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Quale management per la governance dei club? Stampa E-mail
Punti di vista
Mimmo Mazzella   
giovedì 05 luglio 2012
La Sport Business Academy (partnership SDA Bocconi e RCS sport), ha presentato a Milano i programmi 2012, il format che ha come mission la formazione professionale dei nuovi manager dell’industria dello sport italiano.
Mission ambiziosa per una realtà italiana che, purtroppo, è vicina a come l'ha disegnata il dg della Juve Beppe Marotta: non sono molti i club in Italia con una struttura manageriale articolata dedita alle funzioni corporate. Noi italiani, scontiamo un forte ritardo rispetto ai paesi europei nella realizzazione e gestione di un budget importante derivante dalle attività di marketing e dalla gestione dello stadio, moderno e di proprietà, come al momento ha solo la Juve stessa...
Se sull'analisi, del quadro attuale della governance dei club, tutti concordano, sulle cause che ci hanno portato in questo stato di ritardo rispetto all’evoluzione europea, non c’è una visione prevalente.
Spesso sull'inadeguatezza degli stadi, come dei palazzetti, si ricorda che siamo ancora in attesa che il parlamento vari la legge per la disciplina dei nuovi impianti. Ne siamo certi? La Juve ha realizzato il suo stadio in assenza della legge e dubitiamo fortemente che, una parte importante dell’imprenditoria italiana, se avesse voluto veramente dotarsi degli idonei 'impianti di produzione', non avrebbe trovato il modo di farlo.
Altri invece sottolineano la differente propensione del tifoso italiano, sempre rispetto alle abitudini europee, ad essere coinvolto nelle varie manifestazioni d'appartenenza al proprio club, sottraendo a questi importanti entrate ascrivibili alla voce marketing e merchandising. Ne siamo certi? Per caso il consumatore italiano non ha definitivamente abbracciato la spesa al supermercato, che pareva un'abitudine esclusiva del nord Europa? O ancora, per caso, laddove il club e i suoi partner spingano verso un’offerta ampia, il tifoso non tende a seguirli? Chiedete, ad esempio, al Napoli e alla Macron, se, nonostante la presenza dei falsi, non abbiano raggiunto risultati importanti...
Secondo noi la verità sta altrove. Siamo in pieno periodo di calciomercato e ancora una volta tutta l'attenzione dei presidenti e delle risorse economiche dei club, sono riposte nella mitica campagna acquisti! E nel trovare modo di impegnare quanto più budget possibile per la copertura degli stipendi dei giocatori.
Inutile girarci intorno, la risposta sulle cause del ritardo italiano, sta qui: siamo ancora, quasi esclusivamente, concentrati sugli aspetti "sportivi" della vita di un club: costruire la squadra vincente! Un tempo c’era la scusante che bisognava stimolare il rinnovo degli abbonamenti, oggi con i diritti televisivi gli incassi da ingressi contribuiscono per meno del 10% .. . D'altronde, è sempre stato così, prima di ogni torneo di qualsiasi categoria e latitudine, quel che conta è "fare la squadra"!
Creare un’azienda fatta di uomini e risorse che sviluppino beni e servizi rappresentanti i valori di quel marchio, di quei colori sociali legati a una particolare città o provincia, in un forte dialogo con gli appassionati di ogni età, disposti a seguirne le vicende, sempre e comunque, a prescindere dagli stessi risultati: questa è la vera sfida!
Ci resta una domanda, non necessariamente retorica, che rivolgiamo ai responsabili della Sport Business Academy, ma idealmente anche ai presidenti dei club: in Italia, quanto tempo dovrà ancora passare perché il responsabile marketing conti, in termini di stipendio e di budget gestito, quanto il direttore sportivo?
 
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