società di calcio dovrebbe essere fare calcio sul campo. Se un giocatore è in scadenza di contratto, ma fa bene al progetto tecnico, non si dovrebbe avere il timore di utilizzarlo.

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Non a caso la centralità dell'articolo 7, nel rinnovo del contratto della Serie A

Damiano Tommasi: L'articolo 7 è stato per parecchi mesi il nodo della contrattazione collettiva e lo sarà ancora: i club lo vorrebbero modificare, per poter gestire i giocatori con contratti pluriennali. Ovviamente questo avviene soprattutto per quelle società che hanno come obiettivo il sostentamento, non avendo altri introiti di supporto ai bilanci, se non il mercato dei calciatori. C'è poi da valutare gli aspetti personali, soprattutto per i giocatori sopra i 30 anni, che spesso hanno famiglia. Quindi l'idea dei contratti annuali non mi dispiacerebbe, ma probabilmente creerebbe anche delle difficoltà da un punto di vista tecnico. Poter contare su un giocatore per più anni, vuol dire anche aver il tempo di farlo maturare.

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Maurizio Beretta e Damiano Tommasi Il contratto potrebbe essere pluriennale ma poi, per poterlo rescindere, non necessariamente bisognerebbe pagare una penale o il famoso costo del cartellino. Non crede sia proprio questa la causa delle forti distorsioni esistenti da sempre?

Damiano Tommasi: Togliere il mercato è come togliere i diritti tv alle società, che sono risorse fondamentali per il bilancio delle società. In ogni caso, io stento a credere che le difficoltà in cui versano i club, siano legate ai costi dovuti agli stipendi da pagare ai calciatori. Una buona capacità di gestione consisterebbe nel dare loro il giusto, rispetto alle proprie disponibilità e nel cercare di tornare a rimettere al centro dell'attenzione l'espressione sportiva.

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Intervista curata da Cristiana Trezza

chi È

Damiano Tommasi, nato a Negrar (Vr) nel 1974.
Ex calciatore professionista (ha giocato in Italia con le maglie di Verona e Roma, in Spagna con il Levante, in Inghilterra con il Quenns Park Rangers, in Cina con il Tianijn Teda).
Attuale Presidente dell'Associazione Italiana Calciatori.
 
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