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Quale mission per le leghe: non solo regole, ma partner per lo sviluppo Stampa E-mail
Punti di vista
Cristiana Trezza   
marted́ 03 marzo 2015
Punti di vista Sponsornet E' ora di bilanci per i principali campionati professionisti. Ricordiamo alcuni dati ed eventi emersi: i club della Serie A di calcio nonostante il miliardo di euro che piovono dai diritti tv, riducono la loro competitività in Europa e continuano comunque a non farcela con i costi e totalizzano ancora circa 300 milioni di euro di perdite.
In Serie B si è introdotto il Salary Cap sui nuovi contratti dei calciatori, con l'intento di evitare di replicare i 50 milioni di deficit. La Lega Pro procede alla riduzione del numero dei club a 60, cercando nel frattempo di rendere i campionati inaccessibili alle insidie delle scommesse clandestine. Il campionato di volley maschile pur costretto a mantenere il blocco delle retrocessioni, probabilmente non riuscirà a ritornare a 14 squadre, per la già annunciata rinuncia di altri due club (Vibo e San Giustino). Mentre per quello femminile, oltre alla bizzarra richiesta del risarcimento (per cosa?) nei confronti del direttore di volleyball.it, l'assemblea delle società ha introdotto maggiori restrizioni alle condizioni finanziarie per le iscrizioni, provando così ad evitare le sorprese degli abbandoni di società a campionato in corso. Nel basket molte società della A, se va bene, stanno rivedendo al ribasso i budget per la costruzione dei team. Dal trenta giugno, invece, i campionati del canestro dilettantistico saranno gestiti da una nuova lega, chiudendo così l'esperienza di un secondo campionato professionistico e preparandosi alla sfida di rilanciare la vitalità del cuore del movimento cestistico italiano.

Nuovi regolamenti, sanzioni, garanzie, sembra che gli obiettivi della gestione dei consorzi delle società professionistiche siano riposti nel risolvere l'unico problema della regolarità dei campionati, poche volte concentrati sulle tematiche dello sviluppo del valore del loro brand o del movimento in generale, perché ci sia sempre maggiore attenzione del mondo imprenditoriale, sia come azionisti dei club che come sponsor.
Considerando, tanto più, che agli investitori basta poco perché si convincano a credere nel media sport. Prova ne è di come anche in questo recente periodo di forte crisi economica, il campionato di volley come quello di basket abbiano trovato nuovi partner come title sponsor (Beko e Linkem). La logica è sempre la stessa, occorrono brand dei campionati e community ad essi legate ben definite, perché le aziende possano puntare i propri soldi.

Punti di vista Sponsornet In un nostro "punti di vista" precedente tenevamo a sottolineare come la vera sfida a cui le associazioni dei proprietari dei club debbano rispondere è sì, garantire le regole di partecipazione, ma soprattutto agire in due direzioni: valorizzare la brand awerness del campionato e proporre sani modelli gestionali, più adatti all'evoluzione dei problemi dell'economia.

Alcuni esempi recenti, che vanno nella direzione dei due obiettivi citati, provengono dalle nostre leghe maggiori.
Con la finale di coppa Italia, negli anni passati competizione secondaria, l'area marketing della Lega di Serie A in collaborazione con lo sponsor Tim, è riuscita a costruire un evento mediatico centrale, con una ricetta semplice ma efficace: gara unica a campionato finito, di domenica e nello stadio della capitale, coinvolgimento delle massime istituzioni politiche (capo dello stato e quest'anno anche il Papa), tv free e campagna pubblicitaria di sostegno.

Mentre con l'iniziativa B Futura, la Lega di Serie B si propone come vero "faro" nell'orientare le decisioni d'investimento dei club: ha individuato un metodo di approccio e scelto un pool di partners, che vanno a definire una griglia di supporti operativi (modelli, dati di mercato etc), per quelle società affiliate che coltivano l’intenzione di realizzare il nuovo stadio.

Ci preme sottolineare quanto l'aspetto innovativo, proposto dalla Lega diretta da Andrea Abodi e Paolo Bedin, sia legato soprattutto al farsi carico, finalmente, della progettualità dello sviluppo delle società socie, da portarci a pensare che questo possa segnare un’importante momento d’innovazione per la governance delle leghe sportive, da poter rappresentare un benchmark di riferimento.
 
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