Da questo numero proponiamo una riflessione sulla governance dei club pro, attraverso l'incontro con i loro presidenti, i veri protagonisti del business sportivo nostrano, il più delle volte personaggi chiacchierati, edonisti, discussi. |
Ci siamo chiesti quale fosse il modello di gestione dei club: aziendalista o familiare.
Da questi primi incontri ci sembra che emerga un modello che si potrebbe definire "presidente-centrico" perché l'impostazione che ne risulta viene decisamente influenzata dalle scelte della proprietà.
Massimo Mezzaroma definisce "misto" il suo modello di gestione del Siena Calcio, "basato sulla capacità di delegare le responsabilità e su una struttura snella".
Luciano Mele, Dinamo Basket Sassari, ci ha confermato:
"Cerchiamo di limitare le spese generali cercando di non avere costi strutturali fissi e spendere di più per la squadra e lo staff".
Ancora una volta i costi di struttura sono tagliati a vantaggio di quelli per la gestione sportiva, che per tutti rappresentano il 60-80% del budget.
Rosario Caputo, JuveCaserta Basket:
“Incidono troppo le imposte, le fiscalizzazioni etc. Ma com'è noto gli stipendi incidono sul budget per l'80% al lordo delle imposte”.
Quanto ai ricavi la vera differenza la fanno i diritti tv perché per tutti l'incidenza del ticketing è relativa (dall'8 al 15%).
Mentre le sponsorizzazioni nel volley e nel basket incidono per il 50-60 %, ma è poi la proprietà a colmare le rimanenti lacune.
La remunerazione dei diritti tv è dunque la vera discriminante nella gestione dei club, assenti nel basket e nel volley, nel calcio di serie A arrivano a coprire dal 30 al 50% circa.
Da far parlare di vero business.
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Massimo Cellino, Cagliari Calcio, pensa che non sia il caso di aggiungere altro, anche in relazione alla gestione dei nuovi stadi:
"Il nostro core business è produrre lo spettacolo sportivo. Con altre attività si rischierebbe di fallire".
Il mercato penalizza volley e basket perché ne riduce le possibilità di negoziazione: la Lega di Serie A ottiene 600 mln di euro da Sky, la Lega Basket solo 2,5. Ma il rapporto in termini di seguito tra i due sport non è 300 a 1.
I media hanno un ruolo determinante in questo gioco al "ribasso", per Diego Mosna, TrentinoVolley:
"i giornalisti che si occupano di volley non pressano abbastanza per ottenere i dovuti spazi".
Mancano poi ambizione e pressione da parte di club e leghe, infatti per Luciano Bonetti, Foppapedretti Volley:
"Se attraverso un'azione di lobby, con la Lega, facessimo pressione sui media, metteremmo in luce tutte le potenzialità del nostro mezzo".
Incalza Luigi Ercolino, Avellino Basket:
"È arrivato il momento di riempire i palazzetti e creare un prodotto spendibile. Il calcio fino a 6 anni fa, cioè prima dell'arrivo di Sky, riempiva gli stadi. La tv ha capito che quei numeri così elevati potevano diventare spettatori".
Una possibile soluzione per colmare il gap creato dai diritti tv ce la dà l'esperto Giovanni Palazzi, pres. di Stage Up:
"Se ora un broadcast può determinare l'offerta televisiva dello sport, presto ogni realtà imprenditoriale potrebbe costruire un proprio canale web e dialogare con il proprio pubblico".
a cura di Bianca Angrisani
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