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Gol di rapina

di Pippo Russo
 

Editore : Edizioni Clichy
Pagine : 300
Prezzo : 15 Euro
Anno di Pubblicazione : 2014

Club in crisi, fondi in agguato: l’economia parallela del calcio.

di Marco Iaria – 25 maggio - footballspa-gazzetta.it

Mentre la finanza prima e l’economia reale poi sprofondavano in una crisi senza precedenti, il pallone ha continuato a gonfiarsi come se nulla fosse. Tra il 2006 e il 2010 il fatturato del calcio europeo è cresciuto del 42%, mentre l’economia dell’Eurozona ha fatto registrare un misero +1%. Soldi, tantissimi soldi da tv e sponsor, ma anche spese folli per i calciatori, gestioni dissennate e diverse società in cortocircuito. E’ qui che si è insinuata quella che il libro “Gol di rapina” di Pippo Russo (Edizioni Clichy) chiama economia parallela del calcio globale, fatta di oligarchi, agenti monopolisti, fondi d’investimento.

Il libro è una miniera di storie, a tutte le latitudini. E serve per aprire gli occhi, per riflettere sui rischi di certi fenomeni legati, in particolare, al business della compravendita e della gestione (salariale e commerciale) degli atleti. “Nella sua dimensione economico-finanziaria – scrive Russo – il calcio smette di essere una questione riservata agli uomini di calcio, per diventare un campo in cui intervengono soggetti e personaggi capaci di guidarne il decollo verso la finanziarizzazione”.

Tra l’altro, il tema è quanto mai attuale, visto l’imminente sbarco in Italia del fondo Doyen Sports (in portafoglio Falcao & Co.) che, come svelato dal Sole 24 Ore, è pronto a spendere 200 milioni sotto forma, tra l’altro, di prestiti alle società per le operazioni di mercato, correlati alle plusvalenze sulle vendite future dei calciatori oggetto dell’investimento. Lega e Figc, questo è il timore, rischiano di farsi trovare impreparate, vista la crisi di liquidità del movimento italiano e lo stato di necessità di certi club. Le leghe europee hanno cercato di fare fronte comune sotto l’egida dell’Epfl sulle cosiddette “third-party ownership”, ma era impossibile conciliare le posizioni di chi è contrario come l’Inghilterra e chi è pronto a regolamentarle (e quindi ad ammetterle ufficialmente) come la Spagna. Se l’Uefa ha sempre ostentato la sua ostilità, la Fifa si è mostrata più titubante, come testimonia l’articolo 18 bis del regolamento sui trasferimenti, che non vieta la proprietà di terze parti sui diritti dei calciatori, ma solo l’influenza che queste possono esercitare “sui rapporti di lavoro e sulle questioni relative ai trasferimenti, sulla sua autonomia sulle scelte politiche o sull’attività della propria squadra”.

Tanti i casi sviscerati dal libro “Gol di rapina”. Il più clamoroso è l’arrivo “in affitto” al West Ham nel 2006 di Tevez e Mascherano, di proprietà del fondo Msi che due anni prima aveva sottoscritto un accordo col Corinthians destinato a stravolgere il calcio brasiliano. Da fucina ed esportatrice di talenti la patria del futbol bailado si era trasformata in un punto d’approdo. Quanti sospetti attorno al fondo Msi: l’ombra del finanziamento da parte dell’oligarca russo Boris Berezovsky, l’inchiesta della magistratura brasiliana con accuse di associazione a delinquere e riciclaggio e mandati di cattura internazionale.

Nella vicina Argentina è stata l’agenzia delle entrate a indagare sui trasferimenti di Bottinelli al River Plate e di Piatti al San Lorenzo, scoperchiando il meccanismo delle triangolazioni, con passaggio di denaro presso una terza parte tra le due che realizzano la transizione. Il motivo? Parcheggiare formalmente i calciatori altrove, cioè in una società all’estero, in “paradisi fiscali sportivi” come Cile, Uruguay ma anche Svizzera, per sfruttare il minor prelievo fiscale.

E’ dove abbonda la materia prima che la finanziarizzazione del calcio attecchisce. E’ in Portogallo, nel 2002, che nasce il primo fondo d’investimento: First Portuguese Football Players Fund. Tra le prime operazioni pure quella su un giovanissimo Cristiano Ronaldo: quando lo Sporting Lisbona lo cedette per 19,2 milioni al Manchester United, al fondo andarono 6,7 milioni. L’escalation portoghese è poi passata attraverso il lancio di fondi da parte delle stesse società di calcio (il Benfica Stars Fund) e l’attivismo del più potente agente al mondo, Jorge Mendes. Spiega Russo: “In Portogallo il controllo sul mercato dei calciatori passa progressivamente dalle mani dei club a quelle degli investitori esterni. I quali finanziano pronta cassa le società in cambio di diritti sui calciatori in possesso di maggiori prospettive, e mettono i club in una condizione di dipendenza non solo economica ma anche nella gestione degli organici”.



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