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Presidenti-padroni: chi investe e chi disperde Stampa E-mail
Punti di vista
Cristiana Trezza   
mercoledì 18 marzo 2015
Punti di vista Sponsornet Parliamo ancora della governance dei club e dei loro presidenti, partendo da: i Supporters Trust, associazioni di tifosi nate con lo scopo di essere presenti nell’azionariato della società proprietaria del Club, potendone avere rappresentanza e coinvolgimento decisionale.
Una presenza non inusuale nelle compagini societarie dei club di calcio in Europa, i Supporters Trust si stanno affacciando da un pò di tempo anche in Italia.
Ce lo ricorda, in un'inchiesta della Gazzetta, Marco Iaria. Il modello andrebbe sicuramente analizzato con più attenzione, non fosse altro per poter trovare delle alternative alla governance dei club, quando si mostrano serie difficoltà al sostegno del presidente-padrone e, sappiamo bene, come questo capiti sempre più spesso, in tutti i campionati prof di calcio, basket e volley, ad eccezione della Serie A, coperta dalla manna dei diritti tv.

Punti di vista Sponsornet In Italia, è noto, prevale la gestione "monarchica" dei presidenti-padroni, ma non tutti interpretano il ruolo allo stesso modo. Negli ultimi mesi, l'attualità ci ha offerto alcune realtà, dalla conduzione completamente opposta, misurabili sul piano delle scelte legate alla realizzazione dei nuovi stadi:
due città, due presidenti, due modelli gestionali, due modi di affrontare la gestione delle risorse, degli investimenti e del rapporto con la società e con le istituzioni territoriali.
Ad Udine, la famiglia Pozzo pur percorrendo il classico modello del totale controllo proprietario, ha creato una realtà solida, sia per la presenza di un management esterno alla famiglia ma anche per la costruzione di una realtà societaria fatta di impianti, di un modello virtuoso nella crescita delle giovani leve, ma anche di varie iniziative collegate al territorio. In ultimo, solo per l'ordine temporale, il progetto di ristrutturazione dello stadio del "Friuli". Chiaro l'accordo con la giunta comunale, puntuale la definizione degli obiettivi del nuovo progetto in linea con gli standard dei nuovi impianti europei, ampiamente sostenibile il piano finanziario, tra credito e autofinanziamento.
Risultati di tutt'altro genere a Cagliari dove, dopo aver anche presentato un'idea di progetto moderno, abbiamo assistito al tentativo maldestro del presidente-padrone Cellino di dare velocemente soluzione al fatiscente Sant'Elia, senza investire vere risorse, in una direzione abbastanza lontana dagli standar degli stadi europei di ultima generazione (con uso abbondante dei ponteggi ..), con delle spiacevoli conseguenze, anche penali, abbastanza note.
Il Cagliari rappresenta una regione intera, ha un pubblico più che affezionato, perché non perseguire un'operazione di ristrutturazione moderna, come quella avviata dall’Udinese (in due fasi, prima campo e poi tre lati delle tribune, per non perdere partite del campionato, vedi nostra intervista ad Alberto Rigotto), in assenza comunque della nuova legge?
Tra l’altro il livello di redditività del bilancio del Cagliari (fatturato pari a 67 milioni, di cui per la gestione della compravendita dei calciatori pari a 13 milioni netti, gli introiti derivanti dai diritti tv pari a 35, il costo del personale pari a 24 milioni), presenta dei buoni risultati non dissimili da quelli dell’Udinese (fatturato pari a 121 milioni, di cui la gestione della compravendita dei calciatori pari a 34 milioni netti, gli introiti derivanti dai diritti tv pari a 41 milioni, il costo del personale pari a 34 milioni), tali da consentire di pianificare un’operazione seria di nuovo impianto.
Il progetto del nuovo stadio Friuli, che costerà circa 25 milioni di euro, una cifra comunque ammortizzabile dal volume di produzione dell'Udinese, invita a riflettere molto sulla reale volontà-capacità dei nostri presidenti della Serie A, di investire le risorse della società sportiva in investimenti "virtuosi", ovvero dedicati in primis alla costruzione della casa del club e dei propri utenti-appassionatiti.
 
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