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Gardini il Corsaro. Storia della dynasty Ferruzzi

di Alberto Mazzuca
 

Editore : Minerva Edizioni
Pagine : 352
Prezzo : 18
Anno di Pubblicazione : 2013

Raul Gardini era soprannominato "il Corsaro" per le sue scorribande in borsa che lo portarono dalla Ferruzzi alla conquista della Montedison e all'assalto della Enimont. Il 23 luglio 1993, poco prima dell'arresto richiesto dai magistrati di "Mani pulite", morì insanguinando la storia della "dynasty Ferruzzi", ossia delle due famiglie imparentate (i Gardini e i Ferruzzi) tra le più ricche e potenti d'Italia, al pari degli Agnelli. Gardini era un uomo libero e un po' "anarcoide", combattente e amante delle sfide.

Proprio questa sua ambizione lo portò a scontrarsi con i poteri forti, politici e finanziari, dai quali fu sconfitto tragicamente. Questo libro ripercorre le vicende del "Corsaro" che non possono prescindere da quelle di Serafino Ferruzzi, né tanto meno dalla vicenda Montedison e dalla storia politica, finanziaria e industriale del nostro paese.

Gardini con la sua storia è l'esempio lampante di quel capitalismo all'italiana in cui gli imprenditori sono padri-padroni, i banchieri vanno a braccetto coni politici e questi ultimi pensano soltanto ai propri interessi. A vent'anni dalla morte di Raul Gardini, il quadro non è migliorato, anzi peggiorato.

Raul, il Corsaro che conquistò gli anni Ottanta Un colpo di pistola pose fine alla storia del discusso industriale

di Antonio Angeli _ lastampa.it _ 23.07.2013

«Un uomo brillante, socievole, con la battuta sempre pronta». «Macché, un vero orso. E negli affari uno squalo». «Ma quale squalo! Certe cose gli squali della finanza non le...

«Un uomo brillante, socievole, con la battuta sempre pronta». «Macché, un vero orso. E negli affari uno squalo». «Ma quale squalo! Certe cose gli squali della finanza non le sbagliano e invece lui, i conti, non li ha fatti giusti...». Di poche persone si è sentito parlare in modo così contrastante come di Raul Gardini: classe 1933, nato a Ravenna, figlio di un importante imprenditore del settore agricolo, crebbe professionalmente nell’azienda di Serafino Ferruzzi, il re dei cereali, con il quale si imparentò, sposando la figlia. E poi una serie di successi fino al progetto di «conquistare» un posto al sole a livello mondiale creando un colosso della chimica. Gardini non ci riuscirà mai, ma a conquistare gli anni Ottanta sì: di quel periodo, tra sfrenato affarismo e yuppismo rampante, diventerà il simbolo e il principale protagonista. Fino a quel 23 luglio 1993, vent’anni fa, nel quale un colpo di pistola pose fine alla sua vita. Fu un suicidio, ma che non convinse mai tutti e del tutto. La storia di Gardini, imprenditore e finanziere divenuto famoso con la sua passione per la nautica e con le sfide della Coppa America, si presta a molte letture.

E in occasione del ventennale della scomparsa più d’uno scrittore ha pensato di ricordare «a modo suo» il «Corsaro». Fabrizio Spagna, giornalista ed economista, punta al cuore del «giallo» Gardini con «Un suicidio imperfetto», edito da Castelvecchi, 285 pagine, euro 19,50. Anni di indagini non hanno stabilito con certezza che cosa sia accaduto quella mattina del 23 luglio nella quale Gardini doveva essere interrogato dai giudici milanesi del pool di Mani Pulite Antonio Di Pietro e Francesco Greco. Ma a Palazzo di Giustizia Gardini non arriverà mai, lo fermerà quel colpo di pistola. Per la sua amatissima famiglia solo un biglietto con scritto «grazie». A distanza di tempo l’episodio rimane avvolto nel mistero. Tre giorni prima, infatti, Gabriele Cagliari, ex presidente dell’Eni e amico di Gardini, anche lui implicato nell’affare Enimont, si era tolto la vita in circostanze misteriose nel carcere di Opera a Milano. Spagna inserisce l’episodio nel teatro di un mondo scosso da profondissimi cambiamenti: dopo la caduta del Muro di Berlino alcuni importanti accordi internazionali che coinvolgono il nostro Paese dal dopoguerra improvvisamente saltano. Si modificano radicalmente gli assetti mondiali del potere. Si cercano nuovi equilibri.

Diverso il punto di vista di Alberto Mazzuca che propone «Gardini il Corsaro - Storia della Dynasty Ferruzzi: da Serafino alla Montedison e a Enrico Cuccia» - prefazione di Marco Vitale, Minerva Edizioni, 18 euro, 352 pagine. Si parte da quel soprannome: «il Corsaro», guadagnato sul campo con le sue scorribande in Borsa che lo portarono dalla Ferruzzi alla conquista della Montedison e all’assalto dell’Enimont. Dietro tutto la storia due famiglie imparentate: i Gardini e i Ferruzzi, tra le più ricche e potenti d’Italia, al pari degli Agnelli. Questo corposo saggio storico, perché la storia di Raul Gardini è Storia del nostro Paese, ripercorre le vicende del Corsaro intimamente legate con quelle di Serafino Ferruzzi, che lo portarono ad essere l’attore principale della vicenda Montedison e anche della storia politica, finanziaria e industriale del nostro paese a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta.

Gardini con la sua storia è l’immagine stessa di quel capitalismo all’italiana in cui, da un lato, gli imprenditori sono padri-padroni e si trovano a scontrarsi con banchieri che vanno a braccetto con i politici. Tutto questo avviene in un mare nero e profondo nel quale ognuno pensa solo ed esclusivamente ai propri interessi.

E l’amara riflessione di Mazzuca è che, a vent’anni dalla morte di Raul Gardini, il quadro non è migliorato, anzi...


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